Autunno in verde per gli Azzurri, tra 6 Nazioni e Test Match

Autunno in verde per gli Azzurri, tra 6 Nazioni e Test Match

Autunno in verde per gli Azzurri, tra 6 Nazioni e Test Match

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Non sfugge certo a chi scrive come gran parte degli articoli sul rugby italiano, segnatamente su quello azzurro, potrebbero replicarsi di anno in anno con qualche minima modifica circa nomi e date: il momento interlocutorio, la fase di transizione, il gioco da ricostruire, la speranza in alcuni giovani prospetti e così via. Non che queste siano per forza falsità, sia ben chiaro. Vero è, però, che nella disciplina capace, a livello mondiale, di registrare l’aumento maggiore d’attenzione e risorse negli ultimi venticinque anni, Italrugby, dopo gli eroici Novanta e il buon esordio nel Sei Nazioni, ha fatto più male che bene: a fronte d’un incremento di visibilità e numeri, almeno sino a sette anni or sono, i risultati sul campo son stati troppo discontinui e i guizzi dei Trofei Garibaldi 2011 e 2013 (stesso anno della bellissima vittoria casalinga contro l’Irlanda di Brian O’Driscoll) sono stati sommersi da molteplici delusioni e occasioni mancate.
Nel frattempo, sulla panchina azzurra si è consumato l’ennesimo cambio e all’irlandese Conor O’Shea è subentrato Franco Smith, sudafricano, ex Treviso sia da giocatore sia da allenatore. L’ex Springbok s’è calato nel ruolo in un momento tutt’altro che banale, alla vigilia dell’esplosione pandemica, giusto in tempo per iniziare un Sei Nazioni, successivamente sospeso e rinviato, sulla linea dei precedenti: sconfitta a zero in Galles, rovescio onorevolissimo a Parigi, 0-17 quasi ingiustificabile casalingo dalla Scozia, nazionale che un tempo era la più vicina al nostro livello, ma che negli anni è migliorata molto di più di quanto non sia riuscito a fare il XV tricolore.
Dopo mesi di inattività, come dicevamo la scorsa settimana il rugby è sport d’assembramento per eccellenza, si riparte per un autunno ricchissimo di impegni e, il menu azzurro, prevede subito una sfida proibitiva, quella con l’Irlanda all’Aviva Stadium.

APPUNTAMENTO A DUBLINO
Nessuna speranza, mettiamo le mani avanti, per la Giovane Italia che Smith schiererà sabato pomeriggio contro la Nazionale del Trifoglio: a guidare le operazioni, il ventenne Paolo Garbisi (Benetton TV), esordiente assoluto, ma considerato una specie di predestinato. La sua presenza decreta lo slittamento di Carlo Canna a primo centro, e l’accomodarsi in tribuna di Tommy Allan, sino a ieri titolarissimo nello spot numero 10, posizione focale del gioco, ruolo in cui da anni l’Italia cerca sicurezze. A smistar palloni, Marcello Violi, una piccola certezza, aiutata, in questo caso, dalla positività al tampone di Stephen Varney, classe 2001, gallese di madre italiana, che probabilmente vedremo in campo nelle prossime uscite. In generale, un’Italrugby povera di caps pregresse, con un pacchetto di mischia in parte rinnovato (occhio agli esordienti Rimpelli e Lucchesi, quest’ultimo partirà dalla panchina), una prima linea targata Zebre, con le maggiori certezze ancorate alla terza linea Polledri-Negri-Steyn, il reparto più di livello che possa vantare il nostro XV, nonostante l’addio dell’immenso Parisse, sconfitto nella finale di Challenge Cup venerdì scorso con il Toulon. Prima chiamata pure per due giovani direttamente dal campionato italiano, Mori e Trulla, entrambi di Calvisano: il primo sarà in panchina domani, ma non è detto che entri.
Dall’altra parte, un pezzo di storia recente dell’ovale, e poco importa, sotto il profilo della difficoltà per gli azzurri, se l’estremo Jordan Larmour non ci sarà, a causa dell’infortunio occorsogli due settimane fa proprio a Treviso, nella vittoriosa, ma sofferta, trasferta del Leinster. Anche il tecnico Andy Farrell schiererà, da parte sua, due uncapped, esordienti assoluti: Hugo Keenan all’ala e Will Connors in terza linea, entrambi provenienti dal Leinster, come, del resto, sua maestà Jonathan Sexton, miglior giocatore del mondo 2018, giunto alla presenza numero 91 in maglia verde. Occhio, come sempre, a Jacob Stockdale, ma i pericoli, contro il Trifoglio, vengono anche dal mediano di mischia Conor Murray, che non disdegna affatto d’infilare le difese e schiacciare in meta.
Ci aspetta un pomeriggio di sofferenza, anche perché l’Irlanda non è ancora fuori dai giochi in termini di corsa al titolo, e chissà se le porte chiuse a Lansdowne Road potranno, in qualche misura, favorire i nostri. Di certo, il pronostico è pressoché proibitivo, ma sarebbe davvero bello intravedere del gioco, specialmente per affrontare meglio le prossime partite, ossia l’altro match impossibile di questo Six Nations (a Roma contro l’Inghilterra, sabato 31 ottobre), più Scozia, Fiji e Francia, i tre incontri “certi” della neonata Autumn Nations Cup, con la finale da definire (servirà per decretare la classifica conclusiva) in programma nel weekend 5-6 dicembre.

