NBA: FONTECCHIO PRONTO A CONQUISTARE GLI USA A RITMO DI… JAZZ

NBA: FONTECCHIO PRONTO A CONQUISTARE GLI USA A RITMO DI… JAZZ

NBA: FONTECCHIO PRONTO A CONQUISTARE GLI USA A RITMO DI… JAZZ

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“Italians do it better”. È il motto che fa da sfondo all’inizio della nuova stagione NBA, dove Simone Fontecchio è in procinto di cominciare la sua nuova avventura agli Utah Jazz. La pattuglia italiana è ridotta un po’ all’osso, ora che Danilo Gallinari dovrà starsene buono per qualche mese dopo la rottura del crociato nel corso del match della nazionale contro la Georgia. A Boston lo aspettano a mani giunte (ma intanto hanno altri problemi), ma il tricolore sventola comunque sul suolo NBA grazie a due volti nuovi che hanno incuriosito e non poco il popolo americano.

Di Paolo Banchero, però, si conosce ormai vita, morte e miracoli: la prima scelta dell’ultimo Draft è una delle attrazioni destinate a monopolizzare la prima parte di stagione, e la scelta di posare con la bandiera tricolore alle spalle nel giorno del Media Day (in pratica quello della campanella di inizio anno per tutte le squadre) è il segnale che tutti nella penisola stavano aspettando. Perché Banchero non ha mai nascosto di voler diventare un giocatore della nazionale azzurra, benché non spiccichi una parola di italiano (dettaglio trascurabile?…) e non abbia forse mai messo piede per davvero nel paese di Dante. Il sogno, non certo nascosto, è di vederlo vestire la maglia della nazionale nel mondiale previsto nelle Filippine nell’estate del 2023, e su quello continua a lavorare la federazione (che ieri avrà sorriso, vedendo quel tricolore).

 

UMILE MA DECISO: “SO DI POTER STARE SU QUESTO PALCOSCENICO”

Se Banchero avrà tanti riflettori puntati addosso, come a ogni prima scelta che si conviene, meno saranno puntati addosso a Simone Fontecchio, che pure è riuscito a convincere gli Utah Jazz a dargli una chance nel più bel campionato del mondo. Miglior giocatore azzurro a EuroBasket 2022, nonostante il cruccio di quei due tiri liberi sbagliati nei secondi finali del quarto contro la Francia (ne aveva sbagliato appena uno dei precedenti 20 tentati nella rassegna: contro gli dèi del basket c’è poco da stare a discutere), Fontecchio è pronto ad affrontare la sfida più grande della sua carriera, ma anche a dimostrare al mondo intero di meritare eccome la chance che gli è stata consegnata.

“Sognavo da sempre di poter vivere un momento come questo. Credo di meritarmi l’NBA, anche perché era un obiettivo che mi ero prefissato da tempo. Grazie al mio modo di difendere e all’intensità che riesco a mettere in ciò che faccio ho la ragionevole certezza di poter essere un fattore anche a questo livello. Il tiro è sicuramente il mio punto di forza e mi trovo bene a giocare in campo aperto, ma ci sono molte cose in cui devo migliorare, dal ball handling alle letture di gioco, finanche alla gestione del pick and roll. Arrivo in un mondo con spaziature e regole differenti, dovrò abituarmi in fretta ma sono sicuro che saprò offrire un contributo valido alla causa”.

 

AL POSTO GIUSTO NEL MOMENTO GIUSTO

Gli Utah Jazz hanno deciso di andarci giù pesante di rebuilding, avendo optato per la completa opera di smantellamento della squadra che negli anni scorsi ha provato (senza riuscirci) a dare l’assalto al titolo. Un ciclo che aveva in Donovan Mitchell e Rudy Gobert i due pilastri dell’architrave, rispettivamente spediti a Cleveland e Minnesota in cambio di una marea di prime scelte.

Ecco, il futuro certamente potrebbe delinearsi roseo: nell’arco di 4-5 anni i Jazz avranno tante buone opportunità di scelta al Draft, e per iniziare un nuovo ciclo non esiste nulla di meglio di una prospettiva simile. Anche la scelta di Fontecchio va un po’ in questa direzione: un giocatore nuovo per la realtà NBA, ma già capace di ergersi a protagonista su scala internazionale dopo le ottime performance fatte registrare alle Olimpiadi di Tokyo e a EuroBasket.

“Arrivo nel momento della piena maturità come atleta e come uomo. La nascita del primo figlio mi ha cambiato e mi ha permesso di mettere ordine nella mia vita, così come a molto mi sono servite le esperienza in Germania e Spagna”.

Tra le prime curiosità alle quali ha dovuto rispondere Fontecchio, una era legata alla presunta ammirazione nei confronti di Joe Ingles, uno dei grandi idoli della piazza negli anni passati. In realtà, come spiegato dal giocatore (che pure ha detto di ammirare tanto l’australiano), s’è trattato tutto di un malinteso dovuto a una cattiva traduzione di un’intervista fatta a Tokyo durante i Giochi Olimpici da un giornalista americano.

 

I JAZZ CI VANNO GIÙ PESANTI CON LA RICOSTRUZIONE

L’accoglienza a Salt Lake City è stata abbastanza calorosa, per quanto nello stato di Utah non c’è molto di cui essere contenti, pensando alla prospettiva di attraversare una lunga traversata nel deserto prima di tornare ad essere competitivi. Oltre ai due big già citati, i Jazz hanno ceduto anche Royce O’Neale (ai Nets) e Bojan Bogdanovic (ai Pistons), spedendo poi Patrick Beverley ai Lakers (era arrivato nella trade di Gobert ai Wolves). Oltre a Fontecchio sono arrivati dai Cavs Sexton e Markkanen, ma in lista d’uscita restano Mike Conley, Rudy Gay e Malik Beasley, pronti ad essere scambiati in cambio di gente futuribile o di altre scelte.

Nel cognome del nuovo allenatore, l’ex assistente di Udoka ai Celtics, Will Hardy, c’è già molto della prospettiva che attende la squadra dello stato di Utah: sarà una stagione “dura”, perché converrà perdere (voce del verbo tankare) per assicurarsi altre scelte migliori in ottica Draft 2023. Il sogno, manco a dirlo, è di pescare l’erede naturale di Gobert, vale a dire il suo connazionale Victor Wembanyama, la vera pepita d’oro della prossima selezione. Nell’attesa, tanto vale concedersi anche un momento nostalgia con la rielaborazione della divisa anni ’90, quelli di Stockton to Malone.

 

(Credits: Getty Images)

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