Alta (dis)tensione

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Spalletti contro Icardi, Kessie contro Biglia, Dzeko contro El Sharaawy, Lazovic contro Rolon.
Sono solo alcuni dei conflitti più clamorosi che si sono manifestati in modalità quasi pugilistica o verbale, contaminando gli ambienti delle squadre.

Il fatto davvero nuovo riguarda la manifestazione pubblica di questi scontri, oltre alle gole profonde che rivelano quello che accade nelle dinamiche della squadra. Fino a poco tempo fa tutti i giocatori e gli ex parlavano dell’inviolabilità dello spogliatoio e solo a distanza di qualche anno si venivano a conoscere fatti, anche clamorosi, rimasti sacri e segreti, proprio per preservare l’integrità e la compattezza del collettivo. Magari erano gli stessi diretti interessati a raccontare qualche episodio con il sorriso stampato in faccia di chi sapeva che l’agonismo e certi momenti della stagione esasperavano gli animi.

Qui però abbiamo quattro squadre che vivono momenti diversi e sono ancora in corsa per qualcosa di importante. Per questo ha sorpreso vedere Spalletti insistere nello sfogo pubblico e perpetuo verso Icardi, dando in pasto alla stampa tanto materiale su cui poter discutere.
La pratica del lamento, dei messaggi indiretti verso l’attaccante e della diminutionon è decisivo, non è Messi o Ronaldo” fa più rima con ossessione che con saggezza, specie perché Icardi da quando è tornato in gruppo, non ha dato alcun pretesto e, se anche fosse accaduto qualcosa, rivelarne l’irritazione costantemente abbassa il prezzo di un valore societario come Icardi, il quale da 120 ipotetici milioni ora ne vale più o meno la metà.
Il conflitto tra Icardi e i croati è stato invece gestito male per ben due anni, tenuto sotto controllo ma mai risolto. Così Beppe Marotta oggi ha messo fine, almeno dal punto di vista formale, alla querelle.
Spalletti è andato in conferenza stampa e presentando Genoa-Inter ha completamente cambiato versione di cose che aveva convintamente asserito poche ore prima. Icardi dunque da non essenziale è diventato determinante, ha cambiato il senso del paragone con i due giocatori più forti del mondo: “Se messo da solo Icardi non vale niente, se ha la squadra dietro vale più di Messi e Ronaldo messi insieme“.
Si è messo in mezzo alla serie di errori commessi: “E’ una storia da cui usciamo tutti sconfitti o nessuno vincitore” e infine ha deciso di rimettere l’ex capitano titolare in attacco.

Qualcosa di simile è accaduto al Milan con Gattuso che prima di Samp-Milan aveva detto “Futuro? Fra due mesi parlerò io” , sollevando una questione importante e una percettibile tensione che, forse non a caso, aveva minato la serenità di uno spogliatoio vulnerabile. Perciò Maldini e Leonardo sono prontamente intervenuti con un lungo confronto col tecnico e ieri quest’ultimo ha rimediato in conferenza stampa di presentazione di Milan-Udinese: “Forse stavolta era meglio se me ne stavo zitto. Nessun problema con Leonardo“.

A Roma invece ci hanno pensato Dzeko ed El Shaarawy a venire praticamente alle mani, con il bosniaco particolarmente nervoso e un clima di evidente friabilità del gruppo. La questione si è parzialmente ricomposta ma l’allontanamento di Di Francesco non ha contribuito, come forse credeva la società, a stemperare e ricomporre il gruppo.

Anche al Genoa hanno avuto diversi problemi a ricucire tra Lazovic e Rolon ma alla fine ha prevalso la linea morbida e un po’ di buon senso. Certo è che nel prossimo futuro le società devono aver imparato che la gestione di un gruppo non può essere più delegata al solo allenatore e che la scelta dei giocatori deve avvenire anche in base al tipo di carattere.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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