IAN THORPE, THORPEDO: IL MISSILE AUSTRALIANO

IAN THORPE, THORPEDO: IL MISSILE AUSTRALIANO

IAN THORPE, THORPEDO: IL MISSILE AUSTRALIANO

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Prendete un ragazzo di poco meno di 17 anni e mettetelo dentro una vasca piena d’acqua. Poi fatelo gareggiare al mattino e alla sera contro i migliori talenti del Pacifico, pronti a sbranarsi pur di mettersi in mostra e presentarsi l’anno dopo ai Giochi Olimpici che si sarebbero tenuti proprio a Sydney, la piscina che ospita anche l’edizione 1999 dei giochi PanPacifici (tradotto: tutte le nazioni bagnate dall’oceano Pacifico). Di fronte, al solito, australiani contro americani, la sfida infinita nelle acque chiare della piscina: il meglio che la disciplina può offrire, il massimo per ogni appassionato seduto davanti alla tv. E sono in tanti quei giorni di agosto quando Ian Thorpe, appunto il quasi 17enne della storia, si presenta ai blocchi di partenza con l’aria di chi vuol rovinare i piani a tanti colleghi ben più illustri. Non che Ian sia sconosciuto al grande pubblico: un anno prima a Perth si era rivelato conquistando l’oro nei 400 metri stile libero, divenendo il più giovane campione del mondo della storia del nuoto. Ripetersi però a quell’età non è mica semplice: gli avversari l’hanno studiato e la pressione può giocare brutti scherzi. E poi nell’arco di 72 ore ci sono tante gare di altissimo livello da affrontare: Thorpe è forte, ma lo sono anche i rivali. Che pure non riescono proprio a tenergli testa.

QUATTRO RECORD IN QUATTRO GIORNI

Per non farsi mancare nulla e ribadire ai quattro venti chi è il più forte, decide di fare la storia a modo suo, firmando 4 record mondiali nell’arco di una manciata di ore: giovedì sera stampa un favoloso 3’41”83 sui 400 misti, vincendo la gara con una rimonta a dir poco spaziale nelle ultime due vasche. Poi venerdì nella semifinale dei 200 porta il limite mondiale a 1’46”34, ritoccandolo un giorno dopo: cronometro sull’1’46”00. Infine domenica, nell’ultimo giorno di gare, con la 4×2000 australiana in un colpo solo detronizza gli Stati Uniti (e per l’epoca era un evento senza precedenti) e infila il quarto record in quattro giorni (7’08”79). Non si era mai visto nulla di simile nella storia del nuoto. “è il più forte di sempre”, urlano all’unisono commentatori provenienti da ogni parte del mondo. Coniando i soprannomi più disparati (da Thorpedo a Thorpey) e ammettendo di aver assistito a qualcosa di inimmaginabile alla vigilia della competizione. L’inizio di una nuova era.

DAL PARADISO ALL’INFERNO, ANDATA E RITORNO

Di sicuro il nome di Ian Thorpe resterà legato per sempre ai trionfi di Sydney 2000 e ancor più forse all’epilogo della “Sfida del Secolo”, cioè la finale dei 200 stile libero di Atene 2004, quando nella stessa vasca figureranno Phelps, Hackett e van den Hoogenband, l’avversario più duro da superare (nonché campione in carica), battuto grazie a una poderosa rimonta negli ultimi 25 metri. Ma quei 4 record ottenuti in meno di 4 giorni testimoniano la grandezza di una ragazzo tanto fenomenale in vasca, quanto fragile nella vita di tutti i giorni. Uno che a 24 anni è rimasto schiacciato sotto il peso delle sue stesse vittorie, urlando al mondo intero la necessità di recuperare il tempo perduto.

“Se un bambino dovesse chiedere ai suoi genitori perché Thorpe si ritira, ditegli che è perché ha già fatto tutto quello che poteva e voleva fare nel mondo del nuoto”.

L’adolescenza mancata, le esperienze comuni a qualsiasi ragazzo, la necessità di rifuggire dalla tensione dei grandi appuntamenti gli presentarono il conto tutte in una volta. Pensò al suicidio, cadde in una brutta depressione, cercò di reagire ma nel 2006 disse che poteva anche bastare così. Che poi gli australiani a certe pressioni mica sono abituati: popolo schivo e riservato, con lui non lo furono affatto, arrivando a seguirlo in modo maniacale in ogni suo spostamento. Troppo grande la fama acquisita per farlo passare come uno “normale”. Thorpe era diventato schiavo di se stesso e non aiutavano certo le illazioni sulla sua presunta omosessualità (negata per anni, fino al coming out del 2014), né tantomeno i paragoni con i nuovi fenomeni del nuoto, su tutti Michael Phelps. Nel 2011, quando a sorpresa decise di rimettersi in gioco, pochi cedettero per davvero che tutto sarebbe potuto tornare come ai bei tempi. E infatti la vasca gli voltò le spalle, mancando il crono necessario per presentarsi a Londra 2012.

C’È VITA ANCHE FUORI DALLA VASCA

Due anni dopo al povero Ian rischiò di andare persino peggio, tanto che un’operazione alla spalla sinistra per poco non gli costò l’amputazione dell’arto. Quella stessa spalla nuovamente operata alla fine di settembre del 2021 per un’infezione, tanto da richiederne il trasferimento in terapia intensiva per 5 giorni. I tormenti rimangono, ma almeno adesso Thorpe può dire di aver ritrovato il sorriso. E a 39 anni può guardare fiero ai trionfi del passato, con più certezze rivolte al futuro. Da anni si prodiga per le nuove generazioni con una fondazione che raccoglie fondi per le malattie infantili, e più in generale sostiene l’attività legata al progresso giovanile nei più svariati ambiti, dalle competizioni alla vita di tutti i giorni. È sostenitore della comunità aborigena, ha aperto un centro per orfani a Pechino ed è sempre pronto a cooperare in tante iniziative benefiche. Attività al cui confronto anche i record ottenuti in vasca finiscono per sbiadire.

(Credits: Getty Image)

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