CHIELLINI SALUTA LA JUVENTUS. GIORGIO, CAPITANO VERO

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CHIELLINI SALUTA LA JUVENTUS. GIORGIO, CAPITANO VERO

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S’era capito da tempo ormai che i titolo di coda sarebbero scesi a stretto giro di posta. E il balletto su quel che sarebbe successo dopo la prossima estate ha pensato bene di rimuoverlo all’origine proprio Giorgio Chiellini, che ai tormentoni evidentemente non è troppo avvezzo se ha fatto sapere al mondo intero di aver deciso di chiudere qui la sua avventura con la Juventus.

Una storia alla quale è mancata solo la ciliegina (non certo una torta: Allegri se ne farà una ragione) di un ultimo trofeo da alzare con la fascia al braccio, un onore riservato a pochi grandi campioni. Non che Giorgione abbia qualcosa da rimproverarsi: finché in campo c’è stato lui la Juve era più che mai in corsa per conquistare l’ennesima Coppa Italia (sarebbe stata la 15esima, la 6 per il “Chiello”), poi è salito sul palcoscenico Perisic e la storia ha preso un’altra direzione.

Al di là della finale dell’Olimpico, l’epilogo è comunque un qualcosa da celebrare. Perché Chiellini è stato l’anima di un decennio irripetibile a tinte bianconero, oltre che un guerriero con la maglia azzurra con la quale ha vissuto proprio sul finale di carriera il momento più bello ed emozionante, trionfando nell’ultima edizione dell’Europeo. Ci fossero stati i mondiali in Qatar, probabilmente sarebbe andato avanti un’altra stagione ancora.

Ma a onor del vero una coppa da alzare, giusto per restare in tema, ancora ci sarebbe: è il trofeo messo in palio il prossimo 1° giugno a Wembley nella “Finalissima” tra Italia e Argentina, i detentori in carica del titolo europeo e sudamericano. Che sarà anche e soprattutto una passerella per tributare a Giorgio l’ultima standing ovation.

DOVEVA FINIRE ALLA ROMA, MA ARRIVÒ MOGGI…

Quelle con Lazio e Fiorentina saranno le ultime due apparizioni in maglia bianconera. Lunedì 16 maggio lo Stadium sarà tutto per lui, una sorta di serata d’onore per un tributo che magari in cuor loro tanti tifosi juventini auspicavano di dover rimandare all’anno venturo.

Poi l’ultimo giro di giostra sarà a Firenze, e non poteva esserci posto più simbolico, pensando al fatto che proprio in maglia viola Chiellini esordì in Serie A nella stagione 2004-05, girato in prestito dalla Juventus dopo che era stato prelevato in comproprietà dal Livorno. Quella con la Signora è stata una lunga e felice storia d’amore, peraltro nata sulle ceneri di un mancato trasferimento alla Roma: nel 2003 i giallorossi ne rilevarono la metà dal Livorno, dopo che in B il difensore (all’epoca utilizzato sovente da terzino sinistro) si mise in luce come uno dei prospetti più interessanti della categoria.

Ma al momento di acquistare il giocatore alle “buste”, soluzione rivelatasi inevitabile per via delle criticità finanziare della famiglia Sensi che impedirono di trovare un accordo tra i due club, s’inserì la Juventus che trovò il modo per convincere il Livorno ad aumentare l’offerta, acquistare la piena proprietà del cartellino e poi discutere un’altra comproprietà a cifre più elevate.

Operazione quanto mai oculata e fortunata che si concretizzò nell’estate del 2004, facendo di Chiellini un investimento di inestimabile valore per una Juve che doveva ancora passare nelle forche caudine di Calciopoli. E quella discesa in B in qualche modo aiutò Giorgio a prendersi ancora più spazio all’interno dello spogliatoio bianconero, di fatto divenendo uno dei pilastri della rinascita bianconera sul finire del primo decennio del nuovo millennio.

