Bundesliga: Union Berlin, radici e comunità per un posto in Europa

Bundesliga: Union Berlin, radici e comunità per un posto in Europa

Bundesliga: Union Berlin, radici e comunità per un posto in Europa

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L’anticipo della trentaduesima giornata di Bundesliga tra Union Berlin e Greuther Fürth si disputerà oggi, 29 aprile, alle ore 20:30 presso lo storico “An der Alten Försterei”. Il match sarà rilevante esclusivamente per il club capitolino, dato che la squadra dell’hinterland di Norimberga, a causa  dell’ultima sconfitta casalinga contro il Bayer Leverkusen e con soli 17 punti all’attivo, è gia aritmeticamente condannata alla retrocessione in Zweite Liga, dopo appena un anno di militanza nella massima serie. Diverso invece il discorso per i padroni di casa, i quali, al loro terzo anno in Bundesliga vedono, per la seconda volta consecutiva nella loro travagliata storia, la possibilità di strappare un pass per partecipare a una competizione europea.

 

Cosa dice la classifica

I ragazzi di Urs Fischer, CT alla guida del team proprio dall’anno della promozione nella massima categoria (2018/2019), occupano, a quota 50 punti, il sesto posto in classifica che già varrebbe un accesso alla Conference League. Tuttavia sognare in grande non è assolutamente vietato, tanto più quando i numeri sembrano ancora infondere speranza, infatti, la quinta posizione in Campionato, occupata dal Friburgo (impegnato domani con l’Hoffenheim), è distante 2 punti e ad ulteriori 2 sole lunghezze, in quarta piazza, troviamo gli avversari del Red Bull Lipsia di Domenico Tedesco (lunedì in trasferta a Mönchengladbach) . Tanto la corsa per l’Europa League, quanto quella per la Champions, paiono ancora alla portata dell’Union, che deve tenere anche alta la guardia per evitare di essere scavalcati dal Colonia, attualmente a 49 punti. Gli Eisernen giungono inoltre al match di questa sera sulla scia di entusiasmo per la vittoria, nella scorsa giornata, contro i rivali diretti del Lipsia, battuti per 1-2 in trasferta. Da ricordare è però che i Tori Rossi avevano sconfitto i berlinesi dell’est 3 giorni prima in Coppa di Germania, decretandone l’eliminazione dalla competizione.

Tornando al Campionato, l’Union, oltre alla vittoria con il Lipsia, aveva gia alle spalle ulteriori 3 vittorie consecutive, il che indica lo stato di forma della squadra. Squadra che, in casa, ha ottenuto 31 dei suoi 50 punti, venendo battuta solamente da Borussia Dortmund e Bayern Monaco ed essendo la terza miglior difesa casalinga della Bundesliga con una media di 0,93 gol subiti a partita (40 totali). Solidità garantita dal difensivista 3-5-2 a cui Mr Fischer si affida con continuità e che permette di coprire bene sia la profondità che l’ampiezza, ovviando i limiti in fase di difesa posizionale e puntando molto sulla figura di Roger Knoche, ex centrale del Wolfsburg con circa 300 presenze in Bundesliga. Se da una parte troviamo quindi una grande accortezza e precisione in fase difensiva, dall’altra dobbiamo sottolineare le carenze della fase offensiva e realizzativa. I biancorossi risultano infatti essere, con le loro 42 reti, il peggior attacco tra le prime undici squadre della massima serie tedesca oltre a essere drammaticamente indietro nelle statistiche che riguardano passaggi tentati e completati. Altro dato che invece torna a confermare l’indole coriacea e sanguigna degli Unioner, in netta controtendenza rispetto ai club d’avanguardia della Bundes, sono le statistiche riguardanti i tackels riusciti e tentati ed il pressing, nettamente al di sopra delle medie nazionali. Completamente tragica, dall’altro lato, la situazione del Kleebatt, i biancoverdi sono il secondo peggior attacco del Campionato e per distacco la peggior difesa (76 reti incassate). Il Fürth, inoltre, con 12 sconfitte e 3 pareggi, non è mai riuscito in trasferta a portare a casa i 3 punti.

 

Ad ogni modo peccheremmo di grave superficialità se nel parlare di una squadra come l’Union Berlin non accennassimo alla sua storia e specificità, carattere che emerge con prepotenza dal radicato legame tra squadra, territorio, tifoseria e società.

