Perché quella del Leicester è l’impresa sportiva piu’ grande di sempre

Perché quella del Leicester è l’impresa sportiva piu’ grande di sempre

Perché quella del Leicester è l’impresa sportiva piu’ grande di sempre

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Ne abbiamo sentite tantissime. E le abbiamo analizzate tutte. Oltre 150 eventi. E adesso lo possiamo dire: quella del Leicester è l’impresa sportiva più incredibile di sempre. Qui di seguito trovate la classifica delle 10 più incredibili. E 7 appartengono al calcio. E alla fine c’è la prima, quella del Leicester. Vi spieghiamo tutto.

L’obiettivo era fare una classifica delle 10 imprese sportive più incredibili. E capire se e dove si ponesse il Leicester in questa classifica. Ma per capirlo, prima dovevamo analizzare il perché dell’impresa del Leicester. Ora, analizzarlo spiegando spirito di squadra e bontà del progetto è giusto ma in fondo aleatorio. Quello che si può toccare con mano, è la straordinaria (e badate a questo termine – STRAORDINARIA – vi renderete conto perché) serie di coincidenze che si sono accumulate sulla vittoria del Leicester. Qualcosa che mai si era vista così e tutto assieme, e che per questo la rende la più incredibile.

Ma prima servono delle premesse per capire la razionalità di questa classifica. Come detto, sono stati considerati oltre 150 eventi, da circa una ventina di sport, e sentendo gente di tutto il mondo. Infatti attraverso il mio account twitter ho lanciato un sondaggio chiedendo quale evento avrebbe dovuto fare parte di questa classifica. Sono arrivate circa un migliaio di risposte, da ogni continente e da una cinquantina di nazioni diverse. Ma come detto, la discriminante era la straordinarietà. E come metro di paragone sono stati considerati proprio i fattori di straordinarietà che hanno circondato il Leicester. Li trovate tutti alla fine. Prima, partiamo con il conto alla rovescia.

Con alcune premesse. Perché ben 7 vengono dal calcio? Perché il calcio è lo sport per antonomasia più equilibrato e però dove è più difficile ribaltare i valori costantemente, al di là dell’exploit, proprio per diffusione della disciplina e per la straordinaria pressione planetaria. Gli exploit sono possibili ovviamente, nel calcio come negli altri sport, ma le “forze centrifughe” del calcio, quello che appunto lo rendono planetario perché al centro dell’attenzione di tutti, fanno sì che le sorprese del calcio siano ancora più straordinarie. Non è un caso che in XX edizioni dei Mondiali, mai nemmeno una volta ci sia stata una vittoria di un completo outsider: giusto una volta ci fu una vittoria di una che non era da semifinale, nel 1954, e quell’unica volta fu comunque la Germania… A queste premesse si aggiungano anche altre due variabili necessarie: non è stato considerato lo sport universitario (soprattutto americano, ovviamente). Non certo perché non paragonabile a livello tecnico: ma proprio perché per il tipo di pressione e attenzione può favorire sorprese che nel mondo professionistico sarebbero altrimenti più improbabili. Stesso motivo per il quale nessuna impresa olimpica è riuscita a entrare in classifica: perché quelle più straordinarie (prima su tutte, la vittoria Usa nell’hockey nel 1980) sono comunque accadute in un clima non paragonabile come differenza di pressione dal punto di vista tecnico nel far rispettare il pronostico.

Occhio anche a questo. Non è una classifica delle più grandi rimonte, o imprese singole. Che sono ugualmente incredibili. Ma non quanto una intera competizione (campionato o torneo) vinta sull’onda lunga della sorpresa costante.

Lunghe premesse, doverose. Conto alla rovescia ora verso il perché cosa ha fatto il Leicester non è paragonabile con niente.

10) Roger Walkowiak, Tour de France 1956

Essendo uno sport individuale, il ciclismo sarebbe più propenso a promuovere imprese rispetto a uno sport di squadra. Quella di Walkowiak però nel ’56 rimane la archetipica: non solo non era minimamente tra i favoriti, e passi, ma era un corridore piuttosto anonimo che non vantava nulla di niente nel suo palmares. Sfruttò la defezione dei favoriti e una fuga bidone che coinvolse vari altri, ma in corso d’opera fu capace di riprendersi la maglia gialla nel finale dopo averla persa, il che lo rende ancora più straordinario.

