SONNY COLBRELLI, L’EROE DI FANGO DELLA ROUBAIX

SONNY COLBRELLI, L’EROE DI FANGO DELLA ROUBAIX

SONNY COLBRELLI, L’EROE DI FANGO DELLA ROUBAIX

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Il giorno che Andrea Tafi tagliò per primo il traguardo nel velodromo di Roubaix, Sonny Colbrelli era un ragazzino di appena 9 anni che in testa aveva tutto, fuorché la bicicletta. La scuola, il pallone, i videogiochi e le classiche gite della domenica riempivano le sue giornate, senza che le due ruote potessero fare capolino sullo sfondo. Sarebbe servito qualche altro buon anno prima di convincersi a tirar fuori dal garage quella bici che in età adolescenziale era stata sinonimo di mezzo di trasporto o poco più. Perché capita anche ai campioni di accorgersi tardi che una semplice passione possa rappresentare in realtà una vocazione. E Sonny l’ha scoperto a un’età nella quale la stragrande maggioranza dei suoi colleghi di strada ne avevano già macinato tanta. Per lui, passare a 18 anni dal selezionare tubi e maniglie in una fabbrica vicino casa a pedalare per chilometri e chilometri ogni santo giorno è stata quasi una scoperta causale. Forse la più meravigliosa che avrebbe potuto fare.

 

CAMPIONE TUTTI I GIORNI

Dal giorno in cui Andrea Tafi fece risuonare per l’ultima volta l’inno italiano a Roubaix sono trascorsi 22 anni e mezzi. Anche certe abitudini sono state stravolte: la classica del pavè si corre a primavera, stavolta la pandemia l’ha fatta scivolare in autunno. Poco male: all’Italia forse serviva proprio una domenica fuori dall’ordinario per riportare a casa un sampietrino dal nord della Francia. E stupisce che a rendere possibile tutto questo sia stato un ragazzo che quella corsa non l’aveva mai affrontata prima, perché chi di ciclismo ne capisce (e sembrerebbero essere in tanti, almeno così dicono…) riteneva che quel tracciato così infimo ed esigente non fosse adatto alla sue caratteristiche. Eppure sono pochi quelli che nella storia hanno affrontato la Roubaix per la prima volta e hanno tagliato il traguardo davanti a tutti: Sonny Colbrelli da Desenzano del Garda, 31 anni compiuti il 17 maggio scorso, è l’ultimo degli eletti. Più forte della pioggia e del freddo che hanno caratterizzato la prima metà di gara, o del fango che ha riempito i 29 settori che rendono unica e inimitabile, oltre che tremebonda e infingarda, la classica più “classica” del ciclismo moderno. Il suo è stato un capolavoro di tattica, di tecnica e di strategia, ma alla fine sono stati il cuore e le gambe a rendere possibile ciò che sembrava impossibile. Le urla di gioia e di incredulità, sdraiato pancia a terra sul prato del velodromo, hanno fatto il giro del mondo e ricordato a tutti che si può essere anche campioni per un giorno, ma che per diventarlo bisogna esserlo in tutti gli altri nella vita. E Sonny questo segreto l’aveva carpito da tempo.

 

L’ETERNO SECONDO CHE HA INFRANTO GLI SCHEMI

Se il 2021 è l’anno magico dello sport italiano, anche per Colbrelli è certamente l’anno della consacrazione. La vittoria di Roubaix cancella quasi di colpo i 75 secondi posti collezionati in 9 anni di carriera, quelli che gli hanno impedito di mettere le mani su una tappa del grandi giri. L’eterno secondo ha conosciuto a 31 anni la sua età dell’oro: in quattro mesi s’è preso la maglia di campione italiano, quella di campione europeo, la classifica finale del Benelux Tour (primo italiano nella storia) e un paio di affermazioni al Giro di Romandia e al Giro del Delfinato, oltre a un convincente successo nel Memorial Pantani. Al mondiale di Lovanio, designato punta della nazionale dall’ex CT Davide Cassani (il primo a credere in lui: lo fece capitano anche a Ponferrada nel 2014, e lui arrivò con i migliori), ha concluso al decimo posto, ma senza avere molto da rimproverarsi, battuto come tutti gli altri big dal meraviglioso assolo di Alaphilippe. Il trionfo alla Roubaix è destinato a cambiargli orizzonte, perché mentre la Bahrain Victorious s’è già affrettata a rinnovargli il contratto (in estate era stato corteggiato dall’Astana) l’anno che verrà potrà rivelarsi foriero di nuovi obiettivi. Dicevano di lui che fosse tarato solo per l’Amstel Gold Race, ma è evidente come nella prossima primavera molti riflettori saranno puntati su di lui quando tornerà l’ora di affrontare le classiche del Nord. Intanto Sonny si sarà goduto un inverno da Re, a casa con l’amata Adelina, i figli Vittoria (3 anni) e Tomaso (uno e mezzo) e i cani Iago e Mia. Il primo inverno in cui sa gregario passerà a capitano in pectore, e non solo per le corse di un giorno. Un cambio di prospettiva che non può spaventare chi ha infranto le regole e sovvertito ogni pronostico, andandosi a prendere quello che nessuno gli aveva preparato.

(Credits: Getty Image)

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