Ancelotti l’integralista pentito

Ancelotti l’integralista pentito

Ancelotti l’integralista pentito

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«Quando fummo sorteggiati nel girone con PSG e Liverpool, dicemmo che era un girone duro per tutti non solo per il Napoli. La partita di questa sera dimostra che avevamo ragione». Pochi minuti dopo la vittoria per 1-0 sul Liverpool vicecampione d’Europa, Ancelotti è visibilmente soddisfatto. Ovviamente per quanto possa esserlo uno come lui che davvero sembra accogliere vittoria e sconfitta allo stesso modo. Sembra, ovviamente.

Ancelotti ha dimostrato che aveva ragione lui quando decise di accettare la proposta di Aurelio De Laurentiis. Giudicava il Napoli una squadra forte, a dispetto dei tantissimi – tra i tifosi del Napoli e tra i giornalisti nazionali – che invece consideravano gli ottimi risultati esclusivamente frutto del lavoro di Maurizio Sarri. Come se quella squadra avesse raggiunto il massimo.

Il buon Carletto ha invece allargato la percezione del Napoli. Ha lentamente, ma inesorabilmente, smontato l’impalcatura del triennio precedente. Conservandone alcuni principi, ma adeguandoli a una nuova visione. “Un altro calcio è possibile”. Ed è un calcio duttile in cui non si gioca sempre allo stesso modo. Ma in cui i calciatori devono saper fare più cose, devono avere l’intelligenza di saper adattarsi alle diverse situazioni.

Nel nuovo Napoli non esistono posizioni di rendita. Un difensore centrale non gioca solo e unicamente difensore centrale. E lui infatti Maksimovic lo fa giocare terzino nella partita contro uno degli attacchi più forti d’Europa: Salah, Mane e Firmino. Insigne lo spostato dalla sinistra e lo lascia libero di spaziare. Vuole farne un nuovo Mancini (nel senso di calciatore), se non sembriamo blasfemi un nuovo Baggio. Proprio lui, Ancelotti, che a inizio carriera rifiutò il Divin Codino al Parma perché non sapeva dove farlo giocare. Era un integralista allora. Negli anni si è ammorbidito, ha scoperto il mondo, ha capito che l’universo non è solo bianco o nero. È denso di sfumature.

Ha cambiato ruolo ad Hamsik. Ha cambiato sistema di gioco. Ha riportato in auge il vecchio caro 4-4-2. E mentre gli espertoni di calcio storcevano il naso di fronte alla sua scelta napoletana, lui stava costruendo un piccolo capolavoro. Non solo tattico. Far comprendere ai calciatori che avrebbero potuto giocare anche diversamente. Che le vittorie non sono avvenute solamente grazie a un sistema di gioco. E lo ha dimostrato, anzi ha lasciato che lo dimostrassero loro, nell’occasione più bella: la partita contro il Liverpool di Klopp. Il Napoli ha dimostrato di poter stare in Europa, di poter battere chi lo scorso anno ha disputato la finale di Champions. Dopo aver preparato perfettamente la partita. Era dal 2006 che il Liverpool non terminava una partita con zero tiri verso la porta avversaria. Dodici anni. Con Klopp non era mai accaduto. Ancelotti gli ha tolto l’acqua dove erano soliti nuotare.

Il Napoli può stare in Europa e può fare anche la voce grossa. Quell’Europa dove Ancelotti è di casa. Se n’è accorto anche il Liverpool che gli provocò l’amarezza calcistica più intensa della sua vita. Due anni dopo, però, Carletto si prese la rivincita. E sta continuando a prendersela.

 

(Credits: Getty Images)

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Il Napolista Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e sopr... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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