9) Steaua Bucarest, Coppa dei Campioni 1986

La vittoria in Coppa dei Campioni più incredibile, poco oltre quella del Porto di Mourinho. Lo Steaua partiva dai blocchi essendo circa la 16° su 32 squadre partecipanti. Sì lo sappiamo che prima era più facile, meno partite e meno rivali forti da incontrare. E peraltro lo Steaua ebbe una serie di sorteggi uno più fortunato dell’altro. Ma capitalizzò la fortuna fino alla fine, quando seccò a sorpresa il Barcellona che giocava in casa e si giocava la sua prima Coppa dei Campioni della storia. Sarà stato anche più facile, ma così mai c’era riuscito nessuno. E la cosa più straordinaria soprattutto, è che fino a quell’anno lo Steaua non aveva mai raggiunto assolutamente nulla nella sua storia in Europa, solo una volta i quarti di finale di Coppa delle Coppe, e 10 anni prima.

8) Verona, Scudetto 1985

Lo scudetto più incredibile di sempre. Tuttavia, erroneamente paragonato a quello del Leicester. Non è così, perché il Verona partiva in quel campionato essendo già una squadra di buona medio-alta classifica, a cui si aggiungeva un terzino vice-campione del mondo come Briegel e un attaccante ricercato in Europa come Elkjaer. Ciò non toglie però che nel corso di un campionato fosse siderale da colmare la distanza nei confronti della Juventus di Platini, il Napoli di Maradona, l’Inter di Rummenigge, la Roma di Falcao, ma anche l’Udinese di Zico o la Fiorentina di Socrates…

7) Kaiserslautern, Bundesliga 1998

Altra impresa a cui erroneamente si paragona quella del Leicester è la Bundesliga 1998 vinta dal Kaiserslautern. Ora, è vero che fosse neopromossa (mai successo prima) ma era pur sempre una nobile decaduta. Non che questo la facesse minimamente favorita, ma era una squadra che si ritrovò solo quattro anni dopo essere già stata vice-campione di Germania. Allenata da Otto Rehhagel. Perdonerete lo spoiler: è l’unico allenatore che troverete presente due volte in graudatoria…

6) Gustavo Kuerten, Roland Garros 1997

Sono stati molti i tornei di tennis vinti da outsider totali. Da Becker a Wimbledon, a Chang e Wilander al Roland Garros. Eppure ognuno di loro aveva dei risultati recenti che, pur non rendendoli favoriti, comunque facevano intravedere che prima o poi avrebbero potuto essere competitivi. Oppure Ivanisevic nel 2001 a Wimbledon, uno che aveva passato da molto il suo apice, ma che comunque un campione lo era stato. Ma Kuerten nel ’97 no. La cosa più assurda è che il Roland Garros fu anche il primo torneo assoluto vinto dal brasiliano, prima nemmeno un torneuccio da poche migliaia di euro. E soprattutto, la prima finale in assoluto in qualsiasi torneo!

5) Nottingham Forest, First Division, 1978

Il triennio del Forest, con prima il suo primo titolo inglese e poi le due Coppe dei Campioni, è in sé l’epopea più incredibile nel complesso. Però tra i tre eventi, il più incredibile è il primo. In fondo, le 2 Coppe dei Campioni furono vinte essendo prima campione inglese e poi campione in carica. Che per carità, è sempre straordinario. Ma il primo campionato è l’impresa più grossa, da neopromossa, e senza aver mai vinto nulla prima, e in un campionato tra i più competitivi. Ci sembra di sentire già la domanda: “E perché solo quinto in graduatoria allora?”. Dunque: a parte che è il quinto della storia, non del condominio… Diciamo che paragonato al Leicester la differenza principale è che il Forest avesse comunque due giocatori già di valore internazionale – Shilton titolare della nazionale inglese e tra i portieri migliori al mondo, e Gemmill stella di una nazionale scozzese di un certo livello. Inoltre 11 anni prima la squadra fu vice-campione di Inghilterra.

4) St. Louis Cardinals, Major League 2011

Varie imprese negli sport americani, eppure di solito dovute a un singolo evento straordinario e alle sue conseguenze. Incredibile però quella dei Cardinals nel 2011, che a poche settimane dalla fine della regular season non erano minimamente nemmeno dentro i play-off, raggiunti a sorpresa all’ultimo giorno. E poi, battuti subito i campioni della loro Division. Fino alla finale con i Rangers, essendo due volte in Gara-6 a un passo dal perdere la serie, e capaci poi di ribaltare la situazione fino a prendersi le World Series.

3) Danimarca, Europeo 1992

La storia è nota, la nazionale che non si era nemmeno qualificata e che fu richiamata dall’Uefa in fretta per sostituire la Jugoslavia in guerra, con i giocatori convocati mentre si trovavano letteralmente al mare. Tutto così incredibile dal portare ad analizzare più che altro perché il Leicester sia un’impresa maggiore: più che altro perché si trattava di un torneo a 8 squadre, con 5 partite sole da giocare, e che la Danimarca era una squadra discreta, senza infamia e senza lode, che in fondo era terminata nelle qualificazioni dietro la Jugoslavia che 2 anni prima era la quinta nazionale più forte al mondo, e la cui ossatura aveva vinto un anno prima la Coppa dei Campioni.

