RIYADH, SAUDI ARABIA - AUGUST 17: Oleksandr Usyk and Anthony Joshua pose for a photo during the Rage on the Red Sea Press Conference at Shangri-La Hotel on August 17, 2022 in Riyadh, Saudi Arabia. (Photo by Francois Nel/Getty Images)
Sarebbe stato un evento a prescindere, lo è diventato ancor più dopo i fatti (tristi) degli ultimi mesi. Perché Oleksandr Uysk, più che contro Anhony Joshua, sembra voler combattere contro il mondo intero. Almeno contro la Russia che ha invaso la sua Ucraina, tanto che a fine febbraio il campione mondiale dei pesi massimi non stette a sfogliare troppo la margherita, decidendo di imbracciare il fucile e andare a combattere al fianco dei suoi connazionali.
Per questo l’attesissimo rematch in programma domani sera alla mezzanotte italiana (diretta Dazn) è stato ribattezzato “Rage on the Red Sea”, la “Rabbia sul mar Rosso”, perché ad ospitarlo saranno gli sceicchi sauditi che non si sono fatti scappare l’opportunità di accendere i riflettori sul proprio territorio, con almeno 190 paesi collegati. Dopotutto il mondo della boxe non poteva chiedere di più in un momento storico che fa un po’ a cazzotti (eufemismo) con i fasti del passato.
Ed è stato proprio grazie alla clamorosa vittoria di Usyk, quella ottenuta lo scorso settembre al Tottenham Hotspurs Stadium di Londra proprio a casa di Joshua, a catalizzare nuovamente l’attenzione di appassionati e addetti ai lavori. La storia del “gatto di Sinferopoli” era già destinata a fare proseliti, la guerra russo-ucraina ha contribuito a renderla ancor più d’attualità. Ma adesso toccherà nuovamente al ring rispondere al quesito che ogni giorno s’annida nella mente di chi ama la boxe: chi è davvero il re dei massimi?
JOSHUA HA CAMBIATO TUTTO, MA AVRÀ IMPARATO LA LEZIONE?
La rivincita sarebbe già dovuta andare in porto la scorsa primavera, ma Usyk ha ottenuto uno slittamento proprio per via del noto conflitto bellico che ha interessato il proprio paese d’origine. Dopo un paio di mesi passati al fronte, però, il premier Zelenksy lo ha dispensato e gli ha consentito di andare all’estero ad allenarsi per preparare al meglio la sfida contro il britannico, che dovesse perdere di nuovo andrebbe incontro probabilmente a un repentino quanto inatteso tramonto di una carriera che sino a tre d’anni fa sembrava inarrestabile (la sconfitta con Andy Ruiz jr. suonò però già alla stregua di un campanello d’allarme).
Joshua per l’occasione si presenterà con una veste rinnovata: ha cambiato allenatore, lasciando lo storico Ron McCracken per affidarsi al messicano Robert Garcia, oltre che tornando a lavorare con Angel Fernandez. Nel match dello scorso settembre il campione londinese si mostrò decisamente poco pronto alla battaglia: non sfruttò la sua maggiore altezza e l’allungo superiore col destro, facendosi poi sorprendere negli ultimi round quando Usyk salì di colpi, rendendogli la vita praticamente impossibile. Una lezione da tenere a mente, e che Joshua dice di aver imparato.
USYK COMBATTE ANCHE E SOPRATTUTTO PER LA SUA CRIMEA
Usyk ha il favore di un po’ tutta la platea mondiale, anche perché le foto che lo ritraevano in uniforme militare sono servite per far capire a tutti quanto tenga davvero al bene del suo popolo (è originario della Crimea, già terreno di battaglia dal 2014). La preparazione in vista del rematch è stata massacrante: ha nuotato per 5 ore al giorno, corso per ore nei boschi e sugli anelli, addirittura s’è immerso per sessioni di apnea proprio per cercare di allenare il fisico a una resistenza maggiore, utile per quando si avvicineranno i round conclusivi e per mantenersi sempre lucido.
Ha detto di non combattere per soldi (comunque ne intascherà tanti, comunque vada: 60 milioni di dollari è il compenso base, Joshua però ne avrà 30 in più attraverso particolari bonus), ma di farlo per la gloria del suo popolo che potrà ammirarlo gratuitamente grazie alla diretta YouTube concessa sul suo canale (il problema semmai è che gran parte dell’Ucraina è isolata dalla rete…). Alla cerimonia del peso s’è presentato vestito in abiti tradizionali ucraini, per rimarcare una volta di più l’idea di non essere solo. Benché abbia vinto tutti i 19 match disputati in carriera, di cui 13 prima del limite, non tutti lo danno come il probabile vincitore, anche se tendenzialmente l’idea che possa vincere di nuovo ai punti è quella che va per la maggiore.
Joshua al contrario è davvero a un bivio: una sconfitta potrebbe pregiudicarne quasi definitivamente la carriera ad alti livelli, e dopo la scoppola patita a settembre dovrà davvero dimostrare di aver imparato la lezione. Ma allora giocava in casa, adesso sa di doversi riguadagnare ogni stilla di credibilità agli occhi della gente. E dovrà farlo mettendo sul ring più coraggio e personalità, altrimenti Usyk potrebbe nuovamente trarne giovamento. Un evento nell’evento, con una sola certezza: al mondo del pugilato match come questi servono come il pane. Anche su questo qualcuno dovrebbe cominciare a meditare.
(Credits: Getty Images)
