LA JUVENTUS DENTRO MOBY DICK

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Ieri, alle 20.45 circa, proprio all’orario del calcio d’inizio di stasera, il cielo sopra Barcellona si è fatto blaugrana. Improvvisamente. Non era suggestione da tifosi in estasi. Uno strano gioco di luci tra quelle del crepuscolo, e quelle della città, e i riflessi di entrambe su nuvole nere. E i colori hanno dipinto un cielo blaugrana.

Scioccante, perché si faceva tutt’uno con il blaugrana dei seggiolini del Camp Nou.

Camp Nou? Ma è solo il nome di uno stadio. Più che altro, quello è Moby Dick. Ci siete mai stati al Camp Nou vuoto? E’ una balena dormiente. Che quando si riempie di tutti e 96.000, diventa Moby Dick nell’eterno atto di spalancare le fauci e farti sparire in un altro luogo.

Questo, è quello che aspetta la Juventus.

IL DESTINO DELLA JUVE – Ma loro non sono noi. Noi non siamo gente che, come quelli che giocano per la Juve, ha vinto (praticamente) 6 campionati consecutivi, ha vinto Mondiali, ha vinto Champions, ha condotto in porto navi assaltate dal calcio di ogni mondo. Gente che guarda la balena che ti inghiotte negli occhi. Questo ci vorrà. Non abbassare lo sguardo. Perché non puoi cambiare gli altri. Ma tu puoi rimanere te stesso.

IL DESTINO DEL CAMP NOU – Luis Enrique ha detto chiaramente che un gol lo faranno loro, il secondo lo metterà il Camp Nou, il terzo arriverà da sé. Un po’ troppo euforico, ma ci può essere del vero. Si è dimenticato una cosa, però. Di quanti ne farà la Juventus. Perché il Barcellona ha perso a Torino per un motivo principale – in generale la stessa causa di ognuna delle poche sconfitte subìte dal 2009 ad oggi: la mancanza di umiltà, di sacrificio, di dedizione, la superficialità nel credere che la tua grandezza, ovvia, sia comunque sufficiente a riempire il mondo. Non è così, e non lo è mai nello sport. E allora è giusto che il Barcellona voglia vivere o morire essendo sé stesso. Ma nel quasi ignorare la preoccupazione di sopravvivere, in quello risiede il motivo della vittoria della Juventus.

IL DESTINO DI ALLEGRI – Allegri era leggero e ridanciano nella conferenza stampa. Come gli è accaduto sempre nelle grandi occasioni quest’anno. Non era maniera, ma era lo specchio della fiducia e della serenità della forza di questo gruppo. E Allegri l’ha sempre incartata al Barcellona, poi magari soltanto costretto a soccombere da una forza davvero impari rispetto a quel suo Milan impoverito. Ma sempre stratega sveglio. Così sarà stasera. E da subito. Perché questa Juventus, dalla svolta delle 4 punte in poi, non ha mai nemmeno una volta rinunciato a cercare subito il vantaggio, a mordere la vita della partita. E questo farà stasera, per quanto possa sembrare folle: il Barcellona vuole solo attaccare, e lascerà spazi dietro il centrocampo e duelli in 1 vs 1. La Juve li cercherà subito. E li troverà.

CHE PARTITA SARÀ – Tutti i soldati sono a disposizione, le disposizioni saranno quelle classiche, 4-3-3 contro 4-2-1-3. Il Barcellona ha bisogno solo di una cosa, tecnicamente: del centrocampo. Perché l’attacco a Torino c’è stato, frenato solo dalla santa difesa bianconera. La retroguardia catalana ha fatto male, ma è un rischio che il Barcellona correrà sempre. Ma è il centrocampo che è saltato totalmente: niente invenzioni, niente raccordo, niente protezioni. Il povero Mascherano costretto a prendersi le critiche dovute ai ritardi di marcatura, solo che poverino faceva il mediano per 3 se non per 4. Rakitic rapito dall’anonima agonistica. E passi. Ma è Iniesta che non c’era e che serviva. E non si scappa: fino ad oggi 19 aprile 2017, in tutte le grandi partite vinte dal Barcellona c’è stato un grande gioco legato a un grande Iniesta. Per questo Cuadrado sarà sempre fondamentale in avanti, ma ancora di più in ripiego, come già fatto magnificamente a Torino. Ma la coperta del Barcellona si accorcia troppo sul lato sinistro. Dove la quantità di Mandzukic trabocca su Sergi Roberto e Rakitic, a sufficienza per il movimento letale a rimorchio di Dybala. Che è ovvio che non sia Messi. Ma gli basta saper essere decisivo. E per quello, è più che pronto.

COME FINIRÀ – Il Barça la porta la troverà. Ma non certo così tante volte come si sta illudendo, facendo sfregare silenziosamente le mani alla Juventus. La quale, pure lei ascolterà il fruscìo del nylon della rete. SNAI quota la vittoria Barcellona a 1.47, quella juventina a 5.50, ma è il pareggio che mette la voglia, addirittura per SNAI a 5.25. Non il più probabile, ma sicuramente estremamente possibile. E magari satollo di gol, un 2-2 quotato a 14.00 da SNAI. Anche se qualcosa si deve concedere alla grandezza del Barcellona. Solo qualcosa eh. Tipo una vittoria con un gol di scarto. Un X con handicap quotato ottimamente da SNAI a 3.85. E non a caso il 2-1 è il risultato ritenuto più probabile, a 8.00 da SNAI.

LA FINE DELL’IMPERO – Un risultato che farebbe la storia del nuovo secolo calcistico. Perché il Barcellona uscendo rimarrebbe fuori dalle semifinali per il secondo anno consecutivo. Qualcosa che non succede da 12 anni, dal 2005, inizio dell’era del Barcellona contemporaneo. E dite voi se questo più che ogni altra cosa non sembra un segnale della fine di un impero.

MONACO-BORUSSIA DORTMUND – Ah, c’è anche un’altra partita, bellissima peraltro, ammesso che a qualcuno stasera importi. Con handicap però per il Borussia, dovuta ai postumi dell’attentato che non possono andare via, e a un risultato che anche in condizioni normali il Dortmund riuscirebbe a ribaltare a Montecarlo solo a patto di essere in condizioni perfette psico-fisiche, qualcosa che adesso è ben lontano dal possedere. Tre assenti per parte, più decisivi quelli del Monaco, a cui l’esperienza in difesa non basterà per mettere un freno a Aubameyang, ma l’esperienza stavolta sarà invece sì sufficiente a Falcao per mettere a nudo le ragioni che fanno di Bender solo un difensore di riserva. Quote altissime da SNAI, con Borussia Dortmund vincente a 2.15, pareggio a 4.00, e addirittura vittoria Monaco a 3.00, la scommessa più invitante, corroborata magari da un altro 3-2, splendido per SNAI a 20.00.

Perché ci sono certi valori che non possono cambiare in una notte: a Monaco, come a Barcellona.

 

(Credits: La Presse)

 

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