 

Union Berlin, dall’Est alla Bundesliga, passando dallo “Stadio del Guardiaboschi”

La storia dell’Union affonda le proprie radici nel XX secolo, che per la Germania ha segnato un’epoca di distruzioni e rinascite, tragedie e speranze, guerre e lacerazioni. Il club nasce ufficialmente nel 1906 col nome di SC Olympia 06 Oberschonweide come squadra del quartiere di Köpenick, nella zona sud-est della città. Fino all’inizio del secondo conflitto mondiale, l’SC Olympia si impose più volte nel campionato locale berlinese. Tutto cambiò al termine della guerra, quando nel 1945 gli Alleati vincitori sciolsero tutte le associazioni tedesche, comprese quelle sportive. La squadre venne rifondata nello stesso anno con un diverso statuto, ma durò solamente 5 anni. Nel 1950, in piena Guerra Fredda, iniziò la suddivisione di Berlino nelle due metà che rispecchiavano il bipolarismo geopolitico mondiale e che sarebbe culminata, nel 1961, con la costruzione del Muro. Da una parte il blocco Occidentale a trazione statunitense e dall’altra quello sovietico. Berlino era diventato il microcosmo di una epocale contrapposizione tra visioni del mondo. Tornando al calcio, fu proprio dalla metà della squadra che rimase ad est che nacque l’1. Fc Union Berlin, denominazione assunta ufficialmente dal 1966. Gli anni della Repubblica Democratica Tedesca, la DDR, per l’Union furono anche gli anni della contrapposizione sportiva con la Dynamo Berlin, squadre della Stasi, l’organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania dell’est. Da un lato vi era dunque la squadra che rappresentava il dominio dello Stato, per cui Erich Mielke, fondatore della Stasi, faceva il tifo; dall’altro una squadra che anno dopo anno diventò sempre più simbolo del dissenso civile, come espresso all soprannome di Eisern Union (unione di ferro) che viene ancora con fierezza urlato allo stadio. Furono anni di buio profondo quelli della DDR per la squadra di Köpenick e quando nel 1989 cadde il Muro e nel 1990 ci fu la riunificazione tedesca, il club versava in una situazione di grave difficoltà economica e non solo. Del resto, evaporata la cortina, il calcio orientale tedesco si svegliò dal torpore e fu chiaro sin da subito il dislivello tra le due aree: a Est il Fussball, come lo sport in generale, aveva una dimensione più che altro dilettantistica e motli atleti, dopo la riunificazione, vennero acquistati da club occidentali. L’Union dovette infatti aspettare circa 30 anni prima di approdare, nel 2019/2020, alla massima categoria del calcio tedesco, nella quale non aveva ancora mai giocato. Nel mezzo difficoltà, tonfi e poche glorie. Ma è stato proprio questo percorso cosi travagliato e tragico a cementificare il rapporto tra la squadra e la propria gente. Prova lampante di questo attaccamento al club è la vicenda dello stadio di casa, il meraviglioso Stadion an der Alten Försterei.

Costruito nel 1920, lo stadio – il cui nome può essere tradotto come “Stadio nei pressi dell’antica casa del guardiaboschi” – deve il suo appellattivo al vicino bosco che tuttora si attraversa per raggiungerlo, con annessa casa del guardiaboschi, oggi sede societaria dell’Union Berlin. L’Alten Försterei subì un primo ampiamento tra gli anni ’70 e ’80, ma la struttura iniziò a risultare obsolescente già a partire dagli anni ’90, ottenendo l’abilità solo grazie al prolungamento di permessi temporanei. Questi terminarono però nel 2006, quando la FIFA prese una chiara posizione circa l’ammodernamento degli stadi. Allora si presentarono 2 opzioni per gli Eisernen: trasloco o ammodernamento. La questione nemmeno si pone, abbandonare lo storico stadio era fuori discussione. A differenza di moltissimi club, tra cui anche il Bayern Monaco, i biancorossi non rinunciarono a quella casa che li aveva ospitati per 50 anni, rappresentando per la collettività un centro di gravità rispetto alle violente maree che la storia riservò a Berlino nel secolo passato.

Tuttavia l’Union non era un top club, gli introiti finanziari derivanti dalle sponsorizzazioni non sono stellari e i fondi promessi dal comune per il rimodernamento non arrivano. Ma questo non basta a scalfire il legame della tifoseria con la propria casa, all’Union bastano le mani e l’orgoglio. I lavori se li sarebbero fatti da soli. Ed è così che questa comunità diede dimostrazione di una grande forza cooperativa quando, tra il 2007 ed il 2009, tifosi artigiani, carpentieri o semplici volontari impugnarono picconi, trapani e cazzuole per rimettere in piedi lo stadio, dedicando gratuitamente il proprio tempo ad una causa comune per loro fondamentale. 140000 ore di lavoro complessivo. La società non si dimenticò di questo contruibuto e nello stesso anno vendette 4141 azioni della struttura a soci e tifosi, facendone il primo caso di stadio tedesco parzialmente proprietà dei tifosi.

Oggi, nello spiazzale antistante l’Alten Försterei, troviamo eretto un monumento, un gigantesco casco rosso, affiancato da una carriola e un paio di guanti, ai cui lati sono incisi nomi e cognomi dei 2000 tifosi in grado di custodire e difendere, tramite la propria passione, le radici e la cattedrale di un calcio autentico e integro.

 

(Credits: Getty Images)

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