LA SETTIMANA NERA DELLA JUVENTUS: SCONFITTE, INCHIESTE, CROLLO IN BORSA

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LA SETTIMANA NERA DELLA JUVENTUS: SCONFITTE, INCHIESTE, CROLLO IN BORSA

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Non fossero bastate le quatto reti incassate a Stamford Bridge, non fosse già stato abbastanza avvilente assistere al golpe dell’Atalanta allo Stadium, la settimana della Juventus è prossima a chiudersi con un mare di interrogativi e inquietudini. Perché poco o nulla ha funzionato da qualche giorno a questa parte, a riprova del fatto che la stagione corrente, al netto del ritorno in panchina di Max Allegri, è da considerare tutto, fuorché serena e tranquilla come nelle intenzioni. Una situazione che non promette nulla di buono e che pone la dirigenza sul banco degli imputati come da anni non si ricordava, e non solamente per le vicende di campo.

 

ALLEGRI, IL TOCCO MAGICO È SOLO UN RICORDO

Ecco, cominciare da qui però è pur sempre la cosa giusta da fare. Allegri è tornato, ma s’è portato appresso anche il ricordo di ciò che è stato, e oggi non è più. Intanto non è più vincente: 21 punti in 14 giornate sono un bottino da Europa League (se va bene) o poco più, con 5 sconfitte sul groppone (di cui tre in casa: peggior avvio di sempre allo Stadium) a testimoniare che l’alchimia di un tempo è ben lungi dal poter fare la sua ricomparsa sul suolo della Continassa. E poco cambia se nel girone di Champions la pratica qualificazione è stata conquistata con due gare d’anticipo: le rivali, tolto il Chelsea, erano quelle che erano (Malmoe e Zenit), alla fine la sfida decisiva per il primato ha detto che i bianconeri sono inferiori in tutto e per tutto ai campioni d’Europa in carica, facendo risuonare l’allarme. Logico che in un simile contesto venga da chiedersi cos’è che non funziona: la difesa non è più imperforabile come era nelle abitudini, se è vero che in 19 gare ufficiali ha incassato 22 reti (dunque più di una a partita), complici anche le rotazioni forzate per gli infortuni di Chiellini e l’annata un po’ appannata di De Ligt. E se i problemi della mediana sono noti da anni (Ramsey con la valigia, Rabiot e Bentancur lontani da un rendimento accettabile, i soli Locatelli e McKennie a tirare la carretta), risaltano maggiormente quelli di un attacco che fa fatica a ingranare, con Morata lontanissimo parente di quello che convinse la dirigenza a riportarlo a Torino e Chiesa apparso involuto rispetto alla passata stagione (più Kean praticamente non pervenuto). Qualche vittoria, quasi tutte di misura, aveva contribuito ad annacquare un po’ i problemi, tornati ora prepotentemente d’attualità.

 

MAI COSÌ MALE A PIAZZA AFFARI

Fuori dal campo, se possibile, l’ultima settimana è risultata essere persino peggiore. Ha cominciato la borsa, non più la gallina dalle uova d’oro di qualche anno fa: da quando se n’è andato Ronaldo (tre mesi fa), il titolo ha perso inesorabilmente valore, tanto da far registrare una perdita secca sui 12 mesi di oltre il 35%. E con i mercati affossati venerdì scorso dalle notizie legate alla pandemia, per nulla rassicuranti, il titolo bianconero ha proseguito la sua discesa (oggi viene scambiato a 55 centesimi ad azione: un anno fa era sopra 80 centesimi). Una discesa, va detto, in controtendenza con quanto fatto registrare nell’ultimo anno dall’indice Ftse Mib, in rialzo del 15%. E a detta degli analisti, le perdite a breve potrebbero persino essere maggiori.

 

L’INCHIESTA TRA PLAUSVALENZE E FALSO IN BILANCIO

Anche perché nel frattempo un’altra vicenda ha squarciato l’aria sopra la Continassa: l’inchiesta della Guardia di Finanza sulle operazioni “gonfiate” per poter aggiustare il bilancio. Una storia vecchia come il cucco: quella delle plusvalenze è una questione che da decenni ormai attanaglia il sistema calcistico italiano, ma stavolta la Procura di Torino ha voluto vederci chiaro, formulando un’ipotesi di falso in bilancio e false comunicazioni e cominciando a mettere sotto torchio alcuni dirigenti, accusati di aver emesso fatture per operazioni inesistenti e di aver gonfiato le valutazioni di cartellini di giocatori per complessivi 282 milioni di euro. Difficile capire cosa potrà scaturire dalle indagini e dalla relativa inchiesta: per ciò che afferisce l’aspetto sportivo, la Juventus rischia una multa e (nella peggiore delle ipotesi) una lieve penalizzazione in classifica. Angelli, Nedved e Cherubini (ex bracico destro di Paratici, pure lui finito nell’inchiesta), i nomi più illustri finiti nel registro degli indagati, saranno attesi da settimane di passione, col rischio (come comunicato dal club) che tutto ciò possa avere “impatti negativi e significativi sulla reputazione e sulla situazione economica”.

 

(Credits: Getty Image)

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