Quello che la Juventus non dice

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Una Juventus alla Moggi. Prima che alcuni lettori si mettano l’elmetto, ci riferiamo alla parte virtuosa di Moggi: quella che prima nell’estate del 1996, e poi in quella del 1997, smontò e rimontò due volte una Juventus prima campione d’Europa e poi finalista di Champions, vendendo i gioielli e uscendone con una squadra ancora più forte o quasi. Tuttavia questa volta è diverso: mai le cessioni erano dovute a un divorzio burrascoso come quello con Bonucci (e mettiamoci anche Dani Alves, via). Insomma mai la Juve aveva subìto il destino, ma piuttosto l’aveva anticipato. Certo Andrea Agnelli può aver fatto bene, come con Conte, a un certo punto a tagliare il nodo gordiano. Ma c’è il sospetto che la spada questa volta l’avesse in mano il gladiatorio Leonardo.

Ma nonostante ormai si abbia metabolizzato una notizia scioccante come l’addio di Bonucci, ci sono però ancora 4 domande che rimangono irrisolte, e in verità sono tutto quello che conta in questo momento per la società protagonista del calcio italiano negli ultimi 6 anni.

CHE COSA È SUCCESSO DAVVERO TRA LA BONUCCI E LA JUVENTUS?
La Juventus è stata ed è moggiana anche nella comunicazione. Un campionario di notizie filtrate e smentite degne dei migliori anni di Lucky Luciano, che dipingono un quadro dove Bonucci è il grande Giuda che rischiava di appiccare il fuoco allo Juventus Stadium, e la società invece procede per preservare il nome e la storia.
Ma è davvero possibile che sia così? Bonucci? Il campione della juventinità anche più di Buffon e Chiellini?! Qualcosa non quadra.
Che è successo davvero tra Leonardo e Agnelli/Marotta? Il giocatore si è sentito usato in nome della causa maggiore? Se il provvedimento disciplinare di Porto era stato giusto, è stata poi le gestione tesa a trasformarne l’immagine a irretirlo? È stato lui solo impulsivo, o la società senza scrupoli?

HA FATTO BENE AGNELLI A SCEGLIERE ALLEGRI?
Il deus ex machina del ciclo juventino ha fatto una precisa scelta: Allegri è l’uomo della società; chi discute Allegri, discute noi, quindi è fuori.
La storia del calcio è piena di casi di allenatori o giocatori con un “o me o lui” dettato alla società. Sacchi impose l’aut-aut su Van Basten, e perse. Ronaldo lo fece su Cuper, e se ne andò (ma in verità sfruttò la situazione a suo favore).
Bonucci non è tuttavia né un cigno né il Fenomeno, ma è uno dei 3 difensori centrali più forti al mondo.
Se avesse davvero imposto un diktat alla società, si sarebbe escluso da solo. Se l’avesse fatto Allegri, sorprenderebbe allora la scelta. Perché siamo sicuri che Allegri abbia ancora birra per proseguire il ciclo? La grandezza della Juve è sempre stata quella di cambiare mentre è in cima. Discorso che si può applicare alla cessione di Bonucci. Ma non potrebbe essere stato ancora più applicabile a un eventuale addio ad Allegri?
E quindi: Andrea Agnelli ha fatto o no la giusta scelta nel legare il futuro della Juventus ad Allegri?

IL CASO BONUCCI, PIÙ CHE LA CONSEGUENZA DI CARDIFF, NE È LA CAUSA?
Nessun osservatore con un minimo di onestà intellettuale ha il coraggio di credere ancora che nello spogliatoio di Cardiff non sia successo niente.
Si dice: ecco, Bonucci lascia sbattendo la porta, è la conseguenza di ciò che è successo a Cardiff.
Ma proviamo a ribaltare la questione: non può essere che questo rapporto, questo addio, questo modus operandi della società, questa pace armata fino al 3 giugno, non può essere insomma che tutto questo siano invece stati la causa della disfatta di Cardiff, prima ancora che succedessero ceffoni e litigi?
Ovvero: l’asset principale della Juventus, e di una squadra vincente in generale, è quello di lottare l’uno per l’altro, rimanendo uniti e sospingendosi l’un l’altro oltre l’ostacolo.
Aver fornito un’immagine quasi da Mulino Bianco alla Juventus, negando l’evidenza dei fatti, costruendo una narrativa tale da tramutare anche gli amici in nemici se in disaccordo, non può aver fatto sentire Bonucci – e magari non solo lui – come abbandonato dalla società e dalla causa in cui aveva creduto? E quindi portando a disintegrare lo spirito di squadra ben prima dell’intervallo di Cardiff?

CHE FUTURO PREPARA LA JUVENTUS?
La realtà è che adesso la supremazia intoccabile della Juventus non è più. Tuttavia occhio: la Juve rimane la più forte e la più potente. Ma il concetto è: qual è l’idea di futuro che sta pensando la Juve?
Essere “più cattiva” come ha detto Agnelli dopo Cardiff? Ok, ma come?
La conservazione del potere è nella natura del potere stesso. Vale anche per il potere sportivo, quantunque legato al risultato.
Ma fino ad oggi, il concept della Juventus Andreagnelliana era legata a una base di uomini saldati da umiltà, volontà, coesione.
Aver intaccato una delle colonne fondanti alla prima difficoltà, che idea di futuro della Juventus proietta?

 

(Credits: La Presse)

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