Il borsino degli Europei

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Cosa resterà di Euro2016?
Proviamo a capirlo vedendo chi sale e chi scende al termine di questo torneo ed in ottica delle qualificazioni al Mondiale di Russia nel 2018. Valutazioni commisurate alle aspettative, al tasso tecnico ed ai risultati conseguiti alla luce di entrambi.
L’Italia? Sale, ma col cambio di tecnico…

borsino Euro 2016

CHI SCENDE

RUSSIA semaforo_snai_tre_rosso
’Una sera ci siamo chiusi in una camera con alcuni giocatori e dopo una discussione durata sino alle 9 del mattino abbiamo concluso all’unisono: facciamo schifo!’. Questa la stringata sintesi dell’ex cittì Slutsky all’indomani della fallimentare missione in Francia. Conclusione onesta ma anche abbastanza evidente: la Russia ha fatto davvero un torneo misero per un paese che tra 2 anni si appresta ad ospitare il Mondiale. Il dopo Slutsky è ancora incerto anche se il nome più accreditato a prendere le redini sembra essere quello dell’ex allenatore del Legia Varsavia, Stanislav Cherchesov. Il ’baffo’ ex portiere dello Spartak negli anni 80’-90’, porterebbe quella disciplina ferrea per la quale è famoso. Una specie di ’cura Conte’ in salsa russa dove chi sgarra (come Kokorin, reo confesso di avere sperperato 15,000€ in champagne all’indomani dell’eliminazione) resta fuori. Tuttavia i nodi al pettine sono diversi e da ricondurre alla politica calcistica implementata dalla Ffderazione. L’introduzione di un limite ferreo all’importazione di stranieri viene ora pesantemente criticata (lo stesso Lucescu, neo-allenatore dello Zenit ed artefice in Ucraina del miracolo Shakhtar Donetsk, ha detto che non serve a nulla): più che favorire il talento russo, crea una comfort zone per i giocatori autoctoni non più attratti dalle esperienze all’estero visti i lauti compensi che possono pretendere in patria. Due anni saranno pochi per invertire la rotta, ma siccome il pesce puzza sempre dalla testa, il prossimo tecnico è atteso da un durissimo lavoro di restyling per evitare una catastrofe nel salotto di casa. Estromessa dal gruppo H per l’ammissione alla UEFA del Kosovo, la Russia dovrà strutturare un serio programma di amichevoli nei prossimi due anni.

UCRAINA semaforo_snai_tre_rosso
Se Sparta piange, Atene non ride. L’Ucraina è come sempre arrivata carica di aspettative e se n’è tornata a casa con le famose pive nel famoso sacco. Tanto talento per nulla.  La nazionale guidata da Fomenko ha fatto vedere le sue capacità solo a sprazzi ma per il resto rimane a buon diritto nella speciale categoria delle ’promesse non mantenute’, dalla quale non sembra volersi affrancare. In fotocopia all’Europeo organizzato in casa, escono al primo turno non riuscendo nemmeno ad usufruire del terzo posto conseguito dalla sorprendente Irlanda del Nord. L’analisi di Fomenko è stata più soft, ma non tantomeno chiara e concisa: sono mancati unità e morale. Il tecnico dei gialli individua la causa principale nell’incidente avvenuto nel corso del match Shakhtar Donetsk – Dynamo Kiev che vide due nazionali, Stepanenko (Shakhtar) e Yarmolenko (Dynamo), darsele sul campo con conseguente rissa tra le due squadre. Uno spettacolo inqualificabile che ha inevitabilmente minato l’ambiente all’interno di una rosa composta quasi interamente da giocatori di entrambe le squadre. Una lacerazione che si presenta senza senso in un paese martoriato dai noti eventi politico-militari in Crimea. Fomenko però rifiuta di addossare tutta la colpa ai giocatori e si è preso le sue responsabilità lasciando la nazionale al termine della breve avventura francese. Secondo diverse fonti, il prossimo cittì sarà un mostro sacro: Andriy Shevchenko. Se sarà la scelta giusta lo dirà il gruppo di qualificazione a Russia 2018 dove l’Ucraina se la vedrà con Belgio, Islanda (con sui esordiscono il 5 settembre), Turchia, Finlandia ed il Kosovo appena ammesso dall’UEFA. Come si dice ’in bocca al lupo’ in ucraino?

