Non più la stessa Spagna

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Non più la stessa Spagna

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La frammentazione dell’Europa sta compiendo un altro passo. Il motivo per cui decine di regioni chiedono e proclamano l’ “indipendentismo” ha ragioni profonde che provengono da lontano e, in molti casi, si sceglie di non affrontarle, concedendo qualche beneficio fiscale e arrivando ad altri tipi di compromessi. L’Unione Europea si spezzetta sempre di più, con risultati contraddittori e un indebolimento generale nel palcoscenico internazionale.

Sono cose che un giocatore di calcio come Piqué conosce, perché nato in una Catalogna che ha sempre chiesto l’indipendenza e che ha improvvisamente schiacciato il pedale dell’acceleratore senza togliere più il piede. La sua presenza è però stata letta come ambigua, figlia di un’incoerenza da una parte e di una profonda civiltà dall’altra. In realtà da parte sua c’è un evidente ingenuità di fondo, testimonial volontario di un argomento in cui ci vorrebbe, non solo da parte sua, preparazione e non solo popolarità. Un modo poco compreso per dire: indipendenza non significa necessariamente divisione.
Lo ha fatto capire chiaramente annunciando una società in essere che sta creando con l’amico (non nemico) Sergio Ramos. Il mondo però è più manicheo, vuole distinzioni più nette e non ammette grigi. Solo bianco o nero.

Il referendum sta portando infatti a conseguenze che potrebbero essere irreversibili anche nello sport, a partire dall’addio del Barcellona alla Liga, per emigrare chissà dove, fino alla creazione di una Nazionale che in realtà già esiste dal 1904 e ha già disputato quasi 200 incontri non ufficiali.
Qualcuno ha già ipotizzato la Nazionale Catalana, la quale sarebbe più che competitiva, con Pep Guardiola alla guida, uno che crede talmente tanto all’autodeterminazione della Catalogna, da ritenere opportuno giustificare qualche tempo fa, la sua militanza con la Nazionale spagnola.

In porta Kiko Casilla, numero 12 del Real Madrid, difesa a 4 con Sergi Roberto, Piqué, Bartra (oggi al Borussia Dortmund) e Jordi Alba. In panchina Aleix Vidal e il terzino del Sassuolo Pol Lirola.
A centrocampo Sergi Busquets, Fabregas e forse il vecchio Xavi, attualmente in Qatar. In attacco Deulofeu e Bojan Krkic, con Jonathan Soriano unica punta.

La Spagna però si indebolirebbe, ancor prima che tecnicamente, da un punto di vista economico.
Sarebbe quasi come se la Lombardia lasciasse l’Italia. La conseguenza in campo arriverebbe più nella lunga distanza, pur non perdendo un grammo della straordinaria scuola spagnola che anche in futuro sarebbe in grado di essere altamente competitiva. Forse però non più in modo tanto dominante. La frammentazione della ex Jugoslavia è un esempio di come tante nazionali possano essere competitive e piene di talento ma non abbastanza da vincere qualcosa. Oggi abbiamo Croazia, Serbia, Slovenia, Macedonia, Montenegro, Bosnia. Se fossero insieme come un tempo la nazionale sarebbe fortissima e in fondo l’unico esempio di riunificazione vera e propria in Europa viene dalla Germania, oggi ancora più forte di quanto già non fosse in passato.
la Nazionale spagnola senza i catalani oggi potrebbe giocare così:
De Gea; difesa a 4 con Carvajal a destra, Ramos, Nacho centrali, Monreal o Azpilicueta adattato a sinistra; Saul, Koke, Iniesta, Isco, Silva e Morata.
È uno scenario più che possibile, ora che la questione non sembra più affrontabile con serenità, ammesso che ce ne fosse. La Spagna resterà sempre competitiva ma non più come prima.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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