Bisogna avere pazienza

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Bisogna avere pazienza

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Il giorno dopo la sconfitta dell’Italia con la Francia resta un fondo di amarezza per lo stato delle cose, ancora più che per una partita persa con i rivali meno amati.
È un po’ come se ci fossimo accorti che l’Italia è stata davvero eliminata dai mondiali, realizzando che la sua mediocrità non è temporanea e, pur portando la maglia azzurra, i giocatori non diventano fenomeni.
Ci stiamo accorgendo che il lavoro sarà lungo e dovremo lottare anche contro un ranking che precipita e, quasi certamente, renderà a forte rischio persino la partecipazione ai prossimi Europei, considerando che verremo inseriti in un girone con almeno una squadra più forte e altre nazionali di livello.
È un lavoro lungo che dipende dalla volontà vera dei nostri settori giovanili, dalla crescita dei giovani e la predisposizione dei nostri club più importanti nel credere nei giocatori italiani.
Le mamme dei grandi talenti sembrano essere entrate in sciopero ma in realtà dipende dalla filiera del nostro calcio, dai meccanismi tortuosi che stanno impedendo di avere campioni che, fino a poco tempo fa trascinavano la nostra Nazionale. Non ci sono più Del Piero, Totti, Baggio, Maldini, Baresi e non ne stanno nemmeno nascendo.
Per questo è apparsa come una beffa l’idea di richiamare Balotelli, attaccandosi al treno della sua personalità, dopo che il gruppo lo aveva escluso e lui era andato a fare l’attaccante in una discreta squadra francese. Il punto è proprio che i nuovi nazionali non hanno esperienza internazionale e giocano in squadre dalle ambizioni modeste e non hanno l’abitudine a lottare per qualcosa di importante. Mancini ha comunque voluto schierare una formazione sperimentale contro una Francia zeppa di campioni. Da questa partita è emerso che oltre a Balotelli, c’è soprattutto Federico Chiesa, con un’energia e una forza che promettono bene per il prossimo futuro.
Maluccio invece la mediana con Mandragora, travolto dall’emozione per l’esordio, l’inadeguatezza nel coprire la difesa e la mancanza di personalità, esattamente come Berardi, privo di energia e incomprensibilmente distante dalla gara. D’Ambrosio non è un giovane, non ha un grande talento ma normalmente gioca meglio di come ha fatto con i francesi. Caldara sotto la sufficienza per demeriti propri e di una zona di campo senza aiuti dai compagni. Non felice nemmeno la prestazione di De Sciglio, sotto traccia e in difficoltà contro ogni avversario.

In realtà l’Italia ha sofferto maledettamente ogni iniziativa dei padroni di casa, è andata in panico sulle incursioni dalle fasce e non aveva contromisure efficaci sulle iniziative che nascevano nella zona centrale. È’ altrettanto vero che era la prima volta che giocavano insieme e gli automatismi vengono solo con l’abitudine, tanto più che alcuni persi nascevano dalla desuetudine alla lettura dei movimenti dei compagni. Il meglio è arrivato quando la nazionale di Mancini passava la meta campo e impensieriva la retroguardia francese con iniziative personali, percussioni centrali come quelle di Chiesa e Balotelli e alcune triangolazioni. Troppi personalismi in alcuni casi ma anche il piacere di vedere una squadra che giocava a calcio, senza rintanarsi nella propria area.
Ora però va costruita anche l’autostima, i risultati devono arrivare anche nelle amichevoli, a partire da quella con l’Olanda. Se l’Italia vuole tornare ad essere quello che era dovrà avere pazienza e sperare che i giovani crescano in fretta, già in questo anno, come ha detto Mancini. Se ci crede lui, ci crediamo anche noi.

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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