IL NOSTRO ASSENTE PREFERITO (E GIUSTIFICATISSIMO)
Molti sono i nomi sul taccuino di Smith, forse anche quello di Federico Ruzza, seconda linea di Treviso, non chiamato per questa serie di impegni azzurri: di certo, il più importante è quello di Mattia Minozzi. L’estremo-ala azzurro, reduce da un infortunio riassorbito durante la lunga pausa, è tornato in campo alla grande con i suoi Wasps e, mentre i suoi compagni di nazionale saranno impegnati in terra irlandese, si giocherà il titolo della Premiership nella finale contro gli Exeter Chiefs novelli campioni d’Europa. Infatti, domani alle 17 italiane, Twickenham ospiterà l’ultimo atto della stagione 2019-20, con una finale assolutamente da non perdere. Il pronostico è tutto a favore dei Capi, e a poco vale il precedente di tre settimane fa nel quale le Vespe dilagarono per 46-5: Exeter aveva già la testa alla finale europea (vinta non senza fatica sui parigini del Racing 92), e le quote di giornata lo testimoniavano ampiamente. C’è, però, un precedente incoraggiante e non remoto nel tempo a fungere da esempio per Minozzi e compagni: 14 aprile 2019, turno 19 di regular season inglese e vittoria corsara 19-26 degli Wasps, con 30 minuti esatti (dal 30’ al 60’) di autentica tempesta ai danni degli avversari, in un match che vedeva le Vespe nettamente sfavorite. Da italiani, domani tiferemo per i gialloneri, sperando che un buon risultato permetta a Matteo di ritrovarsi con i compagni di nazionale e galvanizzarli ulteriormente con il proprio talento impreziosito da un’esperienza comunque notevole.

L’AZZURRO IN ROSA
Non solo maschi, anzi. Alle 19.30 del sabato, terza trasferta su altrettanti incontri per la Nazionale femminile di Manuela Furlan e compagne, dopo la vittoria in Galles (15-19 lo scorso 2 febbraio) e la sconfitta francese (45-10, la settimana successiva): il Donnybrook Stadium, sempre a Dublino, vedrà il recupero del 4° turno del Sei Nazioni femminile, impegno sicuramente duro per le nostre ragazze, ma meno proibitivo rispetto ai colleghi maschi. Se l’ultimo match sull’Isola di Smeraldo, Sei Nazioni 2018, vide la Nazionale del Trifoglio surclassare le nostre 21-8, nello scorso torneo, in Italia, si è registrò il bellissimo 29-27 azzurro che contribuì notevolmente al secondo posto nella classifica finale. Il tecnico Andrea di Giandomenico, agendo diversamente da Smith, punta su una formazione esperta, segno che vorrebbe fare la partita e non sperimentare: occhio allo schieramento del doppio estremo, con Minuzzi e Furlan. Anche in questo caso, si tratta di un ritorno in campo dopo la lunga sosta e ci auguriamo qualche piacevole sorpresa.
La parola al campo.

 

(Credits: Getty Images)

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Igor Vazzaz Toscofriulano, rockstar egonauta e maestro di vita, si occupa a vario titolo di teatro, sport, musica, enogastronomia e scommesse, non necessariamente... VAI ALLA PAGINA AUTORE