GIOVANNI DE CAROLIS: IL PUGILE SILENZIOSO CHE NON CONOSCE TRAMONTO

GIOVANNI DE CAROLIS: IL PUGILE SILENZIOSO CHE NON CONOSCE TRAMONTO

GIOVANNI DE CAROLIS: IL PUGILE SILENZIOSO CHE NON CONOSCE TRAMONTO

193
0

La vita non segue mai vie facili e scontate, spesso sa regalare anche percorsi tortuosi che pure rivelano tutta la bellezza di un viaggio che spesso sa sorprendere sia chi lo compie, sia chi lo osserva da fuori.

E non c’è definizione migliore per spiegare cosa sia stata e cosa sia ancora oggi la vita sportiva di Giovanni De Carolis, classe 1984, da pochi giorni fresco campione Intercontinentale WBO dopo aver battuto all’Allianz Cloud di Milano quel Daniele Scardina che tutto il mondo del pugilato italiano credeva essere l’uomo forte sul quale costruire un nuovo avvenire.

Non che “King Toretto” sia poi tanto più giovane del rivale che l’ha sconfitto (va per i 30 anche lui), ma la prima sconfitta subita in carriera dopo 20 vittorie in altrettanti incontri ha rivelato che davvero le strade di un pugile non sono mai così dritte e confortevoli come quelle che attraversano ad esempio le lande desolate e desertiche del centro America, rese leggendarie da chissà quante pellicole cinematografiche.

E un film sulla vita di De Carolis magari un giorno a qualcuno verrà in mente di farlo: lui che intanto ha “allenato” e seguito gli attori che hanno recitato in “Ghiaccio”, pellicola dedicata al mondo della boxe uscita a inizio 2022, ma che nella sua testa pensava già a un’altra chance di titolo, che necessariamente doveva passare dalla sfida fratricida con il connazionale, nonché amico e collega.

Due ragazzi che hanno nobilitato il pugilato italiano e che stanno tentando (con buon profitto) di rimetterlo al centro della scena. Sabato scorso ci sono riusciti, e il fatto che De Carolis l’abbia spuntata è solo la dimostrazione di un potenziale ancora eccelso.

L’ULTIMO ITALIANO A VINCERE UN MONDIALE

Da 20 anni ormai il romano è sulla piazza e da 20 anni sente ripetere sempre le stesse frasi:

Bravo, ma non bravissimo

oppure

Ottimo pugile, ma senza il guizzo del campione

La sua colpa? Quella di essere poco personaggio, poiché uomo e atleta schivo e riservato. Uno che con i primi guadagni s’è creato una palestra a Monterosi, la città dove abita assieme alla moglie e ai due figli adolescenti, utile sia per allenare i propri muscoli, sia per far crescere il talento di qualche bel prospetto futuro.

Uno al quale non è mai pesata l’idea di andare all’estero per combattere e cercare di arpionare quelle opportunità che il panorama italiano altrimenti non gli avrebbe offerto, anche a rischio di prendere qualche bastonata immeritata (la boxe resta pur sempre una delle discipline dove il “fattore campo” nel momento in cui c’è da annunciare il verdetto rischia di farla da padrone) e finire per vedersi costretto a rivedere i propri piani.

Il suo score parla di 31 vittorie (di cui 14 prima del limite), 10 sconfitte (due per ko., le altre tutte ai punti) e un pari “in trasferta” contro il tedesco Zeuge nel 2016, quando per la prima volta si ritrovava a mettere in palio la cintura mondiale WBA conquistata sempre in Germania qualche mese prima contro Feigenbutz.

Il momento più alto della carriera di De Carolis, arrivato peraltro ben oltre i 30 anni: il tedesco l’aveva battuto tre mesi prima ai punti nel primo assalto alla corona mondiale dei supermedi, ma nella rivincita non riuscì a tenere a freno la voglia del romano di spingersi oltre i propri limiti, con tanto di ko. all’undicesima ripresa a suggellare una prestazione fuori dal comune.

LE PROSSIME SFIDE: IL GIOVANE ZUCCO E IL SOGNO “CANELO”

Su quel titolo qualsiasi pugile avrebbe potuto costruire un’intera carriera, specie in Italia, pensando che da allora nessun altro pugile del Bel Paese è stato in grado di conquistare una corona mondiale. Giovanni però non s’è mai sentito arrivato, né tantomeno s’è montato la testa: ha fatto tanta gavetta, costruendosi una credibilità che all’interno dell’ambiente pugilistico tutti ancora oggi gli riconoscono.

E seppur la sconfitta contro Richards nel 2021 era parsa alla stregua di un canto del cigno, considerata come l’ultima carta da giocare per tentare un ultimo assalto a un titolo mondiale (quel match fu però condizionato da un problema al gomito, sul quale poi intervenì chirurgicamente nei giorni successivi), la vittoria sull’imbattuto Scardina ha rimesso De Carolis di nuovo al centro della scena. E le prospettive a medio termine paiono piuttosto interessanti: azzardare un assalto al titolo europeo non è affatto così insensato, anche se forse la prossima sfida sarà contro l’emergente Ivan Zucco, altro pugile imbattuto, campione italiano e internazionale WBC (corona conquistata appena un mese fa a Verbania) a sua volta deciso a mettere le mani sulla corona continentale.

Il sogno di Giovanni, manco a dirlo, ha un nome e un cognome ben precisi: il pluricampione mondiale e indiscusso dominatore dei pesi supermedi, che magari avrebbe potuto affrontare davvero se un anno fa con Richards le cose fossero andate diversamente. Troppo tardi per sperare in una chance? Forse, ma sognare non costa nulla. E dopotutto De Carolis è abituato a percorrere via non convenzionali, sempre pronto ad abbattere lo scetticismo di chi lo considera bravo, ma non così tanto da meritare le luci della ribalta. Come se essere “anti divi” sia una colpa. Ma poi sul ring il colpo pesante arriva lo stesso, e per gli avversari sono dolori. E allora tanto vale sognare: il detto Roma Caput Mundi potrebbe presto tornare di moda.

(Credits: Getty Images)

(193)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE