IRVING AI LAKERS: KYRIE VUOLE LEBRON

IRVING AI LAKERS: KYRIE VUOLE LEBRON

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Kyrie Irving vuole i Los Angeles Lakers e Lebron James. Doveva essere un’estate sostanzialmente tranquilla, si sta rivelando forse una delle più caotiche e sorprendenti degli ultimi decenni. Perché nel mercato NBA ai tempi del nuovo contratto televisivo e del salary cap che aumenta ogni anno che passa (dal 2024-25 salirà a 123 milioni di dollari, con una spesa minima per ogni franchigia di almeno 111 milioni) ci sta davvero di assistere a colpi, trade e operazioni che nessuno aveva messo in conto.

Così come in pochi giusto qualche anno fa avrebbero scommesso su un Kyrie Irving desideroso di riformare la combo con LeBron James, rinverdendo i fasti dei Cleveland Cavaliers che nel 2015-16 si presero la gloria immortale ribaltando le Finals contro i Warriors, unico team capace di rimontare da 1-3 a 4-3 in una serie con in palio l’anello. Quando se n’è andò da Cleveland, preferendo accomodarsi nello spogliatoio di Boston Celtics (era l’estate del 2017), volarono gli stracci.

Ma le strade dell’NBA sono davvero infinite e misericordiose, un po’ come quelle del Signore: cinque anni dopo Kyrie non chiederebbe di meglio che riunirsi con LeBron e cercare di puntare al massimo in quel di Los Angeles, naturalmente sponda Lakers, confermando i rumors emersi dopo la decisione di esercitare la player option per il rinnovo da 36,5 milioni di euro con i Nets, che ai più era sembrato solo un modo per preparare la fuga. Quando poi Durant ha detto a sua volta di voler salutare Brooklyn, il nodo è venuto al pettine: Irving si stava già guardando attorno, e i Lakers sono la sua destinazione preferita.

WESTBROOK A BROOKLYN, MA NON BASTA

Da qui a pensare di essere accontentato, però, un po’ ce ne passa. Breve recap della situazione: Irving potrebbe benissimo giocare ai Nets un’altra stagione, poiché è sotto contratto fino al 2023, e poi salutare l’estate prossima da free agent. Ma Brooklyn, fiutato il pericolo, proverà certamente a scambiarlo con qualche altro asset.

A Los Angeles ad esempio c’è Russell Westbrook che vive un po’ da separato in casa: a parole tutto bene, poi però si scopre che all’interno dello spogliatoio Lakers molti di lui ne hanno le tasche piene. Se arriva l’offerta vantaggiosa nessuno lo tratterrà in California tanto a lungo, e forse l’occasione buona è destinata a manifestarsi adesso: uno scambio alla pari non è possibile, almeno non in senso economico, perché Westbrook guadagnerà 47 milioni nella prossima stagione, dunque 10,5 milioni in più, che peserebbero eccome sul salary cap dei Nets.

Che pertanto dovrà cedere un ulteriore giocatore per far quadrare i conti: i Lakers vorrebbero che sia Seth Curry, che costa “appena” 8,5 milioni e ha il contratto per un’altra stagione, ma Brooklyn vorrebbe spedire a LA il contratto biennale di Joe Harris, che peraltro a libro paga costa 38 milioni complessivi (19 a stagione), ricevendo anche una o più scelte al primo giro ai prossimi Draft. La trade è solo all’inizio: Irving ai Lakers andrebbe di corsa, Westbrook a Brooklyn (sostanzialmente NY) forse meno, ma in qualche modo tornerebbe ad essere uomo franchigia e con qualche aggiustamento intorno potrebbe comunque dirsi contento. Insomma, si potrebbe anche fare, ma la telenovela è solo all’inizio.

DURANT ALLA FINESTRA: TORONTO E BOSTON CI PENSANO

I Nets devono risolvere anche l’altro fronte in uscita, quello riguardante Kevin Durant. Che avrebbe messo Phoenix e Miami in cima alla lista dei desideri, ma che potrebbe finire a Toronto, perché i Raptors ne hanno di spazio per accogliere i quasi 200 milioni di dollari garantiti dal contratto quadriennale di cui dispone KD. Anche Boston però si è iscritto alla corsa: i Celtics, che hanno appena offerto due anni a Danilo Gallinari (che da piccolo era tifoso dei verdi: un cerchio si chiude nel momento in cui un sogno si realizza) e firmato Malcom Brogdon da Indiana in cambio di Theis, Neismith e una prima scelta, starebbero pensando di sacrificare uno tra Jaylen Brown e Marcus Smart pur di arrivare a Durant, alimentando a quel punto velleità da titolo senza potersi più nascondere dopo l’entusiasmante cavalcata play-off appena conclusa. E magari KD sarebbe il primo a pensare che questa potrebbe rivelarsi la scelta migliore tra tutte quelle possibili.

ZION, RINNOVO MONSTRE. MINNESOTA VA ALL IN

I primi giorni di mercato hanno messo in vetrina tanti rinnovi a cifre altisonanti. Zion Williamson, sin qui quasi un oggetto misterioso ai Pelicans (non gioca da più di un anno…), ha rinnovato per 5 stagioni a 231 milioni. Anche Darius Garland ha rinnovato con i Cavaliers a cifre record (193 milioni più bonus per 5 anni), dando credito all’ipotesi che lo vuole sempre più al centro del progetto a differenza di quanto lo sia Collin Sexton, che magari finirà altrove a stretto giro di posta (intanto è tornato Ricky Rubio per tre anni).

E così anche Zach LaVine, per i prossimi 5 anni a Chicago (a 215 milioni). La firma di Rudy Gobert a Minnesota testimonia la volontà dei Wolves di accelerare nel percorso di crescita: con Towns si profila il ritorno della “twin towers”, alla faccia di chi vede l’NBA sempre più indirizzata verso quintetti “small ball”. E Minny con Russell e Edwards ancora a roster potrebbe diventare per davvero la mina vagante a Est. I Suns hanno blindato Biyombo e preso Jack Landale dagli Hakws: aver firmato due centri fa pensare a un addio imminente di DeAndre Ayton, che qualcuno considera pedina chiave in un eventuale trade con i Nets per Durant. I Warriors hanno salutato Bjelica, Lee, Porter jr. e Payton II: Kerr rimane “senza panchina”, ma intanto dai Kings ecco Donte DiVincenzo.

(Credits: Getty Images)

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