INGHILTERRA semaforo_snai_tre_rosso
It’s coming home. Nel 1996, con questo slogan, l’Inghilterra sperava di riportare a casa un titolo internazionale dopo l’unico expolit del 1966. Un fantasma, quello di Wembley ’66, che da 50 anni assilla media ed opinione pubblica alla costante ricerca del santo graal calcistico. Puntualmente, la nazionale crolla sotto il peso delle proprie contraddizioni, sia esterne che interne. A guardare la rosa plurimilionaria dei Lions non si può certo dire che il materiale umano a disposizione di Roy Hodgson fosse così scadente. Quello che gli si contesta è stata l’incapacità di saperlo gestire in quanto altre star della Premier hanno brillato nelle rispettive nazionali: Payet e N’Golo Kante sono gli esempi più lampanti. Vardy a mezzo servizio, Kane spedito a calciare gli angoli e, soprattutto, l’onta della sconfitta contro l’Islanda (ma gli inglesi farebbero bene a studiare il fenomeno islandese a fondo), hanno costretto il 68enne manager di Croydon a presentare le dimissioni alla FA immediatamente dopo la disfatta. Il successore potrebbe essere Sam Allardyce, manager del Sunderland. Per Big Sam sarebbe l’occasione della vita dopo avere allenato club di medio-bassa caratura. Il Sunderland però non è intenzionato a mollarlo tanto facilmente e si prospetta un braccio di ferro con l’opzione della doppia conduzione, club e nazionale. Si farà? Difficile considerate l’attenzione e la pressione di cui ’gode’ la nazionale inglese. Il nodo va risolto entro il 4 settembre quando la nazionale inglese andrà a Trnava per affrontare la Slovacchia, altra sorpresa di Euro2016, nel gruppo F per Russia 2018. In un gruppo che include i cugini scozzesi, la Lituania, la Slovenia e Malta, i leoni sono chiamati a ruggire sin dal primo giorno ed ha qualificarsi da primi senza tentennamenti. L’autorevole BBC ’candida’ come possibili cittì anche Arsene Wenger, Glenn Hoddle, Jürgen Klinsmann, Eddie Howie (manager del Bournemouth, 38 anni!) e Steve Bruce (Hull City).

SPAGNA semaforo_snai_tre_rosso
Trema la Spagna. Se la vittoria ai rigori nel 2008 contro l’Italia di Donadoni aveva segnato l’inizio del Siglo de Oro calcistico culminato con la Coppa del Mondo sollevata in Sudafrica, la secca sconfitta contro l’Italia di Conte potrebbe rappresentarne la fine. Ed è dall’Italia che le Furie Rosse dovranno ricominciare visto che il sorteggio di Russia 2018 li ha messi nel gruppo G come teste di serie insieme agli Azzurri: l’appuntamento è per il 6 ottobre, ma l’esordio sarà sul velluto contro il Liechtenstein. Le altre contendenti saranno l’Albania, Israele e Macedonia. Del Bosque avrebbe comunque lasciato al termine di Euro2016, la sconfitta con l’Italia non è stata determinante e Don Vicente saluta letteralmente come ’patrimonio nazionale’ al termine di 8 anni che rimarranno per sempre nella storia del calcio.  A chi verrà affidata l’importante panchina? Sul piatto le candidature di Caparros (ex Granada), Lopetegui (ex U21) oppure il ritorno di Camacho. Chiunque arriverà, ha detto un grande ex della Roja, Xavi Hernandez (che dei 3 preferisce Camacho) dovrà mantenere la continuità di gioco che ha permesso alla Spagna di salire sul tetto del mondo e farla diventare sinonimo di bel gioco in antitesi al calcio speculativo che ha trionfato a piene mani in Francia. La Spagna scende per risalire.

BELGIO semaforo_snai_tre_rosso
Da grande favorita a grande delusione. Più un complesso di grandi individualità che una squadra con gli attributi: Wilmots è stato incapace a coagulare le une per creare l’altra. La partita di apertura contro l’Italia (sfavorita alla vigilia) è stata la perfetta sintesi delle contraddizioni offerte dai Diables Rouges a Euro 2016. Il Belgio si è ritrovato favorito due volte: prima alla vigilia e dopo quando, gli scherzi degli incroci, l’hanno inserita nel lato ’più facile’ del tabellone degli ottavi con una strada solo all’apparenza spianata verso la finale. Wilmots&Co non sono stati in grado di ritrovarsi. Rimane il rimpianto di non aver sfruttato il vantaggio strategico di non avere calibri quali Spagna, Germania e Francia da affrontare prima della finale in cui molti cominciavano segretamente a sperare. Wilmots non ha ricevuto critiche solo dall’esterno, ma anche dall’interno: lo sfogo di Courtois, uno dei migliori portieri di Euro2016, non è passato inosservato con voci dallo spogliatoio che parlano di un confronto fisico tra i due. Licenziato? Si fa presto a dire, mandarlo via costerebbe alla federazione belga un milione di euro e Wilmots non accenna a voler recedere. Il nodo verrà probabilmente sciolto tra qualche settimana anche se il presidente della federazione, Gerard Linard, ha smentito voci riguardo all’assunzione di Van Gaal: ’non è un nome che possiamo permetterci, a meno che non sia disposto a farci delle concessioni’. Il Belgio esordisce sul morbido il 6 settembre contro Cipro in un gruppo H che li vede opposti a Bosnia, Grecia, Estonia e Gibilterra da unici favoriti per la vittoria del gruppo.

