LeBron James resta il volto indiscusso della NBA moderna

LeBron James resta il volto indiscusso della NBA moderna

LeBron James resta il volto indiscusso della NBA moderna

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Avete presente la sensazione di impasse che provate quando vi trovate a chiedervi chi sia, in questo momento, il più grande calciatore al Mondo? L’incapacità nel trovare una risposta è comune a molti, visto che ogni volta che ci sembra di aver trovato l’argomento decisivo a elevare definitivamente Lionel Messi al rango di numero uno indiscusso, arriva immediatamente Cristiano Ronaldo che ci fornisce nuove prove nella direzione opposta all’interno di un continuo inseguimento della grandezza che giova reciprocamente ad entrambi. Ecco, se traslate la stessa domanda nel contesto cestistico, non dovete riflettere nemmeno un secondo per trovare riposta.

LeBron James è indubbiamente il più forte cestista al mondo e lo è, in maniera indiscussa, da circa otto anni. Dentro e fuori dal campo è, senza alcun dubbio, il  volto degli ultimi 15 anni di NBA.
Un regno duraturo, quasi dispotico, che assume contorni ancora più impressionanti se si considera la quantità di talento di cui la NBA è innervata attualmente: com’è possibile che un singolo cestista abbia raggiunto uno status così inscalfibile malgrado l’avvicendarsi degli avversari, le rivoluzioni del gioco e il passare degli anni? Già, perché LBJ non è più un ragazzino ma, per tutti quelli che osservano la NBA, è davvero impossibile pensare a una Lega priva del numero 23 dei Cavs.
Il primo aspetto peculiare del suo successo risiede, probabilmente, nella finestra temporale nella quale si è affacciato in NBA: James è arrivato nella lega cestistica più importante del mondo nel giugno del 2003, pochi mesi dopo il ritiro della più grande icona che la pallacanestro avesse mai generato, Michael Jordan. Non ci è arrivato, però, da perfetto sconosciuto: se Sports Illustrated ti dedica una copertina a soli sedici anni in cui ti chiama “The Chosen One” e sei la prima scelta assoluta di uno dei Draft più importanti di sempre, un minimo di attenzione da parte dei media te la porti dietro. Un diciottenne che si porta dietro tanto clamore mediatico, che viene scelto dalla squadra del suo stato natale (i Cleveland Cavaliers) e che arriva in una lega orfana del suo più grande sponsor ha una sola cosa da fare: colmare, anche abbastanza in fretta, quel gap emotivo e d’immagine. Chiariamoci: non sono mai mancate le stelle capaci di illuminare il firmamento NBA, anche prima e dopo la venuta di Jordan, ma nessuna ha mai potuto seriamente pensare di iscrivere il suo nome accanto a quello di MJ.

LeBron, a questo punto della carriera, può già dire di essere riuscito in un’impresa: riaprire compiutamente le discussioni sul titolo di Greatest of All Times.
Certo, le strade per riuscirci non sono state tutte semplici e lineari. LBJ ha passato l’intera prima parte della propria carriera a sentirsi dare del perdente. Ma come? Un talento di quel genere, capace di fare tutto al meglio, è un perdente?
Già. Per i primi otto anni della sua carriera James non ha vinto il tanto agognato anello. Non si può dire, però, che non ci abbia provato: ogni anno, sin dal suo ingresso nella NBA, ha aggiunto nuove varianti al proprio gioco, preparandosi a prendere in mano l’intera lega. La grandezza di James stava anche in questo: nel non adagiarsi mai sugli allori di un talento sovradimensionato.
Nel  2007, a 23 anni ancora da compiere, aveva anche portato i suoi Cleveland Cavs in finale, venendo annichilito dai San Antonio Spurs. Fino al 2010, malgrado un’infinità di titoli individuali accomulati, non è neanche più riuscito a raggiungere le Finals: i Cavaliers non riuscivano a costruirgli attorno una squadra in grado di competere. E allora lui è andato ai Miami Heat da Dwyane Wade e Chris Bosh. Ha scelto di guardare the bigger picture, anche al costo di venire aspramente criticato da coloro i quali lo hanno sempre amato. Non si può dire che la scelta non abbia pagato. Dal 2011 a oggi, ha una striscia ancora aperta di 8 finali NBA consecutive: qualcosa di impensabile, a maggior ragione nel sistema sportivo statunitense. Immaginate se uno tra Messi e Cristiano Ronaldo dovesse riuscire a disputare otto finali consecutive di Champions League: avreste ancora dei dubbi su chi sia il migliore tra i due? Ragionevolmente non ne avreste. All’interno di questi 8 anni, tante cose sono cambiate: nel 2014 LeBron è tornato a Cleveland, cercando una soluzione che facesse felice lui e “la sua gente”, senza porre mai un freno al desiderio di arrivare fino in fondo.

Sono arrivati, fin qui, 3 titoli NBA. L’etichetta di perdente si è dissolta, così come nel 2016 è svanita la maledizione che vedeva la città di Cleveland incapace di vincere un titolo sportivo da ben 52 anni. Le cinque sconfitte, però, continuano a fungere da carburante per la sua ascesa: ogni volta che lo si vede in campo, appare lampante come la sua voglia di vincere sia intatta.
In arrivo, per lui, c’è la sesta sconfitta totale in finale.  Anche ieri notte, malgrado una sua prova maestosa da 33 punti, 11 assist e 10 rimbalzi, i suoi Cavs hanno perso, scivolando sul 3-0, a una sola sconfitta dal concedere il secondo titolo filato ai Golden State Warriors.
Ecco perché si vocifera che LBJ possa lasciare ancora una volta Cleveland in estate, magari in cerca di una meta ancora più competitiva. L’obiettivo è uno solo: chiudere la carriera come il più grande giocatore di sempre. Per essere il più grande, però, non si può essere limitati alla propria dimensione competitiva: bisogna colonizzare anche territori che con il basket non hanno nulla a che fare. E così, nel dicembre 2015, LeBron ha firmato un contratto a vita da 1 miliardo di dollari con la Nike, portando anche in questo aspetto il suo nome accanto a quello di Michael Jordan. Ma non è finita qui: ha anche deciso di incarnare lo spirito degli afroamericani in lotta contro il presidente USA Donald Trump, lasciandosi più volte andare a dichiarazioni dal grande impatto sociale che lo hanno visto prendere posizione su temi politici sui quali Jordan non si era mai esposto. Se MJ aveva preferito prediligere l’aspetto economico del suo brand, lasciandosi andare a dichiarazioni di culto come: “Anche i repubblicani comprano le scarpe”, LBJ non ha mai avuto paura di esporsi.
Non è un caso che qualcuno stia già ipotizzando un suo futuro in politica. Senza correre troppo e in attesa di sapere quel che sarà del suo futuro, bisogna tenere a mente una sola cosa: LeBron James resta il volto più riconoscibile della NBA moderna.

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