Terremoto EULCS: quattro team pronti a trasferirsi in Nord America

Terremoto EULCS: quattro team pronti a trasferirsi in Nord America

Terremoto EULCS: quattro team pronti a trasferirsi in Nord America

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È una notizia che farà discutere l’intera scena competitiva di League of Legends: Jacob Wolf, uno dei più esperti e rinomati giornalisti di esport, ha riportato su ESPN l’indiscrezione secondo cui alcune squadre che attualmente partecipano al campionato europeo avrebbero l’intenzione di spostarsi in Nord America.

League of Legends ha da sempre suddiviso le proprie regioni competitive in cinque gruppi principali, Nord America, Europa, Corea del Sud, Cina e il trio Taiwan-Macao-Hong Kong, più altre realtà emergenti come l’Oceania e l’America Latina. Le varie organizzazioni non sono vincolate a competere in una o nell’altra regione, a prescindere dalla propria provenienza geografica. L’unico limite è rappresentato dal non poter essere presenti in più regioni contemporaneamente. È per questo motivo che la notizia riportata da ESPN fa tanto clamore: se confermata significherebbe la perdita di quattro squadre nel campionato europeo. E non realtà qualsiasi: stiamo parlando di G2, Fnatic, Splyce e Misfits, da circa due anni ai vertici delle classifiche del Vecchio Continente. Perché, allora, cambiare sponda oceanica?

A giugno 2017 la direzione esport di Riot Games, ovvero la sezione che gestisce i circuiti competitivi di League of Legends, ha annunciato che dal 2018 la situazione nord americana sarebbe cambiata drasticamente. Da gennaio sarà introdotto il modello franchising, sostanzialmente identico all’NBA o all’NFL: un sistema senza retrocessioni né promozioni in cui le squadre sono investitori diretti nell’economia del campionato con una tassa d’ingresso da pagare. Per sedersi al banchetto servirà infatti un biglietto da 10 milioni di dollari. Un investimento richiesto e formulato dalla stesse squadre perché permette loro di ottenere dalla Riot una maggiore condivisione dei ricavi e più voce in capitolo nella scelta degli sponsor. TSM, CLG, Cloud9 e le principali organizzazioni hanno deciso di dividere con Riot i costi del campionato perché sono convinti che il ritorno economico e d’immagine sarà nettamente superiore alla spesa. D’altronde in Nord America football e basket insegnano che non è fondamentale essere competitivi ma saper creare uno show: spettacolarizzare lo sport. È più importante che lo spettatore si diverta anche qualora la propria squadra non riesca a vincere. In questo modo il pubblico tornerà anche per le partite successive; anche se dovessero perderle tutte.

Un futuro allettante anche per le quattro squadre europee che, secondo l’indiscrezione, avrebbero fatto richiesta alla Riot di poter entrare nel circuito nord americano. Un’eventualità prevista dal regolamento: è sufficiente versare 3 milioni di dollari in più rispetto alle squadre attualmente partecipanti al campionato NA che hanno una sorta di diritto di prelazione per la prossima stagione. Splyce e Misfits, in realtà, non sono nuovi del continente americano: i primi hanno la loro base a Rochester, nello stato di New York, e vantano la partecipazione societaria della Delaware North, un colosso aziendale di livello globale con interessi anche nei Boston Bruins di hockey; i secondi sono invece locati a Miami, acquirenti recenti insieme ai cestisti Miami Heat di uno slot della Overwatch League. Le altre due sono, al contrario, due realtà europeissime: i G2 sono guidati da Madrid dal manager e fondatore Carlos “Ocelote” Rodriguez mentre i Fnatic hanno la sede (e un negozio dedicato) nel cuore di Londra. Lo scoglio maggiore, tuttavia, riguarderebbe i giocatori delle quattro squadre: si tratta in quasi tutti i casi di giocatori europei che non potranno essere trasferiti in blocco in Nord America a causa (o per merito) del regolamento del campionato che impone a due il numero massimo di importi da un’altra regione. Senza dimenticare che le sezioni puramente competitive dovrebbero trasferirsi da Berlino, dove si trovano attualmente, a Los Angeles, sede principale del campionato NA.

Il motivo principale della presunta richiesta mossa dalle quattro squadre è da rintracciare nella mancanza di comunicazioni fornite da Riot in merito ai piani futuri per l’Europa. Accusa smentita dalla stessa azienda attraverso un portavoce: “Non vogliamo rivelare nulla prima che sia tutto pronto ma vogliamo ugualmente rispondere a chi punta il dito contro la nostra condotta. Stiamo parlando da mesi con le squadre europee, seduti insieme a un tavolo di lavoro per decidere insieme il 2018: un nuovo format, un nuovo modello di condivisione dei ricavi, un progetto di monetizzazione più a lungo raggio, migliorie nella nostra capacità di raggiungere il pubblico europeo, frastagliato in numerosi paesi e lingue. Non siamo pronti per rivelare tutte le novità ma vi assicuriamo che stiamo lavorando per presentarle il prima possibile.”

Che sia vero o no, sarà ugualmente compito della Riot decidere se accettare o meno la richiesta di G2, Fnatic, Misfits e Splyce di trasferirsi in Nord America. La scena competitiva d’oltreoceano ne gioverebbe senza dubbio con quattro nuove squadre di calibro superiore. A uscirne a pezzi sarebbe l’Europa che perderebbe non solo quattro rappresentanti ma momenti importanti della storia competitiva degli ultimi anni. Un bagaglio di esperienza e cultura esportiva che probabilmente nemmeno le “traditrici” hanno intenzione di perdere. Più probabile che sia stata una sorta di provocazione per l’inoperosità, almeno a detta loro, della Riot: un modo per smuovere le acque e cercare di capire, finalmente, quale sarà il futuro dell’Europa su League of Legends.

 

(Image Credits to Riot Esports)

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Francesco Lombardo Matematica e Fisica sono la mia religione. Ho trasformato la passione per i videogiochi in una nuova professione: l'eSports reporter. Ho iniziato a oc... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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