Le altre: Austria, Svezia, Repubblica Ceca, Romania, Turchia
Di questo lotto, l’Austria è sicuramente la maggiore delusione. Dopo un’esaltante qualificazione, la nazionale di Koller ha destato perplessità sulla sua presenza in Francia. Al cittì svizzero tocca ricominciare da zero per Russia 2018 in un gruppo che la vede opposta al Galles (testa di serie) Serbia, Irlanda, Moldova e Georgia (con cui esordiscono nel gruppo D il 5 settembre). Però vietato avere eccessive pressioni: ’forse le attese sono state troppo alte,’ ha detto all’indomani della cocente eliminazione ’ma non credo sia stato un fallimento, piuttosto esperienza per me e la squadra’. La squadra di partenza vista in Francia è da rinfrescare, ma l’obiettivo del Mondiale è alla portata.
Diverso il discorso per la Svezia. Alla prematura eliminazione si aggiunge l’addio del totem Zlatan Ibrahimovic. La generazione di ragazzini terribili di Guidetti&Co dovrà crescere senza l’ombra del suo più celebre giocatore. Non sarà facile per quanto visto in Francia. Potrebbe essere l’anno zero del calcio svedese che riparte da Jan ’Janne’ Andersson, il tecnico che ha riportato il titolo a Norrkoping dopo 26 anni, e che prende il posto del mai troppo amato Erik Hamren. Il gruppo A con Francia e Olanda sembra proibitivo per una nazionale da ricostruire senza Ibra (Bulgaria, Bielorussia e Lussemburgo le altre contendenti). La Romania riparte da Christoph Daum, il tecnico tedesco (al Bursaspor in Turchia sino al 2014) è al suo primo incarico alla guida della nazionale. Una nomina caldeggiata dalla federazione ma non vista di buon occhio, a dir poco, dalla figura più prominente del calcio romeno, Gigi Becali: ’è un drogato ed una prostituta’ ha detto senza usare eufemismi il potente procuratore e proprietario della Steaua. Il calcio romeno, nonostante l’approdo a Euro2016, vive uno dei suoi periodi più travagliati a livello di club: è degli ultimi giorni la notizia che anche un club storico come la Rapid Bucharest è sull’orlo del fallimento. Inserita come testa di serie nel gruppo E grazie ad un sorprendete ranking frutto di studio a tavolino nell’elaborazione del calendario delle amichevoli, la Romania non sembra più partire da favorita al cospetto della Polonia (il gruppo include anche Danimarca, Montenegro, Armenia e Kazakhstan). Anche la Repubblica Ceca riparte dal basso. A parte il sorprendente pareggio contro la Croazia (più demeriti di quest’ultima che meriti propri), i cechi hanno offerto davvero pochissimo al torneo. Alla ripresa (sono nel gruppo C con la Germania, l’Irlanda del Nord, la Norvegia, l’Azerbaijan e San Marino) non ci sarà più Pavel Vrba sulla panchina. L’allenatore dell’anno ceco ininterrotamente dal 2010 al 2014, ha lasciato il ruolo vacante per assumere le redini dell’Anzhi Makhachkala in cerca di rilancio nella Prem’er russa. Con anche Petr Cech all’addio, i cechi affronteranno il prossimo biennio senza pressioni cercando di raccogliere quanto più possibile in fase di ricostruzione.
L’insperato passaggio agli ottavi sarebbe stato un premio oltremodo smisurato per l’inguardabile Turchia di Fatih Terim. I 3 punti raccolti non hanno assolutamente lo stesso peso specifico di quelli raccolti dall’Albania, unica altra terza esclusa. C’è poco da salvare e Terim dovrà ripartire esattamente da dove ha cominciato in Francia: contro la Croazia. La difficile situatione interna e l’attentato di Istanbul ha probabilmente messo in secondo piano il calcio. Però l’imperatore resta lucido: ’il nostro calcio soffre a causa delle stesse miopie politiche che affligono altre sfere della vita del paese’. Terim avrà poche settimane prima dell’esordio per cambiare le cose: impresa impossibile per una nazionale che invecchia e non vede nemmeno un qualche vantaggio dal disporre di un campione del calibro di Arda Turan.

