ANCORA CR7, ANCORA LEO MESSI

ANCORA CR7, ANCORA LEO MESSI

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Cristiano Ronaldo, Leo Messi. Leo Messi, Cristiano Ronaldo. L’ultimo turno di Champions League ha rimesso a posto le gerarchie: prima di rubargli definitivamente la scena, ne deve fare di strada la new generation. Haaland non ha giocato, Mbappé si è limitato al ruolo di assist-man, così i soliti noti si sono presi le prime pagine dei quotidiani e le vetrine delle homepage di tutto il mondo: gol di CR7, gol della Pulce. Nello stesso turno non accadeva da agosto 2020, oltre un anno, gara di ritorno degli ottavi del torneo slittato per la pandemia. Ronaldo segnò una doppietta al Lione che non servì a salvare la Juve, il giorno dopo Messi fece fuori il Napoli con il suo Barcellona. Ma oggi è tutto cambiato. O quasi.

RONALDO-MANCHESTER UNITED, I NUMERI NON MENTONO

Quando si parla di Cristiano Ronaldo, la prima cosa che bisogna fare è dare un occhio alle statistiche: tre partite di Premier League, tre gol; due partite di Champions, due gol. Potremmo fermarci qui, ma vale la pena approfondire il suo impatto al Manchester United. Innanzitutto per la disponibilità ad accettare anche il ruolo di centravanti, qui nel 4-2-3-1 di Solskjaer, che invece aveva rifiutato nel 4-3-3 di Sarri, preferendo partire da sinistra come in tutta la carriera. Tutto è cominciato con la doppietta al Newcastle all’esordio, in una partita che finisce 4-1 dove lui segna prima l’1-0 al 45′ e poi il 2-1 sei minuti dopo il pari bianconero. Gol facili? Lasciate perdere. Si ripete pochi giorni dopo in Champions con lo Young Boys, ma non basta, perché lo United, in dieci contro undici, si fa ribaltare e lui viene sostituito sull’1-1. Passano altri cinque giorni e arriva un altro gol, stavolta al West Ham, ancora fondamentale, perché i Red Devils vanno sotto e lui firma il pari immediato prima del gol partita di Lingard nel finale. Stessa partita il mercoledì, ma per la Coppa di Lega: Solskjaer lo fa riposare, così non c’è nessuno che metta le cose a posto e lo United perde. Con l’Aston Villa torna in campo e a onor del vero, di fatto non tocca palla: peccato, però, che non gli abbiano fatto calciare il rigore del possibile 1-1 al 93′, lo sbaglia il connazionale Fernandes, specialista designato. La prossima volta, probabilmente, non toccherà più a lui. Del resto non tutti i rigori e non tutti i palloni sono uguali: alcuni scottano di più e al 96′ ci vuole sangue freddo per buttarli dentro. Ci vuole Ronaldo, che in Champions, dopo un’altra prova apparentemente scialba, trova il guizzo che condanna il Villarreal. Chapeau.

MESSI-PSG, ECCO LA GRANDE BELLEZZA

Quando si parla di Messi, la fredda cronaca passa in secondo piano: bisogna lasciarsi trasportare dalle emozioni. Il gol che Leo ha segnato martedì al Manchester City è un concentrato di bellezza: il suo Psg era già sull’1-0 contro il City di Guardiola, lui parte palla al piede da destra, proprio come ai tempi del Barça di Pep, scambia con Mbappé e poi calcia di sinistro. Applausi: è il primo gol con la nuova maglia ed è sublime. La Pulce aveva saltato le partite di campionato con Metz e Montpellier per un piccolo infortunio e prima ancora, nel debutto da titolare contro il Lione dopo la breve comparsa con il Remis, era rimasto in campo 76 minuti, a dire il vero, senza incidere, uscendo sull’1-1 senza salutare Pochettino. Con il risultato in bilico, il tecnico aveva osato togliere il calciatore più pagato al mondo. Quella partita il Psg l’ha vinta lo stesso, grazie a Icardi, ma in Ligue 1 è tutto più semplice. L’ultima perla potrebbe suggerire al tecnico che è meglio che Leo resti sempre in campo, anche perché dovrà mediare tra altri due fuoriclasse che non si parlano, Mbappé e Neymar. Per far cantare i tre tenori, ci vuole l’acuto del migliore.

(Credits: Getty Image)

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