SEBASTIAN VETTEL SI RITIRA: L’EREDE DI SCHUMI SALUTA DA CAMPIONE VERO

SEBASTIAN VETTEL SI RITIRA: L’EREDE DI SCHUMI SALUTA DA CAMPIONE VERO

SEBASTIAN VETTEL SI RITIRA: L’EREDE DI SCHUMI SALUTA DA CAMPIONE VERO

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A 35 anni si può anche dire basta. Anche se Sebastian Vettel, se lo avesse davvero voluto, sarebbe potuto andare avanti per chissà quanto tempo ancora. E invece ha deciso di mettere un punto e salutare definitivamente il circus della Formula Uno, quello che l’ha accolto come erede designato di un certo Michael Schumacher a metà del primo decennio del nuovo millennio e dal quale è pronto a congedarsi dopo aver fatto sfracelli nella prima parte della carriera, quella dei quattro titoli consecutivi in RedBull, salvo poi tentare per davvero di ripercorrere le orme di Schumi in Ferrari, ma senza centrare il grande proposito di riportare la Rossa sul tetto del mondo.

Il finale triste e malinconico in Aston Martin, a dispetto di premesse ben diverse, non cambia la sostanza: con Vettel se ne va un altro pezzo di una Formula Uno che a velocità sostenuta sta entrando in una nuova era, dove non mancano i legami col passato (Alonso e Hamilton stanno lì a dimostrarlo) ma dove la new generation comincia a far sentire forte il proprio peso.

 

QUATTRO TITOLI MONDIALI POSSONO BASTARE

Anteporre le ragioni familiari alle residue velleità e ambizioni in pista è un qualcosa che va rispettato e basta. Vettel è padre di tre bambini (Emilie, Matilda ed Enzo) a differenza di Alonso e Hamilton, più “anziani” di lui di qualche anno, ma entrambi senza prole al seguito. E nella testa di un uomo, ancor prima di un pilota, certe situazioni possono incidere enormemente nelle scelte che vengono fatte.

Ma a contribuire alla decisione di fermarsi dopo 16 stagioni consecutive nel circus è anche la consapevolezza di non poter disporre di un mezzo competitivo in grado di dare un senso alla sua presenza nella griglia: l’ultima vittoria delle 53 conquistate è datata settembre 2019 a Singapore, e da allora ad eccezione di un podio sulla pista di Baku nella stagione 2021 con l’Aston Martin c’è stato ben poco da festeggiare.

Non gli importa più di essere considerato un campione legato in maniera indissolubile alla superiorità della propria vettura (la RedBull dei primi anni ’10), etichetta che provò con forza a rimuovere scegliendo proprio di andare in Ferrari a partire dalla stagione 2015. Un colpo di fulmine che è rimasto, visto l’affetto che ancora oggi gli tributano i tifosi, ma che non ha trovato adeguata ricompensa in pista, complice anche il dominio Mercedes che dal 2014 in poi ha monopolizzato la Formula Uno.

 

QUEL TEMPO SOTTRATTO ALLA FAMIGLIA

La decisione presa da Vettel è figlia di tanti fattori, ma in fondo è quella più logica e sensata che potesse essere presa da chi ha fatto sempre e comunque della sincerità, della schiettezza e della verità le sue migliori virtù (gli screzi con il muretto box Aston Martin delle ultime gare ne sono una riprova). Uno senza peli sulla lingua, sempre pronto a metterci la faccia, anche nel giorno in cui si presenta davanti a uno smartphone spiegando perché ha deciso di dire basta.

“Amo questo sport. È stato centrale nella mia vita da quando ho memoria. Per quanto ci sia una vita in pista, c’è anche una mia vita fuori dalla pista. Essere un pilota da corsa non è mai stata la mia unica identità. Credo fermamente nell’identità di chi siamo e di come trattiamo gli altri, piuttosto che per quello che facciamo. Chi sono io? Sono Sebastian, padre di tre figli e marito di una donna meravigliosa. Impegnarsi nella mia passione come ho fatto e come credevo giusto, non va più di pari passo con il mio desiderio di essere un grande padre e marito. L’energia necessaria per diventare un tutt’uno con la macchina e il team per inseguire la perfezione, richiede concentrazione e impegno. Addio e grazie di tutto. Ho amato ogni parte di questo sport”.

 

RECORD E VITTORIE: TRA I PIÙ GRANDI DELLA STORIA

La Formula Uno saluta dunque uno dei più grandi interpreti della sua storia. Che per un solo gran premio non arriverà a toccare quota 300, perché se non ci saranno ripensamenti in futuro (conoscendolo, difficile che possa accadere) potrà raggiungere al massimo quota 299, essendo oggi a 289 con ancora 10 gare da disputare fino ad Abu Dhabi.

Vettel ha conquistato 53 vittorie, 122 podi complessivi, 57 pole position e 38 giri veloci, cui vanno aggiunti 8 hat trick (pole, giro veloce e vittoria nello stesso week-end) e 4 grand chelem (cioè pole, giro veloce, testa della gara dal primo all’ultimo metro e vittoria nello stesso week-end), tutti con la RedBull.

Vettel è ancora oggi il più giovane campione del mondo della Formula Uno (23 anni e 134 giorni nel 2010: Hamilton ne aveva 166 in più di giorni quando vinse nel 2008), il più giovane pilota ad aver ottenuto una pole position (a Monza nel 2008 con la Toro Rosso: 21 e 72 giorni) e il più giovane ad aver vinto una gara partendo dalla pole position (sempre Monza 2008).

È l’unico insieme a Schumacher ad aver vinto 13 gare in una singola stagione (è successo nel 2013 con la RedBull), nonché l’unico della storia ad averne conquistate 9 di fila (dal Belgio fino al Brasile, sempre del 2013) al termine di un’annata magica, chiusa con 155 punti di vantaggio sul ferrarista Alonso, lo scarto più ampio di sempre.

Alla fine a Seb è mancata davvero solo una cosa: riuscire a spezzare il tabù mondiale della Ferrari, che pure ha portato a un passo dal titolo nel 2017 e nel 2018, battagliando però contro una Mercedes semplicemente di un altro pianeta. Quello con la Rossa è stato un amore vero, anche se non sono mancate le frizioni, specie negli ultimi due anni. Ma nel cuore della gente Vettel ha trovato un posto per l’eternità: di uno come lui la Formula Uno sentirà tanto la mancanza.

 

(Credits: Getty Images)

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