Il nuovo Giro d’Italia, tra le discese ardite e le risalite

Il nuovo Giro d’Italia, tra le discese ardite e le risalite

Il nuovo Giro d’Italia, tra le discese ardite e le risalite

28
0

3450 km, 21 tappe, 2 crono, le discese ardite e le risalite. Il Giro d’Italia numero 104, appena presentato, mette in conto Torino, Ravenna, le Grotte di Frasassi e le strade del vino toscane, ma anche una storia lunga quasi mille anni che attraversa società, cultura e tradizioni dell’intero Stivale.

Nel 160° anniversario dell’Unità d’Italia, il Giro riparte proprio da Torino, prima capitale del Regno, con la cerimonia inaugurale della Grande Partenza il giorno 8 maggio e una frazione a cronometro lungo le vie del capoluogo piemontese. Da lì in poi, da Stupinigi a Novara e poi, ancora, da Biella a Canale, si consumano i primi 360 km di una corsa che in questa edizione intreccia il cammino di Dante Alighieri, così come i borghi e i paesaggi che hanno ispirato poeti, santi e navigatori di tutta la Penisola. Si festeggia il compleanno della Maglia Rosa, indossata per la prima volta novant’anni fa da Learco Guerra nel 1931 a Mantova, ma anche i campioni che hanno reso straordinaria l’avventura del ciclismo italiano, con i Gran premi della Montagna nel segno di Coppi alla cima del Pordoi a quota 2.239 metri e il Passo Fedaia come Montagna Pantani, per arrivare nel cuore delle Dolomiti a Cortina D’Ampezzo richiamando il successo delle Olimpiadi Invernali appena concluse.

E come non ricordare le imprese di Gino Bartali e di Alfredo Martini, eroi della bicicletta omaggiati per l’occasione in una Siena – Bagno di Romagna, che unisce lungo 209 km Ponte a Ema del “Ginettaccio” a Sesto Fiorentino nel centenario della nascita del ct azzurro, “grande vecchio”, Martini, caricandosi di suggestioni tali da andare oltre le distanze generazionali. Un inno allo sport e all’Italia che il Giro celebra perfino con il Sommo Poeta, non solo lambendo la sua Firenze, ma anche, nella ricorrenza dei 700 anni dalla morte, con una partenza da Ravenna, città in cui è sepolto, fino ad arrivare alla Verona di Giulietta e dell’Arena. Poi, su, fino allo Zoncolan, il “Kaiser” della Carnia, da aggirare dal versante di Sutrio, in grado di elevare a nuova mitologia l’impresa della scalata. Pendenze durissime, tra bianchi altipiani e nervi contratti allo spasmo, che hanno definito l’ascesa come la più dura d’Europa, tanto da lasciare in secondo piano il Mortirolo, l’Angliru o il Mont Ventoux.

La Montagna Sacra del ciclismo che il Pirata ha reso incendiaria, porta quindi al primo sconfinamento, quello in una Grado – Gorizia che va a toccare la vicina Slovenia, ricongiungendo in un abbraccio senza frontiere le vallate della Venezia Giulia bagnate dall’Isonzo. Dislivelli che mancano neppure nella Valle Spluga, con tanto di salto nei Grigioni Svizzeri. Scenari mai visti prima e ancora tutti da conquistare Campo Felice e Alpe di Mera, spaziando tra nord e sud, da Foggia a Verbania, in un dislivello totale quasi 47 mila metri capace di mettere alla prova cuore, muscoli, polmoni e spalle larghe in un incrocio di forza e resistenza da rendere l’arrivo a Milano, là dove tutto è cominciato 104 anni prima, un finale che restituisce grandezza agli atleti e tutto il senso di quei chilometri macinati da una parte all’altra della Penisola. Un sogno e un incubo insieme, tra strade assolate e alture colme di nebbia, in attesa di vedere alzarsi quelle mani al cielo dopo aver sciolto tutto il piombo possibile accumulatosi nelle gambe, qui nel Paese più bello del mondo.

 
(Credits: Getty Images)

(28)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE