MANCHESTER CITY-PSG: MONDI SIMILI E FILOSOFIE OPPOSTE

MANCHESTER CITY-PSG: MONDI SIMILI E FILOSOFIE OPPOSTE

MANCHESTER CITY-PSG: MONDI SIMILI E FILOSOFIE OPPOSTE

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Penultima giornata dei gironi di Champions League, tempo di primi verdetti e primi bilanci in campo europeo. Il martedì e il mercoledì di Champions ci offrono alcune super sfide e match determinanti in chiave qualificazione alla fase ad eliminazione diretta. Dopo la giornata di ieri, alle quattro squadre già qualificate (Ajax, Juventus, Bayern Monaco e Liverpool) si sono aggiunti: il Manchester United di CR7, ancora decisivo con il gol che ha sbloccato la gara contro il Villarreal, e i Campioni d’Europa del Chelsea che, a Stamford Bridge, hanno asfaltato per 4 a 0 la Juventus. Chi riuscirà, stasera, a strappare il pass per gli ottavi di finale? Diamo uno sguardo in casa d’altri: Manchester City – Paris Saint Germain è sicuramente gara di prestigio e di interesse che mette di fronte mondi simili con filosofie opposte

Manchester City – Paris Saint Germain, due mondi simili ma con filosofie opposte

Quella che andrà in scena al Etihad Stadium di Manchester è la sfida tra i le due superpotenze del calcio europeo. Due squadre che si sono risollevate, dopo anni di tracolli sportivi e finanziari, grazie ai petrodollari provenienti dal Medio Oriente: Manchester City – PSG è una sorta di affare di famiglia, Mansur contro Al-Khelaïfi, due potenti cugini che nel calcio hanno trovato la gloria, un pò come gli esploratori europei quando, durante il tardo ‘400, approdavano in terre, fino a quel momento, inesplorate. Sì perché gran parte del merito per l’assegnazione dei prossimi Mondiali in Qatar passa dai grandi investimenti che due famiglie così importanti hanno riversato, ormai più di 10 anni fa, nel calcio. Mansur bin Zayd Al Nahyan, uomo d’affari e vicepremier degli Emirati Arabi Uniti, ha comprato il Manchester City nel 2008 per la modica cifra di 250 milioni di euro. Si calcola che in 13 anni abbia speso più di un miliardo di euro per rinforzare la squadra, scalando posizioni su posizioni in Premier League, mancando sempre l’appuntamento in Champions (lo scorso anno perse in finale). Nasser Al-Khelaïfi, invece, ha comprato il Psg nel 2011, e si è subito allineato alle spese folli del City, vincendo campionati nazionali su campionati nazionali. Ma anche per lui il calcio, finora, lo ha privato della soddisfazione più grande: la vittoria della Champions League. Due mondi simili, praticamente identici nel modo di raggiungere l’obbiettivo: spendendo.

Tutto vero, tutto corretto, fin quando non è arrivato Pep Guardiola sulla panchina dei Citizens, da lì tutto è cambiato. È il 2016 e, dopo un anno sabbatico, il maestro catalano è pronto a tornare in sella: abbraccia il progetto City grazie, e sopratutto, alla presenza di due figure a lui molto note, figure di cui lui sa di potersi fidare per costruire un progetto importante: Txiki Begiristain, attuale Direttore Sportivo, e Ferran Soriano, Direttore Generale. Da questo momento in poi la storia cambia. Guardiola non limita le spese folli, sopratutto nel reparto difensivo, e lo sceicco Mansur non cambia la sua strategia, ovvero:

se non vuoi cedermi il tuo giocatore, ti offro 10 milioni in più.

Quello che cambia è il concetto dietro l’acquisto: niente più figurine, niente più prime donne, ma giocatori funzionali al progetto, al modo di giocare del tecnico catalano. Nessun centravanti (anche se avrebbero fatto carte false per Harry Kane in estate, senza però scalfire l’ego e l’idea del presidente Spurs Daniel Levy) e una miriade di centrocampisti, esterni e mezze ali che si muovono, come pedine di una scacchiera, per il campo. Negli anni la macchina Manchester City si perfeziona, sino ad arrivare alla finale dello scorso anno. Ad oggi, rappresenta una delle eccellenze a livello europeo e il merito non può che essere di Pep Guardiola perché, oltre a migliorare l’impianto di gioco come aveva fatto al Bayern Monaco, ha rivoluzionato la società, dal settore giovanile alla cultura del lavoro e forse anche l’idea di come giocare a calcio in Nazionale. Se non ci credete andate a vedere com’è cambiato il calcio in Baviera, ma più in generale in Germania, coincidenze? Non credo.

Pure il Paris Saint Germain aveva azzeccato il cambio culturale e di pensiero quando mise sotto contratto un altro Professore del calcio, uno che in Germania è stato soprannominato Der Sportwissenschaftler, letteralmente “lo scienziato dello sport”. Avete capito di chi stiamo parlando: T.T., Thomas Tuchel, uno che dopo essere stato esonerato da Parigi ha preso in corsa un Chelsea spento e con il morale sottoterra e in pochi mesi ha costruito una macchina quasi perfetta capace di vincere la Champions League proprio contro il City di Guardiola. Eppure la dirigenza dei parigini non si è accorta in tempo di ciò che aveva per le mani e, dopo la cacciata di Tuchel, ha ripreso a spendere senza un vero motivo, costruendo una squadra di figurine, all’apparenza la più forte di tutte ma probabilmente anche la più fragile: in uno spogliatoio con così tanti campioni e prime donne, è un po’ come camminare costantemente sulle uova, dove ogni azione rischia di provocare un danno. E quindi via con l’alternanza Navas–Donnarumma che fa crescere le polemiche, un possibile ritorno di Messi a Barcellona, il difficile rapporto Mbappè – Neymar, con quest’ultimo molto spesso out per (presunti) problemi fisici e il francese sempre più indirizzato verso Madrid, sponda Galacticos. Senza dimenticare le polemiche per la condizione fisica di Sergio Ramos e un equilibrio tattico non ancora trovato. A capo di uno spogliatoio così servono uomini con esperienza, allenatori in grado di gestire grandi campioni e sopratutto che hanno già avuto incarichi di questo tipo. Mauricio Pochettino non pare di questa categoria e anzi lui stesso è tirato in ballo in movimenti di mercato, molto controproducenti in un momento della stagione così delicato. Due mondi simili, ma con filosofie opposte, appunto.

(Credits: Getty Image)

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