VOLLEY, PARTE IL MONDIALE FEMMINILE: TUTTI VOGLIONO BATTERE L’ITALIA

VOLLEY, PARTE IL MONDIALE FEMMINILE: TUTTI VOGLIONO BATTERE L’ITALIA

VOLLEY, PARTE IL MONDIALE FEMMINILE: TUTTI VOGLIONO BATTERE L’ITALIA

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Se sarà o meno un mondiale all’italiana bisognerà attendere il 15 ottobre per averne contezza, ma una cosa è certa: la rassegna iridata in programma tra Olanda e Polonia (quest’ultima ormai una sorta di nuovo Eldorado per la federazione internazionale, che le assegna competizioni a ruota libera) avrà tanto tricolore, e non soltanto quello che le ragazze di Davide Mazzanti sfoggeranno con orgoglio sul petto.

Perché l’Italia è tra le favorite, ma non la sola che può legittimamente ambire a mettersi al collo la medaglia d’oro: uno stuolo di allenatori italiani è pronto a darle battaglia, al punto che sarà difficile non vedere sul gradino più alto del podio un tecnico con un passaporto diverso da quello italiano. L’ambiente azzurro spera che a far festa sia Mazzanti, ma le incognite non mancano pensando all’alto livello di competitività raggiunto da nazionali che hanno scelto guru del bel paese pur di fare l’ennesimo upgrade, ribadendo al mondo intero che il motto “italians do it better” è quanto di più facilmente applicabile alla pallavolo femminile.

 

MAZZANTI VA SUL SICURO: GRUPPO GRANITICO ATTORNO A EGONU

La rassegna iridata che si aprirà oggi con le gare delle due nazionali ospitanti (alle 18 la Polonia affronta la Croazia, alle 20 l’Olanda la matricola Kenya) nelle intenzioni è quella che dopo 20 anni dovrà riportare l’Italia sul tetto del mondo. Emulare quanto fatto dai colleghi maschi è più di un semplice buono auspicio: un anno fa entrambe le selezioni uscirono con le ossa rotte dai Giochi Olimpici di Tokyo, entrambe costrette alla resa nei quarti di finale (e quindi fuori dal discorso medaglie), poi però hanno fatto incetta di vittorie, conquistando il titolo europeo nel 2021 e (nel caso delle ragazze) anche la Nations League dell’estate 2022.

Dopo il trionfo mondiale dei ragazzi di De Giorgi, ora tocca a Paola Egonu e compagne raccoglierne il testimone: sulla carta la nazionale di Mazzanti è la squadra da battere, al netto però di un equilibrio che, specie nelle fasi a eliminazione diretta, sarà strisciante. Nessuno però può vantare un pacchetto di giocatrici così forti e determinate: Egonu è la leader di un gruppo che s’è compattato attorno al capitano Cristina Chirichella, tornata un fattore ad alti livelli (con Anna Danesi completa una batteria di centrali fortissime) e che chiederà tanto all’emergente Elena Pietrini, schiacciatrice dal futuro decisamente roseo (ma già certezza del presente) e soprattutto alle sapienti mani di Alessia Orro, che da quando è stata chiamata a gestire i palloni in regia ha fatto letteralmente prendere il volo alle compagne. Il mix perfetto è completato dall’esperienza di Caterina Bosetti e del libero Monica De Gennaro, per la quale il mondiale sarà anche una questione molto… sentimentale.

 

LA SERBIA DI BOSKOVIC È L’AVVERSARIA PIÙ TEMIBILE

Già, perché il compagno di vita di Moki, il coach Daniele Santarelli, è anche l’allenatore della Serbia, una delle nazionali che più di altre potrebbero mettere i bastoni fra le ruote alle azzurre. La Serbia della fuoriclasse Tijana Boskovic è la squadra che nel 2018 ha soffiato il titolo mondiale all’Italia proprio all’ultimo atto ed è quella che l’ha estromessa dalla corsa alle medaglie alle olimpiadi, eppure l’Italia l’ha battuta a domicilio lo scorso anno nella finale degli Europei, tanto che il mondiale alle porte somiglia tanto a una sorta di resa dei conti.

Altre panchine illustri sono occupate da allenatori italiani: Giovanni Guidetti è l’artefice delle fortune della Turchia, quarta classificata alla recente Nations League (ha perso la finalina proprio contro la Serbia), mentre la Polonia ha scelto Stefano Lavarini e la Bulgaria Lorenzo Miceli. Quest’ultime due, salvo grosse sorprese, difficilmente potranno competere per il podio, ma specie le polacche cercheranno di sfruttare a proprio vantaggio il fattore campo.

Assieme a Italia, Serbia e Turchia, allora, occhio a Stati Uniti, Brasile e Cina: le statunitensi sono forse la nazionale più quotata dopo le azzurre, reduci peraltro dal trionfo olimpico di Tokyo, e benché abbiano ringiovanito parecchio rispetto a un anno fa rimangono un osso duro per tutte, al pari delle brasiliane (che pure l’Italia ha travolto in Nations League), che confidano nell’asso Gabi. L’assenza della Russia potrebbe però aprire a scenari assai interessanti, con tante possibili outsider (la Cina di Yingying e l’Olanda) pronte a inserirsi nella lotta per le medaglie.

 

LA FORMULA: PER VINCERE SERVONO BEN 12 GARE…

Rispetto ai colleghi maschi, le ragazze avranno molta più strada da fare per arrivare al titolo: il regolamento della rassegna prevede una prima fase in cui le 24 partecipanti sono divise in 4 gironi da 6 squadre ciascuno, con le prime quattro che si qualificano per la seconda fase portandosi dietro i risultati ottenuti contro le altre tre qualificate del girone. A quel punto la formula prevede due pool da 8 squadre ciascuna, dove ogni squadra affronterà le 4 formazioni non incontrate nella precedente fase. Le prime quattro classificate di ogni singola pool accederanno alla fase a eliminazione diretta che prevede quarti, semifinali e finali, tutte in gara secca.

Le quattro semifinaliste arriveranno dunque a disputare un totale di 12 partite, mentre all’Italia di De Giorgi ne sono bastate 7 per conquistare il titolo. Poco male: ne beneficia lo spettacolo, e anche la voglia di regalarsi un sogno. Mazzanti e le sue ragazze sono pronte per riprendersi quel titolo che manca in Italia da 20 anni: tra tre settimane l’ardua sentenza.

 

(Credits: Getty Images)

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