CHI NON SI MUOVE
GERMANIA semaforo_snai_tre_giallo
Alla fine dei conti, i tedeschi hanno poco da rimproverarsi. Il minimo sindacale (semifinale) è stato fatto: era la terza consecutiva agli Europei. Se per qualcuno rappresenta un fallimento, noi la chiameremmo semmai continuità. Nella sconfitta contro la Francia c’è tanto del lavoro di logorio fatto dall’Italia di Conte: 120’ e 18 rigori per concedere ai tedeschi la loro prima affermazione contro gli Azzurri in un grande torneo. Löw&Co sono arrivati al cospetto dei Galletti stanchi e decimati (Khedira e Gomez infortunati, Hummels squalificato). Non possono avere deluso, ma la mancata finale per la nazionale Campione del Mondo in carica rimane un grosso neo nella campagna di Francia: il minimo non è mai il massimo per loro. Nel 2018 saranno chiamati a difendere il titolo in Russia con Löw all’ultimo giro di valzer. Il gruppo C di qualificazione non presenta particolari problemi (Repubblica Ceca, Irlanda del Nord, Norvegia, Azerbaijan e Cipro). Esordio in Norvegia il 4 settembre.

SVIZZERA semaforo_snai_due_giallo copia
Alla fine la Svizzera ha fatto la Svizzera: buona ma non troppo. Anche qui tanto il talento e modesto il risultato. Shaqiri&Co si sono svegliati in ritardo e sono stati puniti dalla sorprendente Polonia. Il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno a seconda di come la si voglia vedere. Di certo nel gruppo B di qualificazione a Russia 2018 ci sarà da faticare contro i freschi Campioni d’Europa del Portogallo (contro cui partono il 6 settembre) e la soprendente Ungheria. Petkovic non lascia ma raddoppia.

ALBANIA semaforo_snai_giallo copia
Se avessero centrato la qualificazione agli ottavi di finale l’Albania avrebbe stupito non solo noi ma anche se stessa. La banda di De Biasi ha onestamente fatto quanto possibile per non sfigurare nella prima partecipazione assoluta ad un grande torneo e, purtroppo, il premio non è arrivato. Non bisogna scordarsi che fino al 90’ della partita contro la Francia finalista e padrona di casa, le Aquile pareggiavano ancora 0-0. De Biasi (diventato cittadino albanese a titolo onorario) ripartirà con orgoglio il 5 settembre in un derby balcanico contro la Macedonia, con l’apputamento più atteso, quello contro l’Italia di Ventura, rimandato al 2017 nel doppio confronto di marzo e ottobre. Con Spagna ed Italia non sarà facile, ma l’Albania ci proverà come sempre dall’alto dell’esperienza acquisita in Francia che le dà un sicuro margine di vantaggio rispetto a Israele e Macedonia.

SLOVACCHIA semaforo_snai_giallo copia
La Slovacchia ripartirà proprio dall’Inghilterra a settembre dopo averla messa in imbarazzo a Euro2016. Finendo 1 punto dietro ai leoni, gli uomini di Kozak hanno fatto davvero il massimo qualificandosi come migliore terza tra le migliori. Il 3-0 contro la Germania ha parzialmente ridimensionato l’impresa slovacca. ma la qualificazione a Russia 2018 non sembra un obiettivo troppo grande per Hamsik&Co che dovranno superare la concorrenza di Scozia e Slovenia e vedersela con Lituania e Malta. Si riparte da un centrocampo pieno di talento e gioventù col non facile compito per Kozak di costruirgli il resto della squadra attorno. La speranza è che nel frattempo possa emergere un attaccante in grado di concretizzare il gioco prodotto. Ci vediamo in Russia (?).

