LEONARD VS HEARNS 40 ANNI DOPO: “THE SHOWDOWN”

LEONARD VS HEARNS 40 ANNI DOPO: “THE SHOWDOWN”

LEONARD VS HEARNS 40 ANNI DOPO: “THE SHOWDOWN”

40
0

Se pensate che unificare due cinture di campione del mondo possa essere un’impresa, provate a pensare cosa possa significare riuscire nell’intento di offrire al mondo del pugilato un degno erede di Muhammad Ali. Che il pubblico americano individuò ben presto in Sugar Ray Leonard, uno che dal ring aveva deciso di scendere appena dopo aver conquistato la medaglia olimpica nel 1976, e che invece si ritrovò catapultato in una nuova dimensione divenendo colui che in qualche modo avrebbe dovuto non far rimpiangere Alì nel cuore degli appassionati. Con una data impressa a caratteri cubitali nella storia, quel 16 settembre 1981 quando Las Vegas, battendo per ko. tecnico alla 14esima ripresa Thomas Hearns, diede vita a una delle pagine più emozionanti e leggendarie che il pugilato abbia mai raccontato.

CON TUTTI GLI OCCHI DEL MONDO ADDOSSO

Quella sera al Caesar Palace c’erano oltre 23.000 spettatori, ma più di 300 milioni erano collegati da ogni angolo del pianeta. “The Showdown”, letteralmente “la resa dei conti”, era il match che più di ogni altro stuzzicava la fantasia degli addetti ai lavori: di fronte c’erano il campione WBC (appunto Leonard) e quello WBA, pronti a unificare i rispettivi titoli per dimostrare al mondo chi fosse il più forte. Leonard, che l’anno prima aveva riconquistato la corona dopo un controverso match contro Roberto Duran (che all’ottava ripresa decise di scendere dal ring: da lì il nome di “No Mas Fight”), era al culmine della carriera: osannato da pubblico e critica, sapeva però di dover fare i conti con un avversario durissimo, perché Hearns era imbattuto e aveva difeso in scioltezza per ben tre volte la cintura WBA, tanto da presentarsi alla sfida da favorito. Un’aurea nemmeno scalfita dalle operazioni di peso della vigilia, quando si presentò appena una libbra sotto il limite consentito. Per qualcuno, insomma, “Hitman” era sovra allenato e destinato a cedere alla distanza. Ma l’avvio di match non sorprese nessuno: Hearns s’impose in tutte e quattro le prime riprese, facendo leva sul fatto di poter partire con i colpi da lontano, sfruttando i centimetri in più e le leve più lunghe rispetto al rivale. Arrivò persino a colpire più volte l’occhio sinistro di Leonard, che cominciò a chiudersi pericolosamente.

 

“LA STAI BUTTANDO VIA, FIGLIOLO”

All’angolo di Sugar Ray c’era Angelo Dundee, già tecnico di Alì, unico e solo uomo di fiducia deputato a stazionare a bordo ring. Le sue parole d’incitamento, più dei semplici consigli, si riveleranno determinanti per capovolgere l’inerzia di un match nel quale Leonard faticava a contenere l’esuberanza di Hearns, pur se nella sesta ripresa con un gancio sinistro aveva quantomeno fatto vacillare un avversario sin lì in totale controllo. Al termine del 12esimo round, con “Hitman” saldamente in vantaggio, una frase pronunciata da Dundee cambiò il corso della storia: “You’re blowing it, son”, traducibile (in maniera “pulita”) con “la stai buttando via, figliolo”. Sapeva di toccare le corde giuste, sapeva di ferire nell’orgoglio il suo ragazzo, che avrebbe reagito come un ossesso non appena sarebbe suonato il gong. Quello che accadde nei successivi quattro minuti e 45 secondi di combattimento (l’intero 13esimo round e il 14esimo fino all’inevitabile epilogo) è qualcosa di cui 40 anni dopo ancora si parla: una scarica terrificante di colpi che costrinsero Hearns ad appoggiarsi più volte alle corde, fino a convincere l’arbitro Davey Pearl a fermare il match e decretare Leonard “undisputed champ” nel tripudio generale. Otto anni dopo i due si ritroveranno per una sorta di rivincita, ma ben lontani dai fasti dell’epoca (finì pari, e non senza polemiche).

 

NELLA STORIA, DALLA PARTE GIUSTA

Il match del 1981, giudicato “Fight of the Year” dalla rivista Ring Magazine, fu un evento che andò oltre il semplice lato sportivo. Leonard a 25 anni toccò l’apice di una carriera che sarebbe stata condizionata poi da ritiri, ritorni e clamorose cadute, oltre che da una vita fuori dal ring piena di eccessi, col demone della droga dal quale è riuscito a liberarsi solo in età avanzata. Hearns, capace di vincere ben 8 titoli mondiali, ha concluso la carriera alle soglie dei 50 anni, ma vivendo gli ultimi 15 anni di attività in un contesto ben diverso da quello che l’aveva visto premiato come miglior pugile al mondo nel 1980 e nel 1984. Se ancora oggi vengono annoverati tra i più grandi pugili della storia, certamente debbono tanto anche alla fama e alle leggende nate attorno a “The Showdown”, un evento capace di far innamorare gli americani come non accadeva dai tempi di Alì. Se non è una vittoria questa…

 

(Credits: Getty Images)

(40)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE