La leggenda del rigore sull’oceano

La leggenda del rigore sull’oceano

La leggenda del rigore sull’oceano

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Da quando è nato il gioco del calcio esiste una querelle tra tifosi e giornalisti. 

Come accettare un risultato in base ai fatti che avvengono in campo.
Tra i risultati che consegue una squadra e quelli che le impediscono di arrivare fino in fondo il primo assunto è il rapporto di forza, la qualità del suo organico.
Il secondo è l’evento casuale, un autogol o una giocata individuale negativa come la papera (Buffon ieri sera ad esempio) ma quello che appare come il più decisivo è il giudizio arbitrale. Per questo è arrivato il Var ma, nonostante l’introduzione dell’elemento tecnologico gli arbitri hanno continuato a sbagliare, con l’aggravante di un atteggiamento dettato più dall’orgoglio che da una valutazione errata, come nel caso di Abisso in Fiorentina-Inter.

Ieri la Roma ha però subito un danno in Champions League, al culmine di due tempi supplementari in cui entrambe le squadre non stavano entusiasmando. Nel primo caso dopo la vaga trattenuta di Florenzi ai danni di Fernando, non è stata riscontrato un possibile fuorigioco. Se l’arbitro e i suoi assistenti non vogliono considerare una posizione sospetta di fuorigioco questa non viene calcolata. Il forte sospetto che il giocatore del Porto fosse al di là della linea, rimane. Il fatto più clamoroso riguarda però il fallo commesso da Marega su Schick. Regolamento alla mano non è importante la volontà del difendente ma la vigoria fisica o la negligenza e questo è un fallo negligente. Marega sgambetta Schick. Non c’è alcuna uniformità degli arbitri, soprattutto dal VAR che doveva consigliare l’on field review e invece ha suggerito all’arbitro di proseguire.

È un fallo avvenuto nel finale, con un rigore che avrebbe portato la Roma ai quarti ma in questi casi arriva, come una tassa, un moralismo “bisogna accettare il risultato sul campo” che dovrebbe avere una matrice sportiva ma è anche peloso o retorico, oltre che intempestivo. Chi ha spesso sfottuto i rivali rinfacciandogli di lamentarsi sempre degli arbitri, è caduto nella stessa reazione. Basti pensare a Real-Juve della scorsa stagione. Se pensiamo al Bayern Monaco, letteralmente derubato per due anni consecutivi dallo stesso Madrid con arbitraggi senza Var che hanno cambiato la storia, ci sarebbe da divertirsi nell’immaginare come sarebbe l’albo d’oro nella storia senza i torti clamorosi. La mano di Maradona con l’Inghilterra, il gol non gol in Inghilterra-Germania nella finale del 66, la Corea del Sud nel 2002 in semifinale grazie ad arbitraggi prezzolati, sono episodi clamorosi di uno sport che viene accettato anche così ma che deve migliorare infinitamente nella gestione di episodi importanti.

La Roma ha giocato una partita con i suoi limiti ma, anche se fosse stata presa a pallate per 120 minuti, un rigore se c’è e il Var esiste per vedere quello che sfugge a un arbitro, deve essere dato. È un semplice assunto che è stato stravolto dalla modalità del “chiaro ed evidente errore”, introdotto nella gestione degli episodi in campo. La Roma ha perso De Rossi alla fine del primo tempo e ha sofferto la sua mancanza di esperienza. Di Francesco ha ora come unico obbiettivo la qualificazione alla Champions della prossima stagione e l’unica consolazione di un Inter in picchiata, che può perdere altri punti con chiunque.

Di Francesco non è sicuro della permanenza, nemmeno con il quarto posto, ma il club deve preoccuparsi anche di Pallotta e delle sue intemerate che mostrano come sia sottile il filo che lo lega alla Roma. In un periodo in cui trovare un proprietario non è facile come cambiare allenatore, sarebbe bene che questa società trovasse continuità e non si sottoponesse a costanti isterismi.

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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