Il calcio che non tornerà più

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Il calcio che non tornerà più

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Il 12 aprile del 1970 il Cagliari di Gigi Riva vinceva il suo primo e unico scudetto della storia. Il fatto in se è rimasto storico ma molto meno sorprendente di quanto oggi, in un eventualità che potrebbe portare ad esempio un Atalanta in cima alla classifica, accadrebbe.

Scorrendo l’albo d’oro del nostro Campionato ci si rende facilmente conto che il calcio è cambiato, personalmente credo in peggio, nell’ottica della pluralità di un torneo che oggi premia una sola squadra e negli ultimi 15 anni al massimo tre squadre.
Il Campionato è stato vinto una volta dalla Sampdoria, il Verona, il già citato Cagliari, il mitico Casale dalla maglia poi diventata nerostellata, persino la Novese, gloriosa società della piccola Novi Ligure.

Lo scudetto è però andato due volte a società come Napoli, Fiorentina e Lazio, tre volte alla Roma. Nel calcio degli anni 20, fino agli anni 40, c’era il grande Bologna che vinse in totale sette scudetti, l’ultimo nel 63/64 contro l’Inter, in un contestatissimo spareggio, la Pro Vercelli che nei primi anni del 900 era una realtà consolidata e poi il grande Torino, sette volte trionfatore, nel dopoguerra ben quattro volte consecutive, la cui storia è stata distrutta dalla tragica vicenda di Superga e il cui destino sarebbe stato ben diverso e non è escluso che quell’evento abbia cambiato anche il destino della serie A. Il Genoa ha una grande tradizione, anche se i primi tre dei suoi nove scudetti risalgono addirittura alla fine dell’800.

Questa lista serve a comprendere che il calcio dominato da una sola squadra, prima l’Inter, poi la Juventus, non diverte, appassiona sempre meno e solo i tifosi della squadra che vince e non incoraggia i giovani ad avvicinarsi allo sport.
Il titolo di questo articolo si rifà ad una frase fatta, un luogo comune a cui l’opinione pubblica si adegua con un fatalismo riluttante, una malinconia verso un calcio che propone assoli e che sta abituando le nuove generazioni che sia persino giusto così, che il calcio sia business, vittorie, campioni sui social.
Andrea Agnelli da presidente dell’ECA, ha cavalcato questo sentimento, creato a tavolino dall’Uefa e dai club più ricchi, contando sulla passività per i temi politici da parte dei tifosi e per questo ha iniziato a lavorare alla creazione della Superlega, la quale solo dieci anni fa veniva respinta con indignazione e oggi è ad un passo dalla sua emanazione.

I Campionati più belli che abbia mai visto restano decisamente quelli degli anni 80 e 90, con uno straordinario numero di campioni ma soprattutto con un elevato numero di squadre competitive. Le cosiddette sette sorelle (Juve, Inter, Milan, Roma, Lazio, Napoli, Fiorentina o Parma) partivano con grandi speranze e anche se non arrivavano a vincere qualcosa, restavano a lungo competitive o nei primi posti della classifica, con un appassionante alternanza ogni stagione, senza contare che in Europa arrivavano successi che oggi riusciamo solo a sognare.

Il modello inglese dovrebbe essere l’unico percorribile ma la Premier ha riformato il suo sistema e tutti i club hanno investito nella loro Lega per rendere il loro campionato il più attrattivo del mondo. Basta vedere quante persone lavorano alla Football Association (la Lega inglese) e quanti soldi nella vengono investiti dai club inglesi per rendere la Premier League il torneo più visto al mondo, al punto da essere persino più seguito della stessa Champions, considerando che gli orari variabili tra pomeriggio e sera e la grande visibilità, permettono di andare incontro alle logiche televisive di tutti i Paesi del mondo. I proventi che arrivano permettono di redistribuire in modo logico i soldi a tutte le squadre di Premier ed ecco che oggi, a differenza di Liga spagnola, Bundesliga, Serie A e Ligue 1, resta l’unico Campionato avvincente al mondo.

Il calcio dove tutti potevano aspirare a vincere non lo vogliono più far tornare e forse sarebbe anche ora che i tifosi si unissero per fare delle controproposte che tengano conto anche delle logiche di chi il calcio lo segue.

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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