I Los Angeles Lakers stanno tornando!

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Alla vigilia della free-agency del 2018 erano ben poche le squadre con uno spazio salariale tale da stravolgere quella che è stata la propria storia recente. Tra queste svettava, senza dubbio, la presenza dei Los Angeles Lakers, la franchigia NBA più famosa al mondo, reduce da anni di vacche magre.

L’obiettivo dichiarato degli angeleni era arrivare a LeBron James, il più forte cestista del mondo: un singolo tassello che, se aggiunto al puzzle, avrebbe rimesso con forza i giallo-viola di Los Angeles sulla mappa delle squadre da seguire costantemente nel corso delle prossime stagioni. Senza nascondersi troppo, quindi, i Lakers hanno improntato le mosse degli ultimi mesi proprio sulla prospettiva di arrivare a LBJ.

Questo lungo percorso è iniziato nel febbraio 2017, quando è stato licenziato il General Manager Mitch Kupchak per far posto a Magic Johnson e Rob Pelinka, ed è proseguito nella scorsa estate con la rinuncia al giovane ma difficilmente leggibile D’Angelo Russell e la contestuale liberazione di spazio salariale (leggasi contrattone di Timofey Mozgov) in vista di questa estate. L’opera, proseguita anche nel corso dell’ultima regular season con delle mosse di simile tenore, ha trovato il suo compimento nella notte tra l’1 e il 2 luglio. LeBron James ha firmato un contratto quadriennale da 154 milioni di dollari, rompendo immediatamente gli indugi su quella che sarebbe stata la sua destinazione attraverso un comunicato dell’agenzia che lo rappresenta, la Klutch Sports. Una scelta simile, pur fondata anche su ragioni evidentemente extra cestistiche (Los Angeles è sede della maggior parte degli interessi economici del Re, oltre che il posto perfetto per amministrare la sua vita quando avrà smesso di giocare), ha dei risvolti tangibili anche sotto l’aspetto tecnico. Infatti, come testimoniano le otto finali NBA consecutive raggiunte da James, chiunque lo prenda ha il dovere stringente di mettergli a disposizione una squadra competitiva: tra le ragioni che hanno portato LBJ a lasciare l’Ohio c’è anche la volontà di tornare a vincere con una squadra che gli fornisca, ora o nei prossimi anni, maggiori possibilità di battere i Golden State Warriors rispetto a quelle che gli davano i Cleveland Cavaliers.

Di materiale interessante a Los Angeles già ce n’è: i giovanissimi Lonzo Ball, Kyle Kuzma e Brandon Ingram hanno già dimostrato di avere del talento pronto a essere plasmato. In più, coach Luke Walton, pur giovanissimo, ha già mostrato di avere idee tattiche moderne e di disporre della personalità giusta per fare anche delle scelte difficili. Questo può bastare a garantire a LeBron ciò che cerca? Chiaramente no, ma fornisce sia al Re che ai Lakers le prospettive giuste per strutturare al meglio il proprio percorso insieme. L’accordo quadriennale, infatti, mette meno fretta ai giallo-viola nella loro ricerca di una seconda super-star da affiancare a James e permetterà alle parti di valutare quello che sarà l’impatto di LBJ su un gruppo così giovane.

Le prime mosse effettuate dai Lakers dopo l’affaire James vanno proprio nella direzione dell’attesa. JaVale McGee, Lance Stephenson, Kentavious Caldwell-Pope e Rajon Rondo sono state le quattro firme successive, arrivate evidentemente sulla scia dell’hype generato dall’arrivo di James, ma non sono necessariamente gli uomini che porteranno la squadra di coach Luke Walton a fare il salto di competitività di cui parlavamo in precedenza. Non è un segreto che i Lakers abbiano intenzione di acquisire anche Kawhi Leonard, stella dei San Antonio Spurs che ha rotto con la propria franchigia proprio a causa della sua volontà di unirsi ai giallo-viola. Le firme a cui facevamo riferimento poco fa, però, fanno intuire quanto da parte di Magic Johnson e Rob Pelinka non ci sia per il momento alcuna voglia di forzare delle mosse che potrebbero ridurre le possibilità di manovra dei Lakers dei prossimi anni. Vanno lette in questo senso le offerte definite “poco congrue” agli Spurs per Leonard e va in questa direzione anche la decisione di non offrire alcun contratto a DeMarcus Cousins, centro dominante ma reduce da un grave infortunio al tendine d’Achille, accasatosi poi ai Golden State Warriors.

I Lakers, dunque, vogliono tornare grandi, ma senza alcuna voglia di affrettare le proprie mosse. Prepariamoci, allora, ad assistere a una stagione in cui i giallo-viola torneranno a vivere una stagione al di sopra del 50% di vittorie, raggiungendo probabilmente i play-off, ma nella quale non mancheranno momenti di tensione e contraddizioni tecnico-tattiche. Non stupiamoci, dunque, di assistere a mosse in corso d’opera da parte della dirigenza angelena ma non dimentichiamo che, se proprio tutto dovesse restare immobile, i Lakers potranno convincere una stella come Leonard a firmare per loro nella prossima estate senza dover smuovere nessuno dei loro pezzi pregiati. Nel frattempo la stampa californiana già è pronta a versare fiumi d’inchiostro a riguardo della miscela nucleare che è venuta a crearsi nello spogliatoio: le possibilità di convivenza tecnica tra Stephenson, Rondo, Ball e James è già sotto la lente di ingrandimento degli osservatori. In più, alcune delle teste più calde della lega condivideranno la stessa locker room, in una franchigia che, storicamente, tende a far assomigliare le proprie questioni interne a delle puntate di un reality.

In attesa di capire quale sarà l’assetto che porterà i Lakers a cercare un nuovo assalto al titolo, possiamo tranquillamente metterci comodi: nella prossima stagione all’ombra di Hollywood non mancheranno di certo i temi di interesse.

Credits: Getty Images

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