2) Grecia, Europeo 2004

Lo diciamo subito: se per voi questa si meriti la prima piazza al posto del Leicester, potreste avere ragione. Forse sono due prime a pari merito. Era un Europeo a 16 squadre, ben più competitivo rispetto a quelli a 8 squadre, dove la Grecia non solo partiva essendo la 15° squadra su 16, ma ebbe anche la sfiga di capitare in un girone di ferro, con la padrona di casa. Che batté nella partita inaugurale. E che batté anche nella finale! E come se non fosse sufficiente, batté anche la Francia detentrice, e la Rep.Ceca del futuro Pallone d’Oro di quell’anno! E – bene ribadirlo – essendo nessuno, e non avendo nessuno di rilevante in campo. Guidata da Otto Rehhagel, rieccolo dopo il Kaiserslautern…

1) Leicester, Premier League 2016

E finalmente, il Leicester. Non vi spiegheremo i perché o i percome tattici, tecnici o umani. No. In questa top 10, invece vi elencheremo i 10 fattori straordinari di questo successo. Se te ne capita uno in un anno, sei fortunato. Se te ne capitano due, lo sei molto. Ma 10…

  • Il Leicester non era nessuno. Assolutamente nessuno. Mai recentemente in lotta per vincere.
  • ll Leicester non aveva nessuno, assolutamente nessuno. Hai voglia a dire che tutte le squadre di Premier sono ricche e competitive. Ma a inizio anno il Leicester non aveva nessun giocatore ricercato. L’unico di valore internazionale – e non straordinario: Kasper Schmeichel (unico ad essere presente con suo padre in questa graduatoria).
  • Il Leicester proveniva da una salvezza raggiunta all’ultimo. Ma trovandosi giustamente nella zona retrocessione, perché quello era il valore tecnico. Insomma, non era una nobile decaduta. E partiva essendo tra le candidate a giocarsi la permanenza, giustamente, perché quello era il valore tecnico, e con l’ambizione al massimo di arrivare al 15° posto.
  • Tutte, ma proprio tutte le favorite hanno fallito. Chelsea, Manchester United, Manchester City, Arsenal. E il Liverpool ha aspettato troppo a licenziare Rodgers. Povero Tottenham, alla sua migliore stagione degli ultimi 51 anni, eppure…
  • L’entusiasmo. Il Leicester ha avuto una partenza entusiasmante che ha moltiplicato le forze. Di solito, alla lunga ti scarichi, ma invece è riuscito incredibilmente a tesaurizzare l’eccitazione, gestita dall’esperienza di Ranieri, non a caso il prossimo fattore.
  • Claudio Ranieri. Uno che aveva l’esperienza ma non sembrava avere la qualità. Che aveva voglia di rivincita al momento giusto. Che aveva preso ingiusti schiaffi in faccia, e che l’hanno portato all’intuizione di trovare il punto d’equilibrio con la squadra: ordine tattico ma niente ossessione, pur di avere in cambio corsa e sacrificio. Insomma serviva uno spirito d’adattabilità italiano associato però alla conoscenza della realtà inglese.
  • James Vardy. Capocannoniere e miglior giocatore del campionato. Uno che non aveva mai fatto nulla di nulla. Bum, esploso di colpo. Tipo Schillaci, ma Schillaci prima della Juventus aveva spaccato con il Messina in Serie B, lui nemmeno quello. Con la voglia di rivincita dovuta anche alle precedenti disavventure giudiziarie.
  • Riyad Mahrez. Miglior assistman e secondo miglior giocatore del campionato. Badate alla straordinarietà: quasi mai una squadra, una qualsiasi, riesce ad avere primo e secondo miglior giocatore del campionato. E quindi (vedi seguente)
  • N’Golo Kantè. Vero fulcro della squadra, corsa e geometrie di centrocampo, e terzo miglior giocatore del campionato. Sì, avete letto bene, il Leicester ha conquistato tutte e tre le posizioni dei 3 migliori giocatori del campionato, più unico che raro.
  • L’incredibile. Ovvero la differenza tra realtà e non realtà. Perché a volte non basta essere semplicemente bravi e sorprendenti, per il semplice fatto che la distanza dai primi è siderale. Così la distanza tra la zona retrocessione e il titolo nel campionato inglese. Circa 17 posizioni da scalare. Dove per vari fattori puoi riuscirne a scalare 13, forse 14, massimo 15. Ma riuscirci, fino alla fine, significa fino alla fine essere riusciti a invertire la logica.

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