NBA PLAYOFF, RESTA SOLO UN VERDETTO: MORANT VUOL REGALARSI CURRY

NBA PLAYOFF, RESTA SOLO UN VERDETTO: MORANT VUOL REGALARSI CURRY

NBA PLAYOFF, RESTA SOLO UN VERDETTO: MORANT VUOL REGALARSI CURRY

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Resta una sola squadra per completare il quadro del secondo turno dei play-off NBA: potrebbe fare rima con Memphis se stanotte alle 3 italiane (diretta Sky Sport) i Grizzlies chiuderanno i conti in gara 6 contro Minnesota, che pure resta attaccata a una serie decisamente equilibrata, con il fattore campo saltato in due delle 5 gare sin qui disputate e la sensazione che forzare a gara 7 non sia poi così impossibile.

Una serie che vive sul filo del rasoio in un contesto di primo turno che ha offerto tante gare entusiasmanti, con poche partite dall’esisto scontato e in generale una grande capacità di tenere il pubblico col fiato sospeso sino alla sirena finale. Insomma, quanto di meglio l’NBA poteva offrire una post season orfana della squadra più attesa (leggi Lakers) e nella quale l’altra formazione più attesa (dicesi Nets) ha fatto praticamente la comparsa o poco più.

E l’ultima notte è servita invece per ribadire al mondo intero che i cavalli di razza hanno voglia di correre fino alla linea del traguardo senza cullarsi troppo delle difficoltà: Embiid, Doncic e Paul hanno completato la loro missione, portando Phila, Dallas e Phoenix alla vittoria decisiva in gara 6 e chiudendo le rispettive serie che per una serie variegata di ragioni s’erano fatte più complicate del previsto. Ma sono dove volevano essere, e il resto sono davvero solo parole.

MEMPHIS VOLA IN MINNESOTA PER CHIUDERE LA SERIE

Giusto però ripartire da chi la qualificazione alle semifinali di conference se la deve ancora guadagnare. E il match point è sulla racchetta di Memphis, che s’è specializzata in rimonte nell’ultimo quarto, dove il confronto con i Wolves a livello di numeri è impietoso: mentre i Grizzlies segnano in media 31.6 punti nei 12’ finali, Minnesota non va oltre i 23.8, e di fatto la differenza nel punteggio globale della serie è tutta racchiusa in questi numeri.

Perché pesa come un macigno il ribaltone di gara 3, la prima giocata in Tennessee, quando il 37-12 di parziale del quarto quarto ha permesso a Ja Morant e compagni di risalire dal -16 al +9 finale. In gara 5 il copione è stato ben diverso, con Memphis che ha fatto la lepre e Minny che l’ha ripresa quando sul cronometro restavano da giocare appena 3,7 secondi, tempo comunque sufficiente a Morant per penetrare nel pitturato e appoggiare il layup del nuovo e decisivo allungo.

Chiaro che i Wolves paghino un po’ dazio all’inesperienza, essendo di fatto solo Pat Beverly l’unico reale giocatore con un passato degno di tal nome in una serie play-off. Gli altri, per quanto bravi, non hanno lo stesso chilometraggio e a volte s’inceppano, magari anche dopo prove sontuose: Towns in gara 5 ha combinato per 18 punti e 12 rimbalzi, ma ha perso 7 palloni e in generale nei momenti topici della gara ha faticato a vedere il ferro.

E lo stesso dicasi di Anthony Edwards (22 punti ma zero assist) e D’Angelo Russell (12 punti e 8 assist), ai quali di tanto in tanto la mano è tremata. Morant invece, pur essendo appena un 23enne al primo vero giro di giostra ai play-off, ha dimostrato di saper giocare col piglio del veterano: la sua serie lo consacra già al rango di all star e in gara 6 al solito sarà il nemico pubblico numero 1 della difesa di casa.

Che pure dovrà fare attenzione anche a Desmon Bane, che nelle due gare giocate a Memphis ha viaggiato con oltre 30 punti di media mettendo 7 triple a serata a referto. Proprio le scarse percentuali dall’arco di gara 5 hanno reso più accidentato il cammino dei Grizzlies, che pure hanno tutte le carte in regola per chiudere la serie e cominciare a concentrarsi sulla sfida contro Golden State. Minnesota non ha bisogno di eroi (lo ha detto Edwards, tentando di giustificare qualche forzatura di troppo al tiro sua e dei compagni), ma solo di una grande prova corale per tornare in Tennessee a giocarsi le proprie carte. E sarebbe una signora gara 7.

