Trionda - Pallone Mondiali 2026
L’idea che una piccola nazione come Curaçao possa volare ai Mondiali può sembrare una fantasia, eppure la candidatura è reale e concreta: con l’allargamento del numero di partecipanti al torneo da 32 a 48 nazioni, un Paese di appena 150.000 abitanti, inserito nella confederazione CONCACAF, potrebbe davvero tentare la qualificazione per la Coppa del Mondo 2026.
La nazionale di Curaçao si trova in una fase di crescita, con risultati incoraggianti nelle qualificazioni regionali: dopo essere stata persino in testa al proprio girone, ora è a un solo punto dalla capolista Giamaica, a due turni dalla chiusura delle qualificazioni e con lo scontro diretto ancora da disputare. Il torneo mondiale in Nord America offre alla piccolissima nazione caraibica un’occasione senza precedenti: più posti disponibili, più squadre in gioco e la possibilità di provare un’impresa mai vista prima.
Quando le piccole fanno la storia: esempi di nazioni “minori” ai Mondiali
Nel corso delle edizioni dei Mondiali, alcune nazioni con popolazioni ridotte sono riuscite a qualificarsi, diventando simboli di speranza per realtà più piccole.
Senza dimenticare la grande tradizione calcistica di Uruguay e Croazia, che pur avendo “solo” pochi milioni di abitanti sono storiche protagoniste, l’esempio più lampante resta quello dell’Islanda: con circa 350.000 abitanti, è la nazione meno popolosa del mondo ad aver partecipato a un Mondiale, quello del 2018 in Russia.
Il record islandese non fu casuale, poiché arrivò dopo un ottimo campionato europeo nel 2016, in cui la squadra nordica raggiunse i quarti di finale. Quello di Curaçao sarebbe invece un vero exploit, considerando che il Paese non ha ancora preso parte a nessuna fase finale mondiale.
Non bisogna però dimenticare che in passato anche Costa Rica, Panama o Giamaica hanno portato le loro nazionali sul palcoscenico mondiale, provenendo proprio dalla stessa regione CONCACAF.
Curaçao, una nazionale giovane ma già pronta al palcoscenico più grande
La Nazionale maschile di calcio di Curaçao è la rappresentativa ufficiale dell’isola, ma ha una storia particolare, strettamente legata al passato politico del territorio.
Per decenni, Curaçao faceva parte delle Antille Olandesi e, pertanto, i calciatori delle isole caraibiche erano selezionabili prima per l’Olanda e poi per la nazionale delle Antille Olandesi. Alcuni grandi campioni del passato in maglia “orange”, come Ruud Gullit, erano originari proprio di quest’area (nel caso di Gullit, del vicino Suriname).
Nel 2010, con la dissoluzione dello Stato delle Antille, Curaçao ha assunto la titolarità federale, ereditando lo status FIFA delle Antille Olandesi. La Federashon Futbòl Kòrsou (FFK) è oggi l’organismo che regola il calcio nell’isola.
La prima partita ufficiale della “nuova” nazionale risale al 2011, persa 1-0 contro la Repubblica Dominicana. Da allora, però, qualcosa è cambiato: nel 2017 Curaçao ha conquistato la Coppa dei Caraibi, primo trofeo della sua giovane storia, mentre la vera svolta è arrivata nel gennaio 2024, quando la guida tecnica è stata affidata a un veterano del calcio internazionale: Dick Advocaat.
Advocaat in panchina, tanti oriundi olandesi in campo
Uno degli elementi più sorprendenti e strategici del progetto Curaçao è la sua struttura tecnico-organizzativa e la composizione del gruppo: un mix tra un allenatore di peso e giocatori di origine olandese che, in molti casi, hanno militato nei campionati europei.
Il ct Dick Advocaat è una figura di lungo corso del calcio mondiale: ex allenatore di Zenit, PSV, AZ Alkmaar, Feyenoord, Fenerbahçe e di diverse nazionali (due volte l’Olanda ma anche Corea del Sud, Belgio, Russia, Serbia, Iraq e, per una breve parentesi, Emirati Arabi).
La sua scelta non è casuale: Advocaat porta autorevolezza, conoscenza tattica e un nome che attira attenzione su una nazionale emergente.
Sul versante dei giocatori, molti dei protagonisti di Curaçao sono “oriundi” in senso lato — nati nei Paesi Bassi o con ascendenze che permettono loro di vestire la maglia caraibica — ma con esperienze in campionati di ottimo livello. Alcuni hanno anche giocato con le giovanili della nazionale olandese, fino all’Under 21.
È il caso di:
· Jürgen Locadia, attaccante con un passato in Premier League e Bundesliga;
· Riechedly Bazoer, centrocampista ex giovane promessa dell’Ajax;
· Tahith Chong, ex Manchester United, con esperienze in Werder Brema, Bruges e Feyenoord.
Accanto a loro, colonne della nazionale caraibica sono:
· Rangelo Janga, punta dell’Eindhoven e capocannoniere della nazionale con 15 gol;
· Leandro Bacuna, che milita nella Serie B turca, anche lui autore di 15 gol in nazionale;
· Juninho Bacuna, fratello minore di Leandro, centrocampista anch’egli impegnato nella Super Lig dello stesso Paese.
Grazie a questa mescolanza, Curaçao può contare su uomini che vivono il calcio in ambienti professionistici europei, portando know-how, disciplina e mentalità internazionale all’interno della rosa.
Curaçao e i Mondiali: sogno davvero possibile?
L’idea che Curaçao – con una popolazione di circa 150.000 abitanti – possa competere per un posto al Mondiale 2026 non è pura utopia. La fetta di strada già percorsa, le scelte tecniche e i risultati nelle qualificazioni CONCACAF mostrano che il progetto è serio e ben impostato.
Certo, le difficoltà sono enormi: bisognerà superare avversari ben più attrezzati. Dopo il pareggio per 1-1 con Trinidad, Curaçao tallona la Giamaica in testa al girone. Nel prossimo turno la nazionale di Advocaat affronterà il fanalino di coda Bermuda, mentre la Giamaica se la vedrà con Trinidad. È quindi molto probabile che tutto si decida nell’ultimo scontro diretto del 16 novembre, quando Curaçao sarà ospite della Giamaica.
Se la nazionale caraibica dovesse centrare la sua prima storica qualificazione, entrerebbe di diritto nella leggenda del calcio mondiale, diventando una delle squadre più seguite e curiose da osservare nei prossimi campionati del mondo.
Un sogno che, risultati alla mano, non sembra più così impossibile.
