LOS ANGELES È TORNATA GRANDE: I RAMS COMPLETANO LA FESTA NELLA CITTÀ DEGLI ANGELI

LOS ANGELES È TORNATA GRANDE: I RAMS COMPLETANO LA FESTA NELLA CITTÀ DEGLI ANGELI

LOS ANGELES È TORNATA GRANDE: I RAMS COMPLETANO LA FESTA NELLA CITTÀ DEGLI ANGELI

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Non c’è storia in questa città, nessuno si diverte e mai si divertirà. Max Pezzali però non pensava certo a Los Angeles quando pensò bene di mettere giù in rima in versi di Tieni il Tempo, la hit che a metà anni ‘90’ lo consacrò una volta di più agli occhi del pubblico. Per carità, ci sono posti anche più divertenti della California, ma quando vogliono laggiù sanno come divertirsi.

E quando si parla di sport sanno anche come si fa a vincere, abitudine che invero nella città degli angeli avevano un po’ smarrito negli ultimi tempi, prontamente ritrovata grazie a un filotto straordinario di successi che ha riproposto LA in cima alle città più vincenti d’America.

Perché dopo Lakers (basket) e Dodgers (baseball) mancava all’appello solo il football, gravato peraltro dagli anni di isolamento dovuto all’addio dei Rams, che dal 1995 al 2015 avevano traslocati armi e bagagli a St. Louis. Quando sono tornati, però, si erano prefissati un preciso scopo: portare il “Vince Lombardi Trophy” al sole della California. E avevano messo nel mirino una data, 2022, e uno stadio, il SoFi di Inglewood, cioè quello di casa. Un solo colpo in canna, ma ben sparato e arrivato dritto al bersaglio.

 

UN AZZARDO VINTO SU TUTTA LA LINEA

Da ieri notte, Los Angeles è anche la città del football. Un legame non proprio viscerale, per quel che racconta il passato: a LA lo showtime è affare altrui, con i Lakers a dettare legge e Angels e Dodgers capaci di attirare le simpatie di tanti oriundi messicani e latini che abitano nei dintorni, sui quali il baseball ha da sempre un ascendente assai particolare. Il football semmai era stata sin qui una questione molto universitaria, complici i Bruins di UCLA, spesso capaci di sfornare tanti campioni e grandi campagne nei tornei nazionali.

Ma un titolo a tutto tondo, quello che appunto fa rima con Super Bowl, nella città degli angeli era sempre stato tabù. C’hanno pensato i Rams a interrompere il digiuno, complice anche la scelta rischiosa (ma vincente) della dirigenza di provare a programmare per vincere subito, senza cioè affidarsi a squadre futuribili come lo sono già oggi i Bengals, i rivali battuti in rimonta in un finale palpitante e pieno di emozioni.

Sean McVay, il più coach di sempre a vincere un titolo, s’è visto affidare una squadra sufficientemente esperta per puntare al bersaglio grosso, con elementi come Aaron Donald, Odell Beckham jr. (il cui infortunio alla fine del primo tempo ha rischiato di mandare all’aria i piani di grandeur), Vonn Miller e Cam Akers che di esperienza e qualità ne avevano in abbondanza per tenere fede alle attese.

Al resto hanno badato Cooper Kupp, MVP della sfida e decisivo con le due ricezioni in end zone che hanno consentito ai Rams prima di scappare e poi di rimontare a un minuto e mezzo scarso dal termine del match, e naturalmente Matthew Stafford, il quarterback che McVay ha voluto a tutti i costi, convinto che fosse l’uomo giusto a cui affidare l’ovale quando questo avrebbe raggiunto una temperatura piuttosto calda.

Un azzardo vinto su tutta la linea, un po’ sulla falsariga di quanto fatto un anno fa da Tampa Bay, vincente come i Rams nel proprio stadio. I favori del pronostico erano tutti dalla parte di LA, ma la battaglia è stata vera e la vittoria sudata fino all’ultimo, suggellata dal sack col quale Donald ha impedito al giovane Burrow di sferrare l’ultimo assalto.

 

BECKHAM, ZLATAN E GRANDI VITTORIE

Cincinnati rimpiange forse di aver vinto il coin toss, cioè il sorteggio di inizio partita (eseguito eccezionalmente da Billie Jean King), che da 8 Super Bowl a questa parte vede la squadra che vince poi perdere nell’atto pratico. In realtà Cincy ha fatto il suo, ma l’è mancato l’ultimo gradino: quando l’offensive line dei Rams ha alzato il livello, semplicemente la difensive line a guardia di Burrow è implosa, certificando una sconfitta che aiuterà i giovani Bengals a crescere, anche se la sensazione è che se non si fosse fatto male Beckham jr. probabilmente la vittoria sarebbe arrivata con molta meno difficoltà.

Un paio di decisioni torve degli arbitri (il touchdown convalidato a Higgins dopo 12 secondi del terzo quarto, al netto di un’evidente face mask ai danni di Ramsey, e un terzo down convertito tramite flag in favore di Kupp nel drive decisivo (lievissima la trattenuta di Wilson), non hanno poi inficiato più di tanto sul risultato finale. Los Angeles, con la sua parata di stelle in tribuna, ha così potuto finalmente far festa e proseguire nel solco della felice tradizione vincente, appena ritrovata.

Perché dopo i trionfi del 2020 dei Lakers nella “bolla” di Orlando e dei Dodgers nelle World Series, in California sembrerebbero averci preso gusto. E qualcuno, non senza un pizzico di malizia, dirà che a questa schiera di trionfi un po’ in tutti gli sport ne manca uno all’appello (che non è l’hockey, dove i trionfi dei Kings sono datati 2012 e 2014): è il calcio, o meglio, il soccer, per dirla alla maniera americana, dove i Galaxy avrebbero voluto rinverdire i fasti del decennio scorso (quando con Beckham a libro paga vinsero nel 2011, 2012 e 2014) con l’ingaggio nel 2018 di Zlatan Ibrahimovic, che purtroppo non si rivelò molto fortunato.

Eppure, a inizio 2020 il sole della California ha ripreso a baciare una LA dominate in ambito sportivo. Lasciando così le bacheche della città degli angeli pronte a colmarsi di nuovi trofei.

 

(Credits: Getty Image)

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