L’ARBITRO BYRON MORENO. UNA STORIA TRISTE

L’ARBITRO BYRON MORENO. UNA STORIA TRISTE

L’ARBITRO BYRON MORENO. UNA STORIA TRISTE

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Se date uno squillo ad Angelo Di Livio, chiedendogli cosa ha mangiato ieri per cena, magari farà fatica a darvi una risposta celere. Ma se chiedete a Soldatino le esatte parole e le frasi pronunciate all’indirizzo del signor Byron Moreno da Quito alle ore 15 circa del 18 giugno 2002 (orario italiano, quindi le 23 di Daegon, in Corea del Sud), certamente non avrà problemi a soddisfare la vostra curiosità. E in fondo anche un bambino riuscirebbe a leggere il labiale del centrocampista azzurro, inferocito di fronte a quella sfinge umana che pareva quasi provare gusto nel voler infierire sulla povera Italia di Giovanni Trapattoni. Pochi istanti prima, Moreno aveva estratto il secondo cartellino giallo, e quindi il rosso, a Francesco Totti, reo di simulazione nel corso di un convulso tempo supplementare dell’ottavo di finale del mondiale nippo-coreano. Imperturbabile, quasi dissacrante, l’ecuadoriano nemmeno degnò Di Livio di uno sguardo. E in quell’istante in molti nella calura pomeridiana italiana di inizio estate compresero che di lì a poco non ci sarebbe stato futuro per la nazionale nella Coppa del Mondo.

 

LA PEGGIOR DIREZIONE ARBITRALE IN UN MONDIALE

Per 118 lunghi e interminabili minuti, le strade di Moreno e degli Azzurri entrarono fatalmente in collisione. E benché siano trascorsi quasi 20 anni, quella nefasta giornata di metà giugno nessuno l’ha più scordata. Sul fatto che l’arbitro fosse del tutto inadeguato nessuno ha mai proferito dubbi, mentre la tesi del complotto, o meglio dell’atteggiamento spudoratamente pro Corea, è dilagante, ma tutta da dimostrare. La galleria degli errori e degli orrori di quel giorno, però, ha finito per creare un caso nel magico mondo dorato della Fifa, che pure preferì voltarsi dalla parte opposta, se è vero che i coreani furono aiutati una volta di più nel quarto di finale con la Spagna, fino a conquistare un’insperata semifinale tra il delirio del pubblico di casa. Moreno però fu l’insindacabile protagonista di quel mondiale, il volto dell’incapacità arbitrale fatta persona: pur se non esistono prove della sua colpevolezza, gridare allo scandalo (allora come oggi) è il minimo che si potesse fare. In fondo quella per gli Azzurri resta una macchia che non va più via, con un cruccio ulteriore sul quale rimuginare: fu l’ultima gara in nazionale di Paolo Maldini, peraltro anticipato di testa dal perugino Ahn in occasione del golden gol che al 118’ spedì la Corea ai quarti. Maledetto fu quel giorno.

 

LA CAMPAGNA ELETTORALE “SUL CAMPO”

Raccontare il fenomeno parastatale Moreno non è impresa semplice. Fino a quel 18 giugno 2002 era un normale fischietto sudamericano, passato internazionale nel 1996 e protagonista di due Copa America e qualche partita di cartello di Libertadores e Copa Sudamericana. La FIFA lo portò alla Confederations Cup 2001 e lo confermò per il mondiale del 2002, nel quale però l’arbitraggio in Corea del Sud-Italia finì per portare addirittura a un’indagine della federazione internazionale, che pur non produsse alcun effetto. Fu naturalmente quella l’ultima gara nella rassegna diretta dall’arbitro ecuadoriano, che pochi mesi dopo combinò un disastro forse anche peggiore nel proprio paese durante Barcelona-Liga de Quito, gara vinta dagli ospiti per 4-3 ma con tante, troppe decisioni controverse, tra rigori e sviste volute e un maxi recupero di 13’. La federazione locale attaccò Moreno, poiché questi era pronto a candidarsi alle elezioni politiche in programma a Quito poco tempo dopo, accusandolo di aver favorito volutamente il Liga de Quito per ingraziarsi gli elettori (che pure nell’urna gli voltarono le spalle). La sua carriera s’era ormai infilata in un vicolo cieco: quando a inizio 2004 il programma “Stupido Hotel” di Rai Due lo volle come ospite, lui non esitò e si presentò di fronte agli italiani, che naturalmente non furono affatto teneri nei suoi confronti. Prese parte persino al Carnevale di Cento, quando migliaia di spettatori lo insultarono e gli tirarono addosso di tutto. Proprio il fatto di essere diventato un personaggio extra campo irritò a tal punto la federazione ecuadoriana da sospenderlo dall’attività a partire dal giugno del 2003, con il placet della FIFA.

 

IL MAESTRO DEI FISCHIETTI DEL DOMANI

Se in campo Byron non poteva più combinare disastri, fuori i guai per lui erano appena cominciati. Il peggiore di tutti, anno domini 2010, gli costò due anni di prigione negli Stati Uniti, dove venne sorpreso alla dogana del JFK di New York con 6 chili di eroina in valigia. Scarcerato per buona condotta alla vigilia delle festività natalizie del 2012, rientrato in Ecaudor trovò ad attenderlo un’accusa di evasione fiscale e un nuovo processo. La sua vita nel frattempo era andata progressivamente a rotoli: il divorzio e un altro matrimonio finito male, debiti su debiti con il fisco (e non solo), la collaborazione con i narcotrafficanti vista come via d’uscita (senza successo) e una carriera televisiva come opinionista buttata al macero in fretta. In compenso a Santa Teresa di Riva, provincia di Messina, per una decina di anni s’è visto intitolare i… gabinetti pubblici, divenuti ben presto meta di pellegrinaggio. Ironia della sorte, a 50 anni suonati Moreno ha trovato di nuovo lavoro come… insegnante per giovani arbitri. Dirige i corsi di una scuola locale, anche se ad oggi non si ha notizia di nuovi prospetti in grado di emularne le gesta, o farle dimenticare del tutto. Con un maestro così, forse è troppo persino chiedere un miracolo…

 

(Credits: Getty Image)

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