MARTIN CASTROGIOVANNI, IL PILONE CON L’ITALIA NEL DESTINO

MARTIN CASTROGIOVANNI, IL PILONE CON L’ITALIA NEL DESTINO

MARTIN CASTROGIOVANNI, IL PILONE CON L’ITALIA NEL DESTINO

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Sarà per quei capelli sempre scompigliati, o magari per quel suo incedere un po’ goffo che lo rende molto più simpatico di quanto si potrebbe pensare a prima vista. Un personaggio dentro e fuori dal campo, che a pensarci bene è forse la vera fortuna che ha accompagnato tutta la carriera di Martin Castrogiovanni, nato il 21 ottobre 1981 nella remota regione di Paranà (Argentina settentrionale) da genitori emigrati da Enna, che un tempo si chiamava proprio Castrogiovanni. Sangue siciliano per un atleta che ha scelto di vestire la maglia della nazionale azzurra, forse rinunciando persino a una carriera migliore, tenuto conto che da un ventennio a questa parte i progressi dei Pumas argentini sono sotto gli occhi di tutti. La sua, però, è stata comunque una delle avventure più entusiasmanti e avvincenti che il rugby italiano abbia mai annoverato, tale da proporlo al grande pubblico come campione al di fuori dei soliti schemi. Perché gli appassionati della palla ovale l’hanno apprezzato per un lustro, ma paradossalmente è la marea sconfinata di gente che del rugby non conosce neppure mezza regola ad averne fatto un volto noto e gradito anche a un pubblico insospettabile.

 

L’ITALIA NEL DESTINO

Qualcuno dirà che s’è venduto bene, il buon Martin. Che da Paranà ha mosso i piedi piuttosto giovane, sbarcando a 20 anni in quella culla del rugby italico che fa rima con Calvisano. L’errore dell’allora federazione argentina, quello cioè di non averlo mai convocato nella selezione dei Pumas, convinse il giovane Castrogiovanni ad accettare al volo l’invito della FederRugby di unirsi al contingente azzurro. L’esordio in nazionale non avvenne peraltro in una gara tanto banale, con gli Azzurri ospiti degli All Blacks a Hamilton in un test match di preparazione al mondiale 2003, il primo dei 4 disputati da Castro. Che divenne ben presto l’idolo dei ragazzini, nonché dei tanti tifosi che speravano finalmente di vedere una nazionale competitiva anche a livello internazionale. Sempre presente per 11 edizioni consecutive nel VI Nations, Martin divenne ben più di un’icona nel panorama rugbystico italiano, ricercato dalle aziende a caccia di visibilità e deciso a far crescere esponenzialmente tutta la disciplina della palla ovale. Chiaro che per uno come lui il campionato italiano cominciava ad andare stretto: dopo un quinquennio a Calvisano con un campionato e una Coppa Italia in bacheca, nel 2006 passa al Leicester e sconvolge completamente le abitudini dei sudditi di Sua Maestà, conquistando al primo colpo la Premiership e venendo persino nominato miglior giocatore dell’anno, primo pilone della storia a ricevere tale onorificenza. Il suo fu un impatto clamoroso con quella che all’epoca – ma ancora oggi – veniva considerata la patria del rugby. Ai Tigers resterà fino al 2013 vincendo altri tre titoli nazionali ed entrando nella Hall of Fame del rugby inglese.

 

IL PILONE CHE HA RISCRITTO LA STORIA DEI TIGERS

Gli exploit all’estero non sorpresero gli addetti ai lavori, e anzi favorirono la crescita del rugby italiano che grazie alle sue gesta finì spesso e volentieri sotto le luci dei riflettori e nelle prime pagine dei giornali. Castro fu tra i protagonisti del mondiale 2007, quello in cui l’Italia sfiorò la qualificazione ai quarti di finale, e anche delle successive campagne nel VI Nations. Pilone atipico, potente ma anche veloce, aveva una spiccata qualità nel riuscire a trovare spesso la via della meta, cosa che lo rendeva spesso difficile da arginare per le difese avversarie. La sua avventura in nazionale si sarebbe chiusa nel 2016 dopo 119 caps, ma l’ultimo triennio di carriera fu denso di sfaccettature, col trasferimento in Francia prima al Tolone (col quale vinse due campionati e una Heineken Cup, la massima competizione europea) e quindi al Racing Metro. In mezzo, proprio durante il mondiale 2015, la scoperta di un neurinoma al plesso lombare, tale da obbligarlo a una delicata operazione. L’ultima gara della sua carriera, dal vago significato nostalgico, fu con la maglia del Paranà in un match di rugby seven.

 

DAL CAMPO AI RIFLETTORI

Dal 2017 ad oggi, però, i riflettori non si sono spenti su Martin. Amante dei cani e particolarmente avvezzo ai social, è diventato un personaggio televisivo a 360 gradi, conduttore nelle tv private e ospite fisso in alcuni dei programmi più noti al grande pubblico, l’ultimo dei quali, “Tu si que vales”, lo vede al timone anche nella stagione corrente. A 40 anni la vita di Castro è bella come l’aveva immaginata e al suo interno vi trova posto anche la solidarietà, essendo sostenitore dell’Ospedale Pediatrico Meyer e testimonial Telethon, Amfred e per le associazioni Olivia, La Casa di Andrea e La Tartaruga. L’Argentina gli è rimasta nel cuore, ma l’Italia gli ha dato ciò di cui andava più in cerca. E da quando Martin non gioca più, se proprio non è più domenica, quantomeno la sua mancanza s’avverte, eccome.

 

(Credits: Getty Image)

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