Wenger-Mourinho, come un derby, più di un derby

Wenger-Mourinho, come un derby, più di un derby

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È un testa a testa tutto cittadino a monopolizzare la vetta della Premier League 2017-18: la “grande” Manchester sopra tutto e tutti, come evidenziato da una classifica a dir poco impietosa anche dopo il turno infrasettimanale conclusosi ieri sera.

I Citizens di Per Guardiola sono sempre più lanciati al comando (40 punti: 13 vittorie, 1 pareggio, nessuna sconfitta), seguiti a “sole” 8 lunghezze dallo United di Mourinho. In zona Champions, provano a tenere il passo Chelsea e Arsenal, Tottenham e Liverpool vanno a corrente alternata, mentre il Burnley di Sean Dyche e il Watford gestito dalla famiglia Pozzo, vecchia conoscenza del calcio italiano, recitano la parte delle outsider in cerca di gloria.

I due club “mancunians” le stanno suonando a tutti: 72 punti in due, dato che la dice lunga sullo strapotere esercitato sinora. Ovvio, quindi, che un campionato ricco di spunti, storie e personaggi come la Premier trovi nellapersonalizzazione qualche motivo di supplementare interesse: non che si debba faticare più di tanto, per quanto riguarda la giornata 15, perché il menu serve una prelibatezza ormai “tradizionale”.
Si scrive Arsenal-Manchester United, ma si legge Wenger contro Mourinho, inimicizia, non solo sportiva, tra le più sapide e veraci di cui il calcio abbia memoria.

Non si sono mai potuti sopportare, i due: sin dall’approdo britannico del portoghese, nel lontano 2004. Mou, al termine della stagione che lo incorona “re d’Europa” col “suo” Porto già vincitore della UEFA l’anno precedente, viene contrattualizzato da Abramovič con il dichiarato intento di portare al Chelsea (e a Londra, in generale) la prima Champions della storia. L’uomo di Setubal viene salutato come un Messia, subito soprannominato “The Special One”, cosa che non piace ai colleghi britannici, sir Ferguson e Wenger in primis. Non solo: il tempo di arrivare ed eccolo dichiarare che vincerà il campionato con tre giornate di anticipo, promessa effettivamente mantenuta nel maggio successivo. Non centra, però, il “bersaglio grosso”, che coi Blues continuerà a sfuggirgli.

Polemico, manipolatore, costantemente sopra le righe, Mourinho è il classico “cattivo che piace”, disposto a qualsiasi cosa pur d’arrecare vantaggio al proprio club, e danno agli avversari.
Di tutt’altra pasta, Wenger: elegante, rispettoso, non certo docile, l’alsaziano è, attualmente, l’allenatore in attività da più tempo legato allo stesso club. Accomodatosi sulla panchina dei Gunners nel 1996, non l’ha più lasciata, raccogliendo vittorie e primati, non sempre positivi. L’Arsenal, tra le corazzate inglesi, è certo quella meno dotata di risorse e il buon Arsène ha da sempre saputo fare di necessità virtù: in 22 stagioni, 3 campionati, 7 Charity/Community Shield e 7 Coppe d’Inghilterra (record assoluto per il calcio inglese), con il “pallino rosso” dei due “double” (campionato+coppa nazionale) segnati nel 1997-98 e nel 2001-02. Non proprio il tabellino di un “looser”, specie in considerazione del contesto. Autentico cruccio: le 0 vittorie internazionali, con la curiosità di essere l’unico allenatore nella storia europea ad aver perdute, senza mai vincere, le finali di tutte e tre le storiche competizioni continentali: la Coppa delle Coppa (1992, col Monaco), la Coppa UEFA (2000) e la Champions (2006), entrambe alla guida dei biancorossi inglesi. Grama consolazione: in quell’anno, l’Arsenal finalista battuto in rimonta dal Barcellona di Rijkaard  registrò il record di 10 partite consecutive senza subire gol, e con una difesa costata circa 5 milioni di euro, assai meno di un “top player” dell’epoca. Niente male per uno dei più grandi valorizzatori di talenti (vi risparmiamo l’elenco) degli ultimi trent’anni, nel 2010 eletto “miglior allenatore del decennio” dall’International Federation of Football History & Statistics.

In questi anni, Arsène e José non se le sono certo mandati a dire: basti pensare a quando, nell’ottobre 2014, il francese spinge fisicamente il lusitano, nel corso di un Chelsea-Arsenal di campionato conclusosi 2-0. Il campionario è tanto ampio da meritarsi un libro.
Wenger ha variamente accusato di scorrettezze Mourinho: dalle accuse sui troppi stranieri utilizzati («I don’t see especially that Chelsea play more English players than we do. Who have they produced, homegrown? Just one, John Terry», 2005), all’irritazione per i “contatti proibiti” tra Mou e i suoi giocatori, sino ai vari insulti indirizzati al collega.
La “linea” del portoghese è sempre stata “muscolare”, basata sul numero dei “tituli” vinti rispetto all’avversario (definito anche “voyeur”), con l’impareggiabile soddisfazione d’avergli rovinato la festa per le 1000 partite sulla panchina dell’Arsenal grazie allo storico 6-0 conseguito dal Chelsea a Stamford Bridge il 22 marzo 2014.

Passando dal gossip al calcio vero e proprio, possiamo dire di trovarci di fronte a due paradigmi opposti d’intendere sia il pallone sia lo sport in generale.
Per Wenger il risultato passa dal gioco (benché i suoi Gunners non siano sempre stati spettacolari), dal miglioramento dei giocatori e, soprattutto, dal lancio di nuovi talenti. Mourinho, invece, bada dritto al risultato, “no matter what”, ama i giocatori già “fatti” e finalizza tutto al raggiungimento dei propri scopi. Un “maestro” il primo, uno “spremitore” l’altro. Non è un caso che, subito dopo ogni grande vittoria (si pensi alle due Champions vinte, col Porto nel 2004 e con l’Inter nel 2010), il portoghese abbia sempre cambiato casacca: chi dice per affrontare nuove sfide, chi, più malizioso, insinua perché sicuro di non poter bissare il successo ottenuto. Vero è che,dopo di lui… il diluvio.

Sabato, alle 18.30, tutto il calcio inglese rivolgerà la propria attenzione all’Emirates Stadium, per l’ennesima recita di questi due grandissimi “primi attori”.
Dopo le vittorie nel turno infrasettimanale (i Gunners hanno steso 5 a 0 in casa l’Huddersfield, i Red Devils sono passati 4 a 2 sul campo del Watford), le quote “vedono” leggermente favorito l’Arsenal (quote SNAI 2,50 – 3,30 – 2,80), ma è chiaro come questa sia, anche per i bookmaker di SNAI, una classica partita “da tripla”: dovendoci sbilanciare, diremmo 1, sicuramente Under (2,5, quota 1,90) e 2-0 come Risultato esatto (a 13).
Mancano, purtroppo, le quote sull’eventuale match pugilistico, forse perché si tratterebbe di un medio-massimo (Wenger, longilineo, è comunque alto 1 metro e 93) contro un peso medio. Nel caso, giocheremmo Mou, contando soprattutto sulla cattiveria.

 

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Igor Vazzaz Toscofriulano, rockstar egonauta e maestro di vita, si occupa a vario titolo di teatro, sport, musica, enogastronomia e scommesse, non necessariamente... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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