L’impresa sfiorata della Juventus

L’impresa sfiorata della Juventus

L’impresa sfiorata della Juventus

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Guardo le quote, da qualche tempo lo faccio “di mestiere”, e mi chiedo se il passaggio del turno della Juventus a 40.0 non sia un po’ intrigante. Poi penso… ah, bisogna farne 1, 2, 3 e 4… No dai, 40.0 è sicuramente ok. E in giro c’è chi la offre a 81.0!

Inizia così la mia “road to Madrid” cercando mille motivi validi per aver cancellato la trasferta al di là della mia convalescenza che sa tanto di necessaria: cosa andavo a fare, a farmi prendere in giro… non succede ma se succede poi prendiamo gol all’ultimo… Queste cose così, da tifoso. In realtà sono tutto un nervo perché sono anni che non perdo un quarto di finale e, l’anno scorso, a Barcellona passai una notte bellissima.

Quando la partita inizia io sto ancora giocando a Ruzzle con mia figlia, tanto che vuoi… son passati solo 75 secondi. SBAM. Marione. Lancio un urlo che mio figlio, ormai romanista, mi sente dall’angolo della strada (era giù col cane, Arturo naturalmente). 5 piani sotto e 100 mt più avanti. Troppo presto, penso… Adesso pareggiano.
La Juve gioca, morde ogni pallone, Khedira sembra quello di Madrid; Higuain ha il sangue agli occhi e gioca per la squadra; Buffon, quando serve, c’è. Sembra un bel quadro a metà, un disegno di Picasso che ti accorgi che può essere un capolavoro. SBAAM. Marione. E son due. A questo punto inizio a star discretamente male. Whatsapp canta, trascuro molti messaggi, resto seduto sul mio divano e mia figlia ha la maglia della Juve, quella che comprammo allo Stadium per l’addio di Del Piero. Lacrimoni.

Zidane fa due cambi: penso alla disperazione, potrebbe esserci il supplementare. La Juve non torna in campo come a Cardiff, certo concede qualcosa ma è un qualcosa che ci sta nella geometria del match: non puoi dominare 90 minuti al Santiago Bernabeu. Il loro atteggiamento, però, è irritante: cadono in area come vittime di un cecchino, CR7 sembra frastornato perché invece di giocare si lamenta. E meriterebbe un giallo. E poi c’è lui, l’apache, ma non quello vero (Tevez), un portiere che sembra una via di mezzo tra un messicano ed un indiano delle riserve. Tocca a lui la papera. Blaise c’è. 0-3.
La sovrimpressione della regia sembra finta: sotto al simbolo del Real c’è uno zero, sotto a quello della Juve c’è un 3. Se uno accendesse ora la tv non ci crederebbe. E infatti un mio collega è in aereo, mi chiede news… non ci crede. In effetti ci sta.

Ma io tremo ancora, sono curvo su di me e non è l’ernia ormai risolta… è la paura per il colpo di grazia, quello che arriva poco prima della Fine in quel Fino alla fine che porto scritto addosso con inchiostro indelebile. E l’arbitro fischia un rigore. Mi pare ci sia. Ma è il minuto 93… mancano pochi secondi al supplementare. Non voglio commentare quello che è successo dopo ma ricorderò alcune immagini: l’imbarazzo di Zidane; Allegri che manda a quel paese Ramos che, magicamente, dalla tribuna si è palesato nel tunnel; Buffon che, da Capitano, viene espulso ingiustamente per proteste ragionevolmente ammissibili a quel punto della partita. Benatia che non viene espulso per fallo da ultimo uomo, il che un po’ mi fa girare gli attributi. Il resto è storia: Ronaldo che si sveglia un attimo, giusto l’attimo di buttarla dove nessuno può prenderla. Ronaldo che mostra la tartaruga perché il salvagente l’ha lasciato nell’altra area nel primo tempo. La Juve che muore all’ultimo secondo, dopo aver scalato una montagna pressoché impossibile. Non so nemmeno se, e quando, il Real abbia perso in casa in Champions con due gol di scarto. Ma c’ero quando Alex ne segnò due. Oggi è meglio, anche se siamo morti. Oggi è storia, comunque vada, e la certezza che torneremo nei migliori prati d’Europa ad affermare il nostro orgoglio.

 

Juventus

 

Un (quasi) illustre tifoso bianconero

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Alessandro Allara Paninaro prima, metallaro poi, mi definisco un quasi quarantenne alle prese con una serie di manie compulsive: social, whatsapp e le sfide di business... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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