eSports, la prima donna della Overwatch League!

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Kim “Geguri” Se-yeon è il nome della prima donna che potrebbe entrare nel circuito della Overwatch League, la competizione da milioni di dollari creata da Blizzard per il suo videogioco più recente.

Coreana, diciassettenne, già membro della squadra di Seul dei ROX Orcas, voci di corridoio la volevano come vicinissima ai New York Excelsior. Già in autunno, mentre le squadre cercavano giocatori per comporre le proprie formazioni, il suo nome era stato accostato a diversi nomi del campionato ed era stato con disappunto che gli appassionati di Overwatch non avevano poi letto il suo nome tra i giocatori ingaggiati. Oggi, secondo fonti vicine a ESPN, Geguri starebbe sì trasferendosi ma non nella Grande Mela. La sua destinazione potrebbe in realtà essere più vicina alla sua casa natìa: gli Shanghai Dragons. Geograficamente, in realtà, non cambia nulla: tutte le squadre al momento giocano e vivono a Los Angeles, dove si disputano gli incontri della lega.

Il 2017 non è stato semplice per Kim che ha dovuto rispondere all’accusa di utilizzare programmi automatizzati (cheating) che guidassero il personaggio; accusa mossa da alcuni giocatori increduli della sua bravura. Forse addirittura perché impossibilitati a credere che una donna potesse saper giocare così bene. Il personaggio in questione era Zarya con cui Geguri ha dovuto dimostrare, in una diretta streaming ai limiti della decenza umana, di essere lei ed esclusivamente lei a ottenere prestazioni di primo livello senza aiuti esterni. Quasi alla pari di una gogna pubblica: con l’aggravante che probabilmente, se fosse stato un uomo, nessuno si sarebbe insospettito. La dimostrazione, in ogni caso, è andata a buon fine e Kim ha potuto provare la sua innocenza in un video che è stato visto 3 milioni di volte.

La questione della presenza delle donne nel mondo eSports non è da sottovalutare. Nonostante alcuni studi sembrano aver dimostrato che i riflessi in un uomo e una donna, fondamentali nei videogiochi, siano geneticamente diversi, bisognerebbe in realtà porre la questione sotto un altro punto di vista: la differenza è tale da impedire a una donna di giocare le stesse competizioni di un uomo? Anche appurato che la diversità esista, bisognerebbe capire se sia anche significativa o totalmente indifferente. Si parla, in questo caso, di frazioni millesimali di secondo: e il dubbio che siano tali da creare un dislivello di prestazione riconoscibile è più che lecito.

Allo stato attuale in quasi tutte le competizioni sportive tradizionali uomini e donne competono separatamente per questioni oggettive. Un esempio sono i 100 metri piani dell’atletica leggera dove il record per le donne appartiene a Florence Griffith-Joyner che nel 1988 (e da allora mai migliorato) fermò il cronometro sui 10”49, quasi un secondo superiore al record maschile detenuto da Usain Bolt sui 9”58. In uno sport in cui anche i millesimi contano è chiaro che la differenza di quasi un secondo sia fondamentale ma non è ancora chiaro se lo stesso si possa dire negli eSports.

Il miglior modo per saperlo sarebbe far competere uomini e donne insieme. Una precisazione, tuttavia, va fatta doverosamente: al momento pochissimi titoli vietano la convivenza competitiva tra uomini e donne. Esistono competizioni riservate esclusivamente alle donne, è vero, ma nessuno vieta loro di “giocare” insieme ai colleghi maschili. D’altronde avviene quotidianamente che tra le migliaia di partite giornaliere non competitivi di League of Legends, Overwatch o CS:GO ci siano anche donne. Il perché i principali eSports siano allora dominati dal sesso maschile è determinato dalle percentuali. Nonostante alcune ricerche abbiano identificato il numero di videogiocatrici intorno al 41% del totale (quasi una su due), l’ultimo report di Quantic Foundry sulla partecipazione femminile attesta percentuali basse nei titoli competitivi più popolari. Nei MOBA sono solo il 10% e scendono al 7% negli sparatutto e negli strategici fino a un misero 2% nei titoli sportivi.

Le donne videogiocatrici esistono, ci sono, ma sono una percentuale molto più bassa degli uomini nei titoli che contano davvero. Probabilmente anche perché non hanno mai avuto un modello da seguire. In questo senso l’arrivo di Geguri tra i grandi dell’eSport potrebbe dare una scossa all’intero movimento: non sarebbe esclusivamente la prima donna a competere nella principale competizione targata Blizzard ma entrerebbe di diritto nel club di coloro che possono dare l’esempio.

Insieme alla diciassettenne coreana sembra che arriveranno altri due connazionali:  Lee “Fearless” Eui-Seok e Cheon “Ado” Ki-hyun. Per vederli in campo, però, dovremo pazientare. Inserire in un team cinese tre giocatori di Seul che non conoscono il mandarino è una sfida linguistica e comunicativa ancora più complessa di quella di genere.

 

Credits to Blizzard Press Center

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Francesco Lombardo Matematica e Fisica sono la mia religione. Ho trasformato la passione per i videogiochi in una nuova professione: l'eSports reporter. Ho iniziato a oc... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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