PHILA ESPUGNA TORONTO, EMBIID HA LA SUA RIVINCITA (TRE ANNI DOPO)

L’ultima notte ha regalato tre vittorie esterne, e di conseguenza tre chiusure anticipate delle serie. Impossibile non cominciare dal successo netto di Philadelphia in casa di Toronto, che era stata capace di rientrare da 0-3 a 2-3 nella serie, salvo poi doversi arrendere davanti al proprio pubblico alla serata di straorinaria vena di Joel Embiid. I cui numeri parlano da soli: 33 punti, 10 rimbalzi, +28 di plus/minus in una gara che i Sixers hanno vinto 132-97, consentendo a Doc Rivers di diventare il secondo tecnico della storia (l’altro è Pat Riley, oggi GM di Miami) a vincere per tre volte una gara che chiude una serie con più di 30 punti di vantaggio.

Se Embiid poi offre solo un assist ai compagni, 15 ne ha dispensati James Harden, che pure ha trovato il modo per mettere anche 22 punti a referto. Maxey, il terzo violino di casa Sixers, ne ha firmati 25 e Harris è salito a 19. Che poi le giocate decisive a metà partita, con la gara ancora in equilibrio, le ha piazzate il redivivo Danny Green, con un 4/7 dall’arco e un paio di sontuose difese da mandare in loop nelle scuole basket di tutto il mondo. Toronto è crollata nella ripresa dopo aver fatto vedere i sorci versi a Phila, che si sentiva già in semifinale dopo essersi spedita avanti 3-0 nella serie.

I Sixers hanno scacciato via l’incubo di doversi giocare tutto a gara 7 e ora possono concentrarsi sulla sfida contro Miami, che ha avuto qualche giorno in più di riposo e ha quel Jimmy Butler che nel 2019 chiuse con 19.6 punti di media la sua campagna play-off spezzata dal tiro sulla sirena di Kawhi Leonard nell’indimenticabile gara 7 disputata a Toronto, con Embiid che uscì dal campo in lacrime promettendo a se stesso di tornare un giorno a vendicare quel ko. Cosa riuscita la scorsa notte.

PAUL VEDE SOLO LA RETINA: I SUNS CHIUDONO I CONTI

Un cecchino. Per giunta infallibile. Una rarità anche nel mondo NBA, quello che Chris Paul sente di tenere in scacco e dal quale spera di ottenere il massimo, cioè quell’anello a lungo inseguito e solo sfiorato la scorsa stagione. Ma la prova da 14 tiri e 14 canestri in gara 6 a New Orleans, teatro in passato delle sue gesta, è qualcosa di folle e al tempo stesso maledettamente straordinario: è CP3 a trascinare i Suns fuori dal guado nel quale si stavano cacciando, sotto di 10 punti all’intervallo lungo ma capaci di riemergere in una ripresa nella quale sono tornati a giocare la pallacanestro che l’ha portati ad essere senza indugio alcuno la regina della regular season.

Ha contribuito parecchio anche il ritorno in campo di Devin Booker, la cui assenza è il motivo per il quale i Pelicans hanno avuto una chance (forse anche più d’una) per allungare la serie fino a gara 6, e sperare anche di andare a gara 7. Detto di Paul, il solo e unico giocatore della storia a chiudere una partita “perfetta” in post season con un quantitativo simile di canestri realizzati (e dalla lunetta è andata altrettanto bene: 4/4), un contributo rilevante l’ha offerto Ayton, con 22 punti e 7 rimbalzi grazie ai quali ha limitato il temuto Valanciunas, dirimpettaio nelle precedenti sfide.

Ingram ha provato a rimettere NOLA avanti in un finale concitato, con i Suns bravi a mettere il naso avanti con 100 secondi da giocare (tripla di Booker, seppur in una serata in cui ha mostrato qualche comprensibile difficoltà) e poi a impedire il ritorno dei Pelicans. Che escono a testa alta, e che ora possono tornare a chiedersi che ne sarà di Zion Williamson, il grande assente di stagione.

DONCIC È UMANO, MA I JAZZ SBAGLIANO SPARTITO

Bogdan Bogdanovic in vita sua avrà sbagliato si e no tre triple con spazio aperto. Una di queste, suo malgrado, è quella che condanna i Jazz all’eliminazione in gara 6 per mano di una Dallas che non ha fatto faville, almeno non rispetto ad altre serate della serie, ma che si ricompatta giusto in tempo per evitare di doversi giocare tutto a casa propria in una gara da dentro o fuori. Doncic mostra una versione un po’ più umana del solito (24 punti, 8 assist e 9 rimbalzi, ma tirando 8/21), eppure mette due triple di capitale importanza nel quarto quarto, spegnendo gli ardori del popolo di Salt Lake City.

A decidere la sfida è pero Jalen Brunson, che suggella una serie da attore protagonista con la tripla del definitivo sorpasso. Non bastano ad Utah la solita buona prova di Mitchell e neppure le rotazioni allungate di Snyder che alla fine si ferma ancora una volta al primo turno. Dallas come “premio” si ritrova accoppiata a Phoenix, e la sfida Doncic-Paul è di quelle da segnarsi in agenda. A Est, invece, domenica (ore 19, diretta Sky Sport e anche in chiaro in streaming) si parte con Boston-Bucks, che per molti è un’altra finale anticipata.

(Credits: Getty Images)

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