NBA SECONDO TURNO PLAY-OFF: AVANTI LE 8 TESTE DI SERIE

NBA SECONDO TURNO PLAY-OFF: AVANTI LE 8 TESTE DI SERIE

NBA SECONDO TURNO PLAY-OFF: AVANTI LE 8 TESTE DI SERIE

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Non c’è stato spazio per le sorprese nel primo turno play-off di una stagione NBA che sul più bello pare essere tornata a livellare le cose come da copione. Perché nessun fattore campo è stato ribaltato nelle 8 sfide che hanno aperto una delle post season più avvincente e incerte degli ultimi anni, senza un padre padrone e soprattutto con la variabile infortuni che come da cattiva e consolidata abitudine ha cominciato a mietere le prime vittime.

Ciò nonostante il pronostico è stato rispettato ovunque, tanto che le 8 formazioni rimane in lizza per contendersi l’anello sono rispettivamente le migliori 4 dell’Est e le migliori 4 dell’Ovest. Anche se qualche accoppiamento delle semifinali di conference somiglia già a una finale anticipata. Prima di passare in rassegna ognuna delle 4 gare in programma a partire dal tardo pomeriggio italiano di domenica 1° maggio è però buona cosa tentare di dare un senso alla fugace corsa play-off delle 8 squadre eliminate, anche solo per il fatto di poter dire di averle viste all’opera.

 

PAGELLE DELLE PERDENTI: JAZZ E NETS, IL FLOP È TOTALE

È insomma più che giusto, come accadeva un tempo a scuola (oggi molto di meno), vedere chi è finito dietro la lavagna e chi può dire di aver fatto il possibile per non chiudere così presto la propria stagione. Categoria quest’ultima di cui fanno parte Pelicans e Raptors, con i primi capaci di forzare i Suns a gara 6 e Toronto che ha evitato lo sweep contro Phila, obbligando i Sixers a una super prova in gara 6 dopo aver recuperato due delle tre gare di svantaggio.

Minnesota contro Memphis ha perso sempre in 6 partite, ma è mancata nei momenti chiave di una serie che non è sembrata così fuori portata. Chicago e Denver, opposte a Bucks e Warriors, hanno fatto quel che hanno potuto, almeno allungando la serie di una partita, e così anche Atlanta con Miami. Le due restanti perdenti sono due grandi incompiute: i Jazz (2-4 con Dallas) perché non hanno saputo sfruttare l’assenza di Doncic per tre partite su 6.

I Nets (0-4 con Boston) perché hanno dimostrato di essere solo un’accozzaglia di talento senza capo, né coda. Con Durant mancato nel momento del bisogno, Irving spaesato e troppo discontinuo, più una difesa oggettivamente rivelatasi troppo debole. Con Ben Simmons il prossimo anno andrà meglio? Forse. Ma intanto Durant è in Europa a guardare l’Eurolega (ha assistito a Monaco-Olympiacos). E l’America non è mai stata così lontana…

 

BOSTON-MILWAUKEE, SENZA MIDDLETON PER I BUCKS È DURA

Ad aprire le danze è quella che, a detta di molti, è la vera “finale anticipata” a Est. Ma per molti di loro lo era anche Celtics-Nets, e l’esame superato a pieni voti da Tatum e compagni li pone leggermente favoriti contro i campioni in carica. Che anche in questa serie dovranno fare a meno di Khris Middleton, senza il quale hanno mostrato di faticare un po’ più del dovuto. Vero è che Grayson Allen, colui che di fatto ne ha ereditato per cause di forza maggiore il posto in quintetto (non in quello titolare, dove c’è Matthews, ma è comunque il reale sostituto di Middleton) ha piazzato subito un incipit da favola con oltre 20 punti di media a serata.

Ma Boston ha le chiavi difensive per fermare un giovane rampante come Allen e soprattutto una buona esperienza collettiva, al netto di una carta d’identità verde, che può consentire ai ragazzi di Udoka di prendere in mano le operazioni senza troppa difficoltà. Chiaro che la sfida nella sfida mette di fronte Tatum e Antetokounmpo, ma i Celtics con Smart (difensive player of the year) e il redivivo Al Horford hanno la possibilità di sparare cartucce di cui i campioni in carica ad oggi non sembrano disporre. E poi i numeri parlano chiaro: delle ultime 40 partite disputate, Boston ne ha vinte 34. Vero è che Milwaukee è stata in grado di risorgere in una finale da 0-2 a 4-2, ma stavolta il compito appare assai più complicato. Che, va ricordato, non fa rima con impossibile.

 

MIAMI-PHILADELPHIA, L’OCCHIO DI EMBIID È L’AGO DELLA BILANCIA

Certe stagioni girano su piccoli dettagli, e quella dei Sixers rischia di essere davvero giunta a un bivio inatteso e tanto dannato. Perché non c’era più nulla per cui valesse la pena dannarsi l’anima a 4’ dalla fine di gara 6 contro Toronto, tanto ampio era il vantaggio di Phila per poter temere di subire una rimonta. Ma Joel Embiid era comunque in campo e la poca lungimiranza di Doc Rivers s’è rivelata nemica, perché in uno scontro fortuito con Siakam il lungo camerunense s’è procurato una frattura dell’orbita oculare destra che rischia seriamente di tenerlo fuori per un bel po’ di partite. Previsioni sui tempi di recupero non se ne possono fare, ma gara 1 a Miami la guarderà con un occhio solo seduto sul divano, o al più da bordo campo e vestito in borghese. Tegola disumana per Phila, che perde un giocatore da oltre 26 punti e 11 rimbalzi a partita e che soprattutto non sa proprio con chi sostituirlo.

