SUPER BOWL LVI LOS ANGELES RAMS: SQUADRA COSTRUITA PER ESSERCI

SUPER BOWL LVI LOS ANGELES RAMS: SQUADRA COSTRUITA PER ESSERCI

SUPER BOWL LVI LOS ANGELES RAMS: SQUADRA COSTRUITA PER ESSERCI

63
0

La tavola è imbandita, resta solo da sedersi e cominciare a banchettare. Dopotutto è per questo che sono stati costruiti i Los Angeles Rams: non appena in California hanno saputo che il Super Bowl LVI si sarebbe disputato al SoFi Stadium di Inglewood, subito hanno deciso che quella sarebbe diventata la loro grande notte.

Dopotutto c’hanno pensato i Buccaneers lo scorso anno a sfatare il tabù delle squadre vincitrici del Super Bowl a casa propria, cosa mai accaduta nelle precedenti 54 edizioni. I Rams, affidati da diverse stagioni a Sean McVay, hanno tutto per raggiungere l’obiettivo: qualità, freschezza, esperienza e predisposizione alla battaglia. Tutte virtù che torneranno buone contro l’esuberanza dei Bengals, che non avevano messo in programma un viaggio a Los Angeles a metà febbraio, ma che proprio per questo non sentiranno addosso la pressione del dover vincere a ogni costo. Quella è sulle spalle dei Rams, anche se la sensazione è che sapranno sopportarla a dovere.

CON STAFFORD E AKERS McVAY C’HA VISTO LUNGO

Spalle larghe e idee chiare: la compagine californiana sa quello che l’aspetta, e non vuol perdere l’opportunità di completare l’opera. Hanno superato insidie ben maggiori durante la campagna play-off, su tutte l’incredibile exploit a Tampa Bay con il quale hanno posto fine alla carriera di Tom Brady.

E due sono i nomi che in qualche modo possono dire di essere responsabili del misfatto: uno è Matthew Stafford, quarterback che a 34 anni si ritrova tra le mani l’occasione inseguita vanamente una vita, complice una carriera buttata alle ortiche negli anni passati a Detroit, circondato da giocatori incapaci di poter ambire a un piazzamento play-off (infatti li ha sempre visti da spettatore).

Proprio la trade con la quale McVay ha preteso di portarlo a LA al termine della scorsa stagione ha cambiato scenari e orizzonti della franchigia: da quel momento in poi tutto l’ambiente NFL, da sempre ostile verso le cose di casa Rams (accusati di non voler costruire roster vincenti nel tempo, ma di svenarsi e spendere fior di milioni per giocatori già fatti e da assemblare alla bisogna), ha avuto una ragione in più per detestare le mosse del front office, abbastanza anticonformista per quelle che sono le abitudini della lega.

Tanto tifo contro, però, s’è tradotto in una stagione in progressione, complice anche il rientro nei play-off di Cam Akers, che solo a luglio al training camp s’era rotto il tendine d’Achille, ma che in sfregio totale alle leggi della fisica e della medicina cinque mesi dopo ha ottenuto il via libera per tornare in campo. Ma nel frattempo ne erano già successe di cose in stagione.

KUPP È L’UOMO DEL DESTINO, LA DIFESA L’ARMA IN PIÙ

Perché dopo un avvio balbettante, specie in difesa, la musica è cambiata con l’ingaggio di Von Miller, che assieme ad Aaron Donald ha costruito una linea di difesa degna di tal nome. Ma la vera svolta è arrivata con l’ingaggio (molto criticato) di Odell Beckham jr., il ricevitore che rende merito alle intuizioni di McVay e smentisce in fretta la sua fama di ragazzo problematico all’interno dello spogliatoio. Al resto contribuisce la lenta ma inesorabile esplosione di Cooper Kupp, l’uomo che più di ogni altro ha mandato in frantumi i sistemi difensivi delle formazioni affrontate nella post season.

Un ricevitore coi fiocchi che ha trovato un’intesa perfetta con Stafford, tanto da sorprendere per la facilità con la quale i due riescono a trovarsi in campo anche nei momenti più delicati. L’emblema della stagione dei Rams diventa così il drive con un minuto scarso da giocare nel quarto quarto contro Tampa, quando dopo il pari dei Buccaneers tutto lasciava presagire all’ennesima impresa memorabile di Brady, vanificata però dall’astuzia dei lanci di Stafford e dalle ricezioni con le quali Kupp ha permesso a Matt Gay di calciare il field goal della vittoria a tempo scaduto.

La vittoria (netta) sui 49ers nel Championhsip Game (san Francisco batteva puntualmente LA da 6 partite) ha confermato la crescita e la piena maturità di un gruppo che si presenta all’atto conclusivo con i favori del pronostico e un sacco di motivi per poter essere ottimista. Il fattore chiave della partita sarà la prova della difesa, che dovrà impedire a Burrow di azionare il pilota automatico e far decollare il temibile attacco dei Bengals.

Che però a loro volta quando c’è da difendere qualcosa concedono, e allora le bocche da fuoco dei Rams potrebbero rivelarsi dannatamente dure da arginare. Se poi volete una storia da copertina, la classica favola a lieto fine, segnatevi il nome di Eric Weddle: si era ritirato alla fine del 2020, è stato richiamato per necessità a dicembre dopo che infortuni e problemi vari avevano ridotto la secondaria sul lastrico. Contor i 49ers è stato il placcatore più prolifico con 9 tackle, meritandosi la chance inseguita vanamente una vita, quella di giocarsi il Super Bowl da protagonista. Comunque vada sarà la sua ultima partita. Ma lui, in cuor suo, è già contento di poterla vivere. Se poi la dovesse vincere, meglio ancora.

(Credits: Getty Image)

(63)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE