Derby eterno

Derby eterno

Derby eterno

87
0

Quando vi dico che il calcio vissuto sugli spalti è pura passione, ve lo dico perché ci sono partite che un tifoso sente come se fossero gli ultimi 90 minuti della sua vita. Sostenere la propria squadra per moltissimi di loro è un atto di fede e ciò dovrebbe essere bello, ma purtroppo a volte questa fede sfocia nella violenza. Ovviamente a riempire gli stadi non sono persone tutte uguali, perché ci sono i tifosi e poi ci sono gli Ultras. Per gli ultras la partita non è solo una partita, è la ragione che ti tiene vivo, non sono solo i 90 minuti, è il prima ed è il dopo, è un misto di emozioni che ti rendono vivo e che, al tempo stesso, rischiano di rovinarti. Non sai cosa sia né perché sia così, ma non lo puoi cambiare né controllare. Tutto quello che sentono è qualcosa di irrazionale e forse è proprio per questo che, in determinate partite, ciò che succede tra gruppi ultras non è solo uno spettacolo di cori e colori ma anche un misto di paura, rabbia e violenza.

Tra tutti i match, i derby sono quelli più sentiti, sia dai tifosi sugli spalti che da quelli a casa. Tra tutti i derby, uno dei più pericolosi al mondo si gioca in Serbia: IL DERBY DI BELGRADO.

Già di per sé, vivere a Belgrado non è semplice. In questi ultimi anni due immagini si sono impresse nella nostra memoria: armi e droga, i capisaldi della malavita locale. E quando il campo di battaglia, oltre alla strada, si sposta all’interno dello stadio? L’effetto è quello degli spinaci per Popeye…un’esplosione!

Le due squadre più importanti della città sono la Stella Rossa e il Partizan e sabato si sfideranno in una partita dall’esito (come sempre) incerto, purtroppo non solo sul campo.

Viene chiamato Večiti derbi, il Derby Eterno, e mai definizione potrebbe essere più adatta a spiegare cosa significhi per Belgrado la rivalità tra le due squadre. Una rivalità che travalica la fede calcistica, condizionata da tutto quello che la città bianca di Belgrado ha dovuto vedere e subire all’inizio degli anni ’90. Quella tra le due è una contrapposizione di idee e di modi di vedere e vivere il mondo. La Stella Rossa è la squadra del popolo, con un indissolubile legame tra la gente e la patria; dall’altra il Partizan, la compagine dell’esercito che ha saputo difendere la patria dalle truppe naziste. La radice comune è l’amore per la propria patria, tuttavia se nasci e cresci in un luogo dove la guerra è stata una costante, maturi un attaccamento a tutto quello che senti tuo per paura che qualcuno (o qualcosa) possa portartelo via, soprattutto se si parla della tua squadra del cuore. Per questo motivo troppe volte la rivalità sfocia in una violenza tale da sembrare quasi una guerra civile.

Da una parte gli ultras del Partizan, i Grobari, che significa “becchini”, nome rifilatogli proprio dai supporters della Stella Rossa in quanto i colori della società (bianco e nero) richiama l’abbigliamento dei becchini che accompagnano i defunti nel loro ultimo viaggio; dall’altra i Cigani, ovvero “zingari”. Anche per loro, il nome gli è stato dato dai rivali del Partizan dato che tra i tifosi della Stella Rossa si contano moltissimi rom. L’altro soprannome degli Ultras della Stella Rossa (quello usato maggiormente) è Delije, “eroi”.  Quindi, per farla breve, il Derby Eterno è Delije contro Grobari: gli Eroi, gente che va a testa alta contro chiunque, eternamente in lotta contro i Becchini, quelli che dicono ti tirino fuori dalla tomba per darti il resto.

Se queste sono le premesse, non potremmo mai parlare di questa come di una comune partita di calcio.

Se vi dico che quando si gioca il derby la città si accende, dovete prendermi in parola. La partita si incendia letteralmente grazie a bombe carta, torce, razzi, fumogeni, fuochi (sì, fuochi, veri e propri falò) che campeggiano sia al Marakana, lo stadio della Stella Rossa, sia allo Stadio Partizan.

Un appunto sullo stadio della Stella Rossa è d’obbligo. MARAKANA prende il nome dall’omonimo stadio brasiliano per il folclore che si vede sugli spalti, ma attenzione. Se andate a Belgrado dicendo ad un tifoso bianco rosso che andate al Marakana (con l’accento posto sull’ultima A), rischiate delle botte che vi ricorderete per il resto dei vostri giorni. Il Marakana di Belgrado (che è anche lo stadio della nazionale) ha l’accento posto sulla seconda A. Loro ci tengono molto, non sbagliate, lo dico per voi.

Le cronache del derby sono piene di tristi narrazioni sugli scontri tra le due tifoserie: quello più grave, quello di cui ancora oggi tutti parlano, risale a venti anni fa.

Nel 1999 un giovane tifoso 17enne della Stella Rossa viene colpito dal lancio di un bengala che dal settore sud giunge a quello nord dove sono situati i supporters biancorossi. Il ragazzo muore mentre viene portato in ospedale a seguito di quel razzo piombatogli dritto nel petto. Nonostante la gravità dell’incidente, la partita non viene sospesa e il Partizan vince per 2-0. Un fitto lancio di petardi e bengala si scatena in tutto lo stadio. Nessuno ferma questi Ultras, nemmeno la morte di un adolescente che doveva ancora capire quale sarebbe stato il suo posto in questo mondo, anzi il dramma aizza gli animi come nemmeno la benzina sul fuoco.

Numerose morti hanno preceduto e seguito quella appena descritta, ma in nessun caso le due tifoserie hanno pensato di avviare un confronto e placare la rivalità.

Gli ultras delle due tifoserie, per quanto sia arduo parlare ancora di tifo, non hanno paura di niente e di nessuno, tantomeno degli uomini in divisa, troppo spesso tra le vittime degli scontri in occasione del derby: nel 2007 un poliziotto ha rischiato la vita dopo che un Delije l’ha costretto a infilarsi un fumogeno in bocca.

Se il calcio è in qualche modo lo specchio della società, nei Balcani non deve tirare una bella aria: il giorno seguente al derby, i giornali dedicano fiumi di inchiostro alla cronaca degli scontri, senza che questo però risulti un evento (drammaticamente) eccezionale.

Se potessimo eliminare tutta questa violenza, il Derby Eterno sarebbe uno spettacolo come pochi al mondo, una meraviglia per gli occhi tutta da vivere. Ambo i supporters cantano INSIEME per 90 minuti, ininterrottamente! Saltano all’unisono, sventolano al vento le loro bandiere: prendete un derby italiano, anche il più acceso non sarà in grado di regalare che una minima parte dello spettacolo che va in scena a Belgrado.

So cosa pensano molte persone riguardo gli Ultras. Non solo: la violenza, in qualsiasi forma, non può e non deve essere giustificata. Tutto questo attaccamento a una fede va oltre ogni buon senso, ma a loro poco importa perché ogni cosa che fanno, che sia innocua o violenta, la spiegano con il fatto che l’unica a non tradirli mai nella vita è la squadra del cuore e allora gli ultras, questa fede, la devono difendere.

(Credits: Getty Images)

(87)

Greta Torri Son giovane, tifosa, appassionata di storia del calcio e delle tifoserie. Gli steward degli stadi di tutta Europa mi fanno “ciao”. Forse ho esager... VAI ALLA PAGINA AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

LOGIN REGISTRATI