AARON RODGERS RESTA A GREEN BAY: AMORE ETERNO AI PACKERS

AARON RODGERS RESTA A GREEN BAY: AMORE ETERNO AI PACKERS

AARON RODGERS RESTA A GREEN BAY: AMORE ETERNO AI PACKERS

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C’hanno tolto la telenovela più attesa dell’estate: Aaron Rodgers ha rinnovato con i Packers e l’ha fatto per quattro anni, fino al 2026, di fatto scegliendo di restare a vita nel Wisconsin. Nonostante un rapporto apparso un po’ turbolento nell’ultimo periodo, alla fine hanno prevalso le ragioni del cuore: a 38 anni Rodgers non se l’è sentita di ricominciare tutto daccapo da un’altra parte, preferendo legarsi alla franchigia che ne ha segnato tutta la carriera sin dal giorno dell’ingresso in NFL, avvenuto nel 2005 come scelta numero 24 al draft. Dopotutto il suo unico desiderio era e rimane quello di dare l’assalto a un altro titolo, cosa che sin qui gli è riuscita con successo in una sola annata, quella 2010-2011, culminata con il trionfo al Super Bowl contro i Pittsburgh Steelers.

UN CHIODO FISSO IN TESTA: TORNARE AL SUPER BOWL

Dopo l’incredibile eliminazione nell’ultima corsa play-off per mano dei 49ers, in tanti erano pronti a scommettere che tra Rodgers e i Packers la storia sarebbe giunta al capolinea. Dopo l’ennesima stagione da MVP della lega, premio ricevuto per la quarta volta in carriera, la delusione per l’uscita anticipata avvenuta proprio nell’anno in cui Green Bay era testa di serie numero 1 nella NFC era parsa ai più una ragione sufficiente per interrompere uno dei legami più duraturi della storia del football.

E le critiche per l’ennesima incompiuta nella post season non avevano fatto altro che gettare benzina sul fuoco. Rispetto a Tom Brady, il vero alter ego di tutta la sua carriera (più di quanto lo siano stati i fratelli Eli e Peyton Manning o Ben Roethlisberger), il bilancio nei play-off non è all’altezza della fama che lo precede: in 21 gare disputate nell’arco di 11 partecipazioni alle gare a eliminazione diretta, Rodgers ne ha vinte 11 e perse 10. Già nella primavera del 2021 le parti erano state a un passo dal dirsi addio. Poi, dopo un lungo tiramolla, a ridosso del via del training camp era arrivato l’annuncio della prosecuzione del rapporto per un’altra stagione, tanto che molti azzardarono a dire che si sarebbe trattato di una sorta di “ultimo ballo” per inseguire il “Vince Lombardi Trophy”. Un anno dopo, però, la storia ha avuto un epilogo decisamente differente.

L’ULTIMO QUARTERBACK NOSTALGICO NELLA NFC

Perché ormai quello tra Rodgers e i Packers è un matrimonio destinato a durare fino alla naturale conclusione della carriera da giocatore del quarterback. Classe 1983, il numero 12 di Green Bay ha preferito guardare all’interesse proprio, piuttosto che a gettarsi a capofitto in un’altra sfida. Intanto l’ha fatto per soldi: con 200 milioni di dollari in quattro stagioni, di cui 153 garantiti, Aaron si appresta a diventare il giocatore più pagato in una singola annata del panorama NFL, togliendo lo scettro al QB dei Chiefs Pat Mahomes (che ne incassa comunque più di 40 all’anno…). Poi anche perché sa di avere intorno giocatori pronti per condurlo di nuovo a giocarsi l’anello al Super Bowl, da dove manca da ormai 11 stagioni.

È forse questa la vera anomalia della carriera di Rodgers: un talento cristallino in una squadra comunque di assoluto valore, che pure nel momento della verità ha spesso tradito il suo leader(e lui c’ha messo spesso del suo). Una squadra che si presenterà al via della prossima stagione come quella da battere nell’NFC, dove s’è chiusa l’era Brady e dove il vuoto lasciato dall’addio di Tom verrà presumibilmente colmato proprio dalla nuova grande sfida di Aaron, chiamato a caricarsi sulle spalle il peso dei Packers ma anche dei milioni di appassionati “nostalgici” che vorrebbero vederlo nuovamente trionfare nella madre di tutte le partite. Peraltro i quarterback del futuro (quindi Mahomes, Burrow, Allen ed Herbert) giocano tutti nell’AFC, particolare che avrebbe consigliato a chiunque di tenersi stretta una sedia nell’altra conference.

I BRONCOS SI “CONSOLANO” CON WILSON

Al di là della tempestività con la quale è arrivato l’annuncio della firma tra Rodgers e Green Bay, ciò che ha sorpreso in molti è stata la scelta in sé del giocatore. Che nelle settimane scorse ha avuto una corte serrata da parte di tante franchigie, disposte a tutto pur di accaparrarselo e garantirsi così un bel giro di giostra. Tra questi c’erano anche i Denver Broncos, che pure alla fine hanno deciso di andare all in a loro modo imbastendo una trade con Seattle per portare in Colorado il quarterback Russell Wilson, un altro di quei giocatori che hanno deciso di fare il salto della barricata andando a ingolfare ulteriormente il quadro dei fuoriclasse nell’AFC.

Soprattutto Wilson, per il quale Denver ha ipotecato una bella fetta del suo futuro cedendo tre giocatori (tra cui il QB Lock), due prime scelte, due seconde e una al quinto giro, ha fatto capire di non voler più attendere oltre, deciso a giocarsi le sue chance con una squadra in grado di offrirgli determinate garanzie a livello tecnico. L’annuncio di Wilson, trionfatore nel Super Bowl del 2014 proprio ai danni dei Broncos, è arrivata poche ore dopo quello di Rodgers, quasi a voler ribadire quanto le due trattative fossero legate tra loro (e a Denver è andato anche Nat Hackett, l’ormai ex offensive coach dei Packers: in molti c’avevano visto una chiave per un approdo anche di Aaron). Pur senza suspense, in Wisconsin già esultano all’idea di tentare di nuovo al’assalto all’anello con il loro figlio prediletto. Che ha superato i dissidi con la dirigenza che nel 2020 al draft chiamò il giovane quarterback Jordan Love, rimasto sin qui in anticamera. Purtroppo per lui, dovrà restarci ancora per un bel po’.

(Credits: Getty Image)

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