Come cambia la NBA durante l’estate

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L’estate, per un appassionato NBA, presenta un enorme numero di temi di interesse prevalentemente legati alle trasformazioni delle franchigie nel corso dell’off-season.

Draft, Free-agency e trade estive si avvicendano senza soluzione di continuità in quel vortice che chiamiamo impropriamente “Mercato NBA”. Una liturgia scomposta, sempre differente nello svolgimento ma costante in alcuni punti cardine, che puntualmente inietta talento nuovo nel tessuto connettivo della lega professionistica più bella del mondo e ne ridisegna gli equilibri.
I grandi movimenti, come accennato, storicamente cominciano nella notte del Draft e trovano il proprio punto apicale nella notte del primo luglio, data in cui è permesso ai free-agent di accordarsi con i team che hanno fatto loro un’offerta, prima di stabilizzarsi dopo una settimana di grandi firme e trovare nuovi guizzi a ridosso della regular season.

Anche quest’estate non ha fatto eccezione: la prima grande sferzata di energia in questa off-season è stata portata da un Draft pieno di talento che, secondo molti esperti, potrebbe cambiare la NBA per come la conosciamo. Gli arrivi nella lega dei fenomenali DeAndre Ayton e Luka Doncic, accasatisi rispettivamente a Phoenix e Dallas, promettono di essere pietre angolari su cui le due franchigie possono ricostruire un futuro radioso dopo anni poco felici. Differentemente da quanto avvenuto in altre edizioni del Draft, però, nessuna trade che riguardasse dei giocatori già saldamente in NBA è stata conclusa: ogni tipo di valutazione si è spostata, dunque, sulla free-agency. Gli unici piccoli squilli di tromba sono arrivati con la trade tra i Los Angeles Clippers e gli Washington Wizard (che si sono scambiati Austin Rivers e Marcin Gortat) e con lo scambio tra Brooklyn Nets e Charlotte Hornets che ha coinvolto Timofey Mozgov e Dwight Howard, entrambi già accasatisi altrove (Mozgov a Orlando, Howard proprio a Washington).

Smaltite queste piccole trade, utili per ridisegnare a breve e medio termine i piani delle franchigie coinvolte, ogni addetto ai lavori ha potuto godersi il piatto forte dell’estate: la free-agency che, quest’anno, annoverava tra le proprie fila il nome di LeBron James.
Se per conoscere la scelta del Re l’attesa si è protratta per una notte in più, non abbiamo dovuto attendere molto per ottenere i primi verdetti. Abbiamo immediatamente scoperto che Marco Belinelli è tornato ai San Antonio Spurs con un biennale da 12 milioni di dollari, che Chris Paul è riuscito a firmare un rinnovo quadriennale al super max da 160 milioni in 4 anni con gli Houston Rockets, che Durant ha scelto ancora una volta di rinunciare a dei soldi per restare nel meccanismo perfetto dei Golden State Warriors, che DeAndre Jordan ha scelto un annuale da 24 milioni per i Mavs e che Paul George ha immediatamente abbandonato ogni prospettiva di trasferirsi ai Lakers, rifirmando un quadriennale da 137 milioni di dollari con i Thunder.

Smaltita buona parte delle firme più importanti, LeBron James ha annunciato il suo trasferimento ai Los Angeles Lakers con un quadriennale da 154 milioni di dollari che ha causato un effetto valanga nel mercato degli angeleni: insieme a lui sono arrivati JaVale McGee, Lance Stephenson, Kentavious Caldwell-Pope e Rajon Rondo, un quartetto radioattivo che promette di ridisegnare completamente la conformazione giallo-viola di Los Angeles.

A questo punto, Golden State non si è fatta trovare impreparata e ha firmato con un contratto annuale da 5.3 milioni DeMarcus Cousins, nettamente uno dei migliori lunghi di questa generazione NBA, al quale nessuno aveva fatto una reale offerta in questa free-agency perché reduce da un gravissimo infortunio al tendine d’Achille. Con buona parte dei grossi nomi giunti molto presto a un accordo, tanti onesti mestieranti hanno trovato un buon contratto, andando a definire in maniera ancora più marcata quella che è la conformazione dell’NBA 2018-19. Vanno lette in questo senso le scelte dei Boston Celtics (che hanno rifirmato Aron Baynes), dei Toronto Raptors (che hanno riconosciuto grossa importanza a Fred VanVleet con un biennale da 18 milioni) e dei Philadelphia 76ers (che hanno assorbito il contratto di Wilson Chandler e firmato Nemanja Bjelica).

Tutto definito, quindi? Assolutamente no, ci sono ancora tante risposte in sospeso in questa estate NBA. Quattro nomi su tutti tengono banco: Kawhi Leonard, Clint Capela, Marcus Smart e Isaiah Thomas. Il primo, in scadenza 2019, ha fatto capire praticamente a chiunque di voler lasciare San Antonio per i Lakers ma i nero-argento cercano una trade molto vantaggiosa per lasciarlo andare: riuscirà ad accasarsi già quest’anno alla corte di LeBron James? La sua situazione sarà, senza alcun dubbio, quella da monitorare maggiormente man mano che la stagione si avvicina.
Capela, invece, sembra sempre più indirizzato verso un rinnovo con i Rockets ma tra le parti ballano circa 40 milioni di dollari: tanti soldi per una squadra già piuttosto in difficoltà dal punto di vista salariale, trovare la quadra non sarà semplice.

Ancora diverse le situazioni di Smart e Thomas: se Smart era alla ricerca di un contratto superiore ai 12 milioni di dollari e dovrà, forse, accontentarsi di rifirmare a circa la metà (6.4) per i Celtics, Thomas ha visto il suo valore abbattersi nel corso di un solo anno, passando dal cercare un contratto al massimo salariale alla paradossale situazione di dover trovare affannosamente il proprio posto nella Lega.

Insomma, tante cose devono ancora succedere e molte altre,al momento imprevedibili , potrebbero verificarsi. Una sola cosa è certa: a ogni trasferimento che si concretizza, aumenta a dismisura la nostra voglia di avere il responso del campo, unico giudice insindacabile dopo un’estate di movimenti che hanno sollecitato la nostra fantasia.

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