Musica per le orecchie di Bam Adebayo, che avrà gioco facile sotto canestro su entrambi i lati, pronto a banchettare contro una squadra che già al completo era penultima nella lega per rimbalzi concessi agli avversari. Phila senza Embiid vuol dire anche Phila si affida ad Harden, che torna primo violino dopo tempo immemore, assistito da Maxey e Harris. Ma contro questa versione degli Heat è dura pensare di avere reali chance di portare a casa quattro partite.

Intanto perché Butler è in missione, leader di una squadra che al solito ha saputo pescare diamanti grezzi (in principio furono Herro e Robinson, ora Strus, Martin e Vincent) trasformandoli in pepite. E se è vero che Lowry mostra tutti gli acciacchi tipici di un 36enne, il ritorno di Oladipo consente a Spoelstra di avere altre munizioni pesanti in mano. Il destino della serie è nelle mani dell’occhio destro di Embiid: se torna a funzionare, con adeguata protezione, Phila avrà una chance. Altrimenti in Florida ci sarà di nuovo aria di festa.

 

MEMPHIS-GOLDEN STATE, GLI SPLASH BROTHERS SONO TORNATI

L’esilio è terminato, quelli della baia sono pronti a riprendersi ciò che la dea bendata ha loro tolto da tre anni a questa parte. I peccati primordiali sono stati scontati e la Dub Nations è tornata a fare la voce grossa, guarda a caso proprio nel momento in cui gli Splash Brothers hanno riaperto bottega e un nuovo terzo violino (Jordan Poole) ha fatto vedere a tutti di che pasta è fatto. Golden State contro Memphis deve ribaltare il fattore campo, ma ciò appare il male minore: il 4-1 su Denver l’ha riproposta all’attenzione come qualcosa in più di una mina vagante a Ovest, tanto da potersi considerare a ragione come la vera contender per l’anello.

Perché al completo Kerr ha una squadra di livello assoluto, con Curry che può far male sia da sesto uomo che da titolare ritrovato (28 punti e 40% dall’arco nel primo turno). Ci fosse stato anche Wiseman sarebbero stati dolori per tutti. E mancherà almeno per due o tre gare anche Iguodala, comunque ormai in fase calante. Warriors favoriti al netto della baldanzosa esuberanza di Ja Morant, pronto a sfidare Curry in un duello tra stelle che promette scintille. Memphis però non è solo Morant: c’è Bane che dall’arco tira che è un piacere (48% nelle 6 gare contro Minnesota!), c’è Clarke in uscita dalla panchina che fa spesso la differenza, ci sono Jackson e Brooks con i quali ci si accoppia sempre male.

Insomma, c’è una squadra vera, ma forse ancora acerba (e la serie con i Wolves in parte l’ha dimostrato) per poterla considerare capace di battere Golden State a questi livelli. Se dovesse però tornare in fretta Steven Adams (fuori per Covid) qualche cartuccia in più da sparare i Grizzlies l’avrebbero, specie in difesa, anello sin qui rivelatosi quello debole della catena. Da qui a considerarli favoriti, comunque ce ne passa.

 

PHOENIX-DALLAS, PAUL CONTRO DONCIC È GIÀ POESIA

Il mondo intero ha celebrato la serata perfetta di Chris Paul in gara 6 contro i Pelicans: 14 canestri segnati su 14 tentati, 4 su 4 ai liberi e in generale una padronanza del gioco, specie nei momenti più caldi della partita, da far invidia a un cyborg. Paul è in missione e Phoenix vuol regalargli quell’anello che sin qui, in 17 stagioni, ha sfiorato per davvero solo lo scorso anno. I Suns però contro i Pelicans hanno faticato più del previsto, anche perché Devin Booker li ha abbondati a metà dell’opera e quando è tornato ha fatto capire di non essere ancora al massimo della condizione.

E contro questa versione di Dallas non essere al top potrebbe costare caro alla squadra col miglior ruolino di marcia di regular season. Intanto perché c’è Doncic dall’altra parte del campo, che sarà anche un po’ in sovrappeso ma che la retina la vede, e quando deve muoversi rapidamente non si fa pregare. Ma soprattutto perché i Mavs hanno dimostrato di saper fare a meno anche del suo leader, perché senza di lui hanno comunque guidato la serie con i Jazz sul 2-1 dopo aver perso in volata gara 1. Dallas mancava al secondo turno da 11 anni e questa opportunità se l’è costruita grazie al lavoro e alla dedizione dei Brunson, dei Dinwiddie e dei Finney-Smith. Onesti mestieranti, gregari in grado di elevare il loro livello nel momento del bisogno.

Chiaro che Phoenix parte con i favori del pronostico: al completo Monty Williams ha una squadra che non deve temere nessuno, semmai solo se stessa. Ayton sotto canestro può fare la differenza a rimbalzo, Bridges può portare tanti punti alla causa, così come Crowder (esperienza ne abbiamo?) e l’ormai solido Johnson. Se anche Shamet tornasse sui livelli di un tempo, beh, allora, saremmo al completo. Doncic però è in missione e scommettere contro lo sloveno di questi tempi è un azzardo. E già gara 1 potrebbe aiutare a capire meglio cosa attende i Suns e quante reali chance dare ai Mavs.

 

IL PROGRAMMA DI GARA 1 DELLE SEMIFINALI DI CONFERENCE

Boston-Milwaukee (domenica 1° maggio ore 19)

Memphis-Golden State (domenica 1° maggio ore 21,30)

Miami-Philadelphia (martedì ore 1,30)

Phoenix-Dallas (martedì ore 4)

 

(Credits: Getty Images)

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