EMBLEMA DI UN DOMINIO CHE IN ITALIA NON S’ERA MAI VISTO

Quella successiva sarebbe stata semplicemente la decade più vincente che abbia mai riguardato da vicino una singola società del calcio italiano. Un dominio reso tale dalla solidità difensiva di una squadra che poggiava le basi su elementi del calibro di Chiellini, Bonucci, Barzagli e Buffon (la celeberrima BBC), alla quale è mancata solo la soddisfazione di conquistare una Champions League, sfumata due volte in finale contro Barcellona (2015) e Real Madrid (2017). Una sorta di ossessione che pure non ha cancellato nulla rispetto a quanto fatto sul suolo italiano, con 9 campionati vinti di fila dal 2011-12 al 2019-20, 5 Coppe Italia e 5 Supercoppe Italiane.

E in aggiunta si sono sprecati i titoli personali, con tanti riconoscimenti sparsi lungo il percorso. Una storia che ha trovato compimento anche in nazionale: se i mondiali per lui si son rivelati poco fortunati (nel 2006 era ancora troppo giovane, poi due eliminazioni al primo turno e due mancate qualificazioni alla fase finale), gli Europei l’hanno visto arrivare in finale nel 2012 e soprattutto conquistare il titolo nell’edizione itinerante del 2021, quella nella quale Giorgio è stato leader, guida e anima del gruppo di Mancini.

Con l’immagine iconica di quella trattenuta per la maglia ai danni di Saka, rimediando in quel modo un po’ ruvido ma necessario a uno dei rarissimi errori del suo europeo, divenuta poi base per innumerevoli meme in rete.

Dopotutto Chiellini in campo è sempre stato come appare nella vita: toscanaccio verace, dalla battuta pronta e di poche ma semplici parole, con quel nasone che condiziona anche il suo modo di parlare e quell’accento inconfondibile che sapresti riconoscere anche a migliaia di chilometri di distanza. Un tipo schietto e genuino, tecnicamente non eccelso ma dotato di qualità di corsa, resistenza, intelligenza e senso della posizione che è merce più sempre rara nell’universo del pallone, italiano e non solo.

IL FUTURO: MLS O DIRIGENTE, QUESTO È IL DILEMMA

Di sicuro tra poco più di 10 giorni finirà la sua avventura con la Juventus, almeno nelle vesti di calciatore. Da qui a capire cosa ne sarà però del suo immediato futuro è ancora presto per dirlo: non mancano offerte dagli USA, con l’MLS che dopo aver convinto a trasferirsi in Canada Insigne e Criscito (entrambi al Toronto FC) potrebbe fare altrettanto con il difensore livornese.

Che piace ai Los Angeles FC (la squadra che fu di Beckham e Ibrahimovic) e anche ai Vancouver Whitecaps, che pure non sono ancora una franchigia MLS ma stanno cercando di ottenere la licenza per diventare la terza squadra canadese nella lega dopo Monteral Impacts e Toronto FC.

Alla fine però c’è un’altra strada che potrebbe convincere Giorgio a seguire una via già tracciata: entrare nei quadri dirigenziali della Juventus, forte anche delle due lauree in Economia e Commercio e in Business Administration ottenute nel corso della sua lunga permanenza torinese. Titoli che avrebbero attirato anche l’attenzione di altri ambienti legati allo sport italiano, con alcuni dirigenti che avrebbero già effettuato un sondaggio per capire se Chiellini fosse o meno disponibile a ricoprire un ruolo nel governo dello sport.

Alla fine non passerà molto prima di conoscere quale sarà la scelta dell’ormai ex difensore della Juventus, che ha raccolto in carriera 558 presenze in bianconero segnando 36 reti, cui vanno aggiunte le 116 presenze in nazionale condite da 8 reti, più 68 gettoni e 4 gol a Livorno e 42 partite e 3 reti con la maglia della Fiorentina. Da qualunque parte lo si voglia inquadrare, un simbolo del calcio italiano, esempio per i giovani e le generazioni future.

Uno che fino all’ultimo è rimasto con la schiena dritta, come dimostrano proprio le due finali di Supercoppa e Coppa Italia perse ai supplementari con l’Inter in questa stagione: quando tutti i giocatori juventini se ne stavano già andando negli spogliatoi, sia a Milano a gennaio che all’Olimpico mercoledì scorso li è andati a riprendere nel tunnel e li ha riportati in campo a omaggiare i vincitori, come sempre si dovrebbe fare nello sport. Perché riconoscere che gli altri sono stati migliori non è una colpa, semmai un motivo di cui andar fieri. E Giorgio di motivi per uscire a testa alta ne ha a bizzeffe.

(Credits: Getty Images)

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