4 pillole su Arsenal-Napoli

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La truppa di Carlo Ancelotti sbarca in terra inglese per affrontare la partita più importante della stagione: Arsenal-Napoli, quarto di finale d’andata di Europa League. Cornice delle grandi occasioni per i partenopei che si augurano di far vivere al proprio tecnico l’ennesima grande serata europea della sua carriera. L’obiettivo è chiaro. Cominciare la cavalcata verso Baku (sede della finalissima) con una prestazione di spessore. Sarà cruciale prevalere nella zona nevralgica del campo, affollata di giocatori fantastici. Oggi ne analizziamo due: Aaron Ramsey per i Gunners, Fabian Ruiz per gli azzurri.

AARON RAMSEY
CHIAMATEMI ‘RAMBO’ – Il carattere si forgia quando si è giovani, anzi giovanissimi. Il piccolo Aaron a 12 anni diede subito una dimostrazione della sua spiccata personalità macchiandosi però di un comportamento poco corretto. Dopo una mini rissa in campo il suo allenatore fu costretto a sostituirlo, affibbiandogli il soprannome ‘Rambo’ per la sua fame dimostrata nella lotta uno contro tutti.
ALL’INFERNO E RITORNO – Nel 2010 Ramsey si trovò di fronte ad un vero incubo. Nella sfida contro lo Stoke City, un intervento killer di Shawcross gli provocò la rottura di tibia e perone. Un calciatore dello Stoke, Dave Kiston, anni dopo confessò che il vero “colpevole” del gesto fu l’allenatore dell’Arsenal, Arsène Wenger: nella settimana che precedette la partita, il mister dello Stoke, Tony Pulis, trasmise ai propri calciatori in maniera accanita tutto l’odio che provava per il tecnico francese dei Gunners, invitandoli ad usare ogni mezzo per avere la meglio durante il match. Davvero incredibile.

FABIAN RUIZ
LA PULCE – Sembra una storia piuttosto improbabile, ma fino all’età di 14 anni Fabian era chiamato da tutti “La Pulce” per il fisico e le movenze. Un piccolo dribblomane mancino, un nuovo Messi che incantava per tecnica e abilità. Poi, la svolta. In 6 mesi il suo corpo subì una vera e propria trasformazione, raggiungendo il metro e ottantanove di altezza. Da quel momento Ruiz studiò per diventare un centrocampista moderno, capace di abbinare prestanza atletica e qualità.
«AMO NAPOLI, NON LA PIZZA» – Gli sono bastate poche partite per diventare un beniamino dei tifosi del Napoli. Lui stesso ha più volte dichiarato di essersi innamorato della città campana, del dialetto e di molte tradizioni tipiche del costume partenopeo. Tutto perfetto? Quasi. Fabian non ama la pizza, non ci trova nulla di particolare. E affermarlo a Napoli è tutt’altro che scontato.

 

(Credits: Getty Images)

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