Balotelli, il razzismo e la fascia simbolica

Balotelli, il razzismo e la fascia simbolica

Balotelli, il razzismo e la fascia simbolica

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Questo non è esattamente un articolo su Balotelli ma sul colore della sua pelle. Anzi no: su come le idee possono cambiare, anzi no: sulla retorica, anzi, diciamo di tutte queste cose messe insieme.
Partiamo dall’assunto che Balotelli è un nome che a qualcuno dà fastidio, ad altri suona come un incompreso.
Fino a poco tempo fa, quando lo si nominava si sentiva puntualmente un moto di stizza, un gemito di disappunto, una noia verso un argomento che sembrava ormai legato ad un passato recente ma pur sempre un passato.
Invece il Titanic nazionale ha portato a riconsiderare alcuni principi e considerare che forse il gruppo non è sempre più importante del talento, non a caso in questo periodo è lecito dire ciò che non era possibile nemmeno pensare fino a dicembre 2017: con Balotelli in un modo o nell’altro saremmo andati ai mondiali.
Tornato Balotelli è tornato anche l’esercizio della volgarità.
A volte in Italia affrontiamo temi delicati con straordinaria superficialità o fiammate demagogiche. Alcuni temi vengono ignorati per l’assenza di notizie anche per 1 o 2 anni e quando un fatto le riporta improvvisamente all’attualità c’è un’isterica corsa al rimedio, alle parole della retorica.
Il tema del razzismo in Italia è stato affrontato In pratica sempre così. È bastato uno striscione delirante contro l’italianità di Balotelli e la possibile fascia di capitano di cui si stava parlando, per stanare quel rigurgito di intolleranza che fa parte di molti persone dominate da certezze estreme, senza alcun desiderio di confronto.
Nel concreto si è scelto di riportare Balotelli in Nazionale e consegnargli eventualmente la fascia di capitano.
Lui ha mostrato un interesse relativo verso questa possibilità con una dichiarazione inequivocabile ma ha anche aggiunto che sarebbe comunque un segnale forte per integrare le comunità, in particolare quelle africane del nostro paese.

Insomma si parte sempre dalla fine e mai dall’inizio. Si cerca sempre il gesto simbolico e poi lo si lascia lì a sfiorire nel tempo, una volta che la sensibilità verso il tema di turno va scemando, andando in altre direzioni.

Il fatto è che Balotelli ha subito episodi di razzismo fin da bambino come lui stesso ha raccontato ed è sempre stato un bersaglio facile per chi lo ha attaccato oltre la dimensione del calcio, con il pretesto del comportamento bizzarro o irritante per poter inserire nelle critiche anche l’offesa razzista. Salvo poi dire che l’intenzione non era quella.

Balotelli ha ragione quando dice e scrive di svegliarsi, perché siamo nel 2018 e non ha più senso praticare un razzismo tanto stolido, tuttavia la grossolanità di una fascia assegnatagli eventualmente, proprio per il colore della pelle sbatte contro un altro pensiero estremo, privo di contenuti ma pregno di risentimento cieco.
Fino a pochi mesi fa Balotelli in azzurro sembrava un’ipotesi non più percorribile, un’occasione mancata con un giocatore dal grande talento, sprecato in una mente non incline all’amore per lo sport, alla dedizione e alla crescita.
Dunque retorica contro odio senza senso e in mezzo un protagonista che non vuole essere tale ma che si comporta di conseguenza.
Come sarebbe bello se una volta, anche solo una, iniziassimo a parlare delle basi, senza attendere uno striscione o un gesto assurdo per poter riformulare le basi della società e dunque anche dello sport.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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