40 ANNI DI SPAGNA ’82: LA VIGILIA DI ITALIA-CAMERUN

40 ANNI DI SPAGNA ’82: LA VIGILIA DI ITALIA-CAMERUN

40 ANNI DI SPAGNA ’82: LA VIGILIA DI ITALIA-CAMERUN

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L’idillio era finito, l’Italia del “Vecio” cominciava a faticare e non poco nell’afa che avvolgeva il giugno in terra di Spagna. Se il debutto con la Polonia aveva contribuito a rasserenare gli animi e convincere più d’uno che quella nazionale meritava un briciolo di credito e fiducia, il pari subito in rimonta con il Perù aveva fatto nuovamente storcere il naso al popolo italiano. E Bearzot, già isolato a sufficienza prima della rassegna mundial, di colpo si trovò nuovamente solo.

Con strali che venivano da più parti, tutti intenti a sottolineare la stortura di una scelta tecnica fatta nel corso dell’intervallo della sfida con i sudamericani. Perché l’aver rinunciato a una prima punta di ruolo (Rossi) per inserire un’ala destra dai piedi buoni come Causio fu il segnale che quella nazionale giocava prima per non prenderle, e poi semmai per vincere. Accuse che arrivarono non solo dalla stampa, già da tempo disallineata rispetto al pensiero del commissario tecnico, ma anche da molti suoi colleghi.

Ad esempio Eugenio Fascetti arrivò a dire senza mezzi termini di “vergognarsi” di far parte della stessa categoria di Bearzot (cioè l’allenatore). E altri provarono a convincersi che quelle mosse così difensiviste non avrebbero portato da nessuna parte. Insomma, il fuoco incrociato contribuì a rendere la vigilia del terzo match di quel mondiale più infuocata che mai. E non bastassero le grane a livello tecnico, a contribuire a buttare benzina sul fuoco pensò pure una bella interrogazione parlamentare.

 

LA “STRANA” VICENDA DEI PREMI QUALIFICAZIONE

Il nodo del contendere, guarda a caso, faceva rima con soldi. O meglio, con premi: quelli che i giocatori si sarebbero dovuti intascare solo per il fatto di essere arrivati al mondiale. Cifre che lasciavano basiti pensando alla crisi economica del tempo: 60-70 milioni di lire a testa, poi derubricate a 20 milioni lordi dal presidente federale Sordillo. A detta di molti, fu quella la querelle che più di tutte mandò sulle furie il gruppo squadra, tanto da avallare in toto l’idea di chiudersi in un silenzio stampa che dì a poco avrebbe visto la luce e che sarebbe diventato il più famoso della storia dello sport italiano, e non solo.

Il fatto che alcuni parlamentari si servirono della cosa per scopi politici, andando contro l’apparato dirigenziale applicato allo sport, nulla cambia in merito allo scarso tatto mostrato dalla stampa in una fase così delicata di quella spedizione. Ma ogni occasione era buona per remare contro a quella nazionale che giocava male, non piaceva (quasi) a nessuno e per giunta veniva pure etichettata come estremamente difensivista, lontana anni luce dal gioco offerto dalle squadre rivali sudamericane ed europee.

 

MARINI OUT, SCOCCA L’ORA DI LELE ORIALI

Come se non ci fossero già troppi problemi di cui parlare, a Bearzot prima dell’ultima sfida del girone eliminatorio ne vennero appresso almeno un altro paio. Uno era di tipo tecnico, e pertanto non poteva essere in alcun modo evitato: Giampiero Marini aveva un problema all’inguine che lo tormentava da qualche giorno e quell’infortunio obbligò il commissario tecnico a volgere lo sguardo altrove, optando per Lele Oriali come suo sostituto davanti alla difesa.

Non sarebbe più uscito dall’undici titolare, il buon Lele, che fino a quel momento era rimasto solo a guardare come avevano fatto altri 9 compagni d’avventura (i portieri Galli e Bordon, i difensori Baresi, Bergomi e Vierchowod, il centrocampista Dossena e gli attaccanti Altobelli, Massaro e Selvaggi). E proprio uno di questi, vale a dire Daniele Massaro, enfant prodige della Fiorentina nonché secondo giocatore più giovane della spedizione (impossibile battere Bergomi), a mezzo stampa non le mandò a dire al “Vecio”, reo di non tenerlo minimamente in considerazione nella sua scala di gradimento a livello tecnico e tattico.

In realtà Massaro, che veniva considerato come una delle possibili frecce appuntite dell’arco di Bearzot, aveva fatto male durante l’ultimo test pre mondiale disputato contro lo Sporting Braga, quando a fine partita si lascò andare a qualche parolina di troppo nei confronti dei suoi compagni. E quelle critiche avrebbero convinto il commissario tecnico a metterlo ai margini del progetto, di fatto trovando sempre qualcun altro pronto a prendere il suo posto anche in panchina. La stampa al solito gozzovigliò con quella polemica, ma Bearzot se la fece scivolare addosso.

 

IL CAMERUN IL SUO MONDIALE L’AVEVA GIÀ VINTO

Stranamente (o forse appositamente…) in quel mondiale le gare conclusive dei gironi della prima fase non si disputavano in contemporanea, tanto che il giorno prima del match col Camerun si giocò la sfida tra Polonia e Perù: il netto 5-1 col quale i polacchi s’imposero diede loro la certezza del passaggio del turno e la quasi altrettanta certezza di chiudere al primo posto. All’Italia contro gli africani sarebbe bastato un pari per accedere alla seconda fase, complice il fatto di aver segnato un gol in più rispetto agli avversari nelle prime due gare. Il Camerun però non aveva nulla da perde e si mostrò (a parole) convinto di poter battere gli Azzurri. Jean Vincent, tecnico francese alla guida dei Leoni Indomabili, non ci girò troppo intorno:

Il nostro mondiale lo abbiamo già vinto, ma anche se adesso pure noi abbiamo qualcosa da perdere, di sicuro non sarà mai nulla a confronto con quanto avrebbe da perdere l’Italia.

E poi il Camerun fisicamente stava bene e si sentiva superiore: quella di Vigo non sarebbe stata per niente una passeggiata…

 

(Credits: Getty Images)

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