2021 UN ANNO DI BOXE: NESSUNO COME USYK E CANELO

2021 UN ANNO DI BOXE: NESSUNO COME USYK E CANELO

2021 UN ANNO DI BOXE: NESSUNO COME USYK E CANELO

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Dicono che mancano i personaggi (vero solo in parte), dicono che manchino i match da ascolti planetari (parere obiettabile), dicono soprattutto che non ci sia più quell’hype per determinati eventi che nel passato hanno posto il pugilato sotto i riflettori come poche altre discipline (vero, ma non troppo). E visto che la federazione internazionale è sotto indagine e rischia persino di perdere il treno olimpico (per il mondo dei dilettanti sarebbe una tragedia perdere la partecipazione nei tornei a cinque cerchi), si capisce che comunque i conti non stiano propriamente tornando come era nelle attese. Insomma, la boxe è un universo in evoluzione, ma anche in ebollizione. E se non dovesse ritrovare in fretta la sua anima più profonda rischia davvero di fare una brutta fine. Tanto che il 2021 ha confermato sostanzialmente i timori già emersi negli anni recenti, naturalmente amplificati dalla pandemia. Il che significa che senza personaggi degni di tal nome sarà dura risalire la corrente. A meno che non vi piaccia vedere Mike Tyson fare a pugni con un ultra cinquantenne. Davvero il pugilato non ha niente di meglio da offrire?

USYK E CANELO, NESSUNO COME LORO

Provando a guardare il bicchiere mezzo pieno, se c’è un Oscar da assegnare nell’anno che sta per volgere al termine, allora è bene sdoppiare la statuetta in due parti. L’una la prenderà Oleksandr Usyk, il “Gatto di Sinferopoli”, autore dell’impresa dell’anno con la quale ha spodestato (e ridimensionato) quell’Anthony Joshua che forse era già troppo proteso al match contro Tyson Fury, una sorta di Armaggedon tra pesi massimi in salsa britannica (che chissà mai se vedrà la luce). Usyk in un sol colpo s’è preso tre corone mondiali dei massimi (IBF, WBA e WBO) e s’è posto come il vero uomo da battere nel gotha del pugilato internazionale, con il 2022 che potrebbe riservargli la sfida con Fury, che battendo Wilder nel terzo match della saga ha legittimato il suo ruolo di primo sfidante (è pur sempre il detentore della cintura WBC). Per ora di ufficiale non c’è nulla, ma si parla di un’offerta proveniente dal Medio Oriente, interessato a ospitare la sfida a primavera inoltrata. Usyk a 34 anni ha incassato il gettone e legittimato una carriera ritenuta troppo spesso (a torto) minore rispetto a quella di molti suoi colleghi, e adesso che è in ballo ha voglia di continuare a ballare. Come detto, però, la palma del migliore deve necessariamente dividerla con Saul “Canelo” Alvarez, dominatore indiscusso nella categoria dei Supermedi, dove ha riunificato tutte e 4 le maggiori sigle battendo a novembre anche Caleb Plant, e ponendosi come il nuovo uomo da copertina della boxe internazionale, degno erede dei Mayweather o dei De la Hoya. Il World Boxing Coubncil l’ha eletto “atleta dell’anno” (e ci può stare), forte anche delle tre vittorie nette ottenute contro Yldirim, Saunders e appunto Plant. E il 2022 ha già in serbo un bel test per il messicano, atteso dalla sfida contro Ilunga Makabu, il congolese che detiene la corona WBC dei Cruiser. Non proprio una passeggiata di salute…

SIGNANI A 42 ANNI NON CONOSCE LA FATICA

In Italia, dove il professionismo è sempre più di nicchia e non riesce a trainare il movimento, il 2021 non ha regalato molti sorrisi. C’è un titolo europeo ancora da annoverare, quello del 42enne Matteo Signani, che ha difeso due volte la cintura dei Pesi Medi e ora spera nel 2022 di avere una chance mondiale, fedele al motto “sangue, sudore e gloria”. Altri due titoli sono quelli dell’Unione Europea detenuti nei Gallo da Alessio Lorusso e nei Piuma da Mauro Forte. Alle loro spalle il ricambio fatica a concretizzarsi, ma almeno il giovane Rigoldi e l’esperto Marsili nel 2022 avranno le loro chance. A livello internazione c’è poi da sottolineare la continuità mostrata da Michael Magnesi, campione IBO dei Superpiuma. Senza dimenticare che in America c’è Guido Vianello (The Gladiator) che è ancora imbattuto dopo 9 match, ma che nell’anno solare ha combattuto un solo incontro, vinto agevolmente contro Marlon Williams.

A TOKYO LA TESTA HA FATTO LA STORIA

Le Olimpiadi di Tokyo sono servite a riaccendere per un po’ i riflettori sul ring, anche se per l’Italia sono state poche le gioie. Anzi, a conti fatti, una sola: quella che ha visto Irma Testa salire sul gradino più basso nel podio, prima atleta donna della tradizione pugilistica italiana a riuscire nell’impresa. Una medaglia dal retrogusto un po’ amaro, perché la campana non aveva fatto mistero di voler ambire al metallo più pesante, battuta in semifinale dalla filippina Nesthy Petecio, campionessa del mondo 2020. La spedizione nel Sol Levante aveva contemplato solo donne, poiché i maschi tra pandemia e intoppi di varia natura hanno mancato del tutto l’approdo al torneo a cinque cerchi, con vivo rimpianto dei tecnici, consapevoli che finita la generazione dei Cammarelle e dei Russo il ricambio stenta a decollare. A Tokyo la parte del leone l’hanno fatta al solito i cubani, dominatori incontrastati nel medagliere (4 ori e un bronzo), con i britannici che rimpiangono soprattutto il discusso ko. di Ben Whittaker contro il cubano Lopez nel Mediomassimi, con le polemiche seguite al ko. che hanno attirato gran parte dell’attenzione dei media. A novembre, nei mondiali AIBA, un raggio di luce è arrivato da Aziz Abbes Mouhiidine, argento nella categoria 92 kg, battuto dal cubano La Cruz, con Salvatore Cavallaro bronzo nei 75 kg.

(Credits: Getty Image)

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