IRLANDA semaforo_snai_giallo copia
Con una ‘mano’ protesa dall’Italia di Conte, alla fine l’Irlanda ce l’ha fatta a centrare gli ottavi di finale e mettere paura alla Francia per un tempo. L’Irlanda è stata quello che tutti si aspettano: coriacea, irriducibile e lottatrice. Un DNA che le garantisce quasi sempre un posto tra le grandi sempre. Sono doti che le serviranno contro Galles, Austria e Serbia nel girone di qualificazione (D) a Russia 2018. Il gioco è sempre quello: tutti dietro e palloni spediti il più lontano possibile. Basterà anche stavolta? L’Irlanda manca da un mondiale dal 2002…

CHI SALE
PORTOGALLO  semaforo_snai_tre_verde

Inevitabile non parlare dei Campioni d’Europa per primi tra le 9 nazioni che riescono rinfrancate se non totalmente rigenerate da Euro2016. Tutti l’hanno paragonata alla Grecia del 2004 per il modo in cui ha vinto tra la perplessità generale, però il paragone si ferma al fattore sorpresa. Tournament team, squadra da torneo, il miglior ‘complimento’ toccato a Ronaldo&Co. Fernando Santos invece si è dimostrato fine stratega nella finale al cospetto del più blasonato Didier Deschamps: dei 23 convocati, ha utilizzato 21 giocatori nel corso del torneo, parabola di grande flessibilità tattica e mentale non da tutti. A differenza di quella Grecia, il talento in questo Portogallo abbonda: se non si è già accasato in un grande club europeo (Renato Sanches è del Bayern da maggio) lo farà (Joao Mario). Il Portogallo ha anche zittito la critica che lo dava Ronaldo-dipendente: il fallo di Payet ha ‘aiutato’ l’XI portoghese a contare esclusivamente sulle proprie forze. L’Angelos Charisteas della situazione lo ha fatto Eder, con il goal più improbabile ma più importante della kermesse e probabilmente della sua carriera. Magari non troverà più un posto da titolare in questa squadra, però il modo in cui ha lottato su ogni pallone prima di trovare ‘il tiro della domenica’ ha commosso un paese e convinto Santos di poter contare anche su di lui per le qualificazioni a Russia 2018. I lusitani infatti dovranno ripartire da un probante test contro la Svizzera il 6 settembre senza Cristiano Ronaldo, fuori 4 mesi. Un ulteriore banco di prova e crescita per un gruppo che può arrivare da favorito tra due anni.

FRANCIA semaforo_snai_tre_verde
Messe da parte delusione e incredulità, i francesi hanno di certo molto per ripartire. C’è la squadra, piena di talento e con la preziosa esperienza dell’Europeo giocato in casa, e c’è il tecnico, che pure farà tesoro degli errori fatti nel corso delle 7 partite, alcune delle quali vinte in salita dimostrando grande spirito di gruppo. E’ forse arrivata all’ultima partita, la più importante, forse troppo sicura di vincerla e vedendo fallire i gioielli che l’avevano sospinta, Pogba e Griezmann. Al netto dell’Europeo giocato in casa, la Francia esce decisamente rinforzata e pronta per la campagna di Russia. Il gruppo A non presenta ostacoli insormontabili per Deschamps&Co che dovranno vedersela principalmente con la voglia di rivalsa degli olandesi rimasti a casa questa estate. Si riparte il 6 settembre annusando l’area dell’Est in Bielorussia alla Borisov Arena: sarà la prima occasione per dare un calcio ai fantasmi della finale e ricontare sul talento di Griezmann uno che ha tante altre finali davanti. Coraggio.

ITALIA semaforo_snai_due_verde copia
Brucia. Brucia essere usciti al 18mo rigore dopo avere cucinato la Germania a puntino ed averla servita su un vassoio d’argento alla Francia. Nessuno ce lo leverà dalla testa per un po’, almeno sino a quando gli Azzurri non cominceranno il cammino verso la Russia contro Israele il 5 settembre. L’Italia come paese calcistico esce rinfrancato e rinvigorito grazie ad un solo uomo: Antonio Conte. In poco tempo è riuscito a coagulare un gruppo di giocatori intorno ad un unico obiettivo. Un gruppo, è necessario ricordarlo, non eccelso sul piano tecnico ma che, spinto dal tecnico leccese, ha tirato fuori il massimo possibile e forse nemmeno immaginabile alla vigilia. L’Italia nel nostro borsino non può non salire per forza di cose, ma il cambio tecnico pone dei necessari quesiti: riuscirà Ventura a raccogliere l’eredità di Antonio e continuare sulla stessa lunghezza d’onda fino alla qualificazione in Russia? Perso il fattore coagulante (Conte) la paura è che si perda lo spirito visto in Francia che verrà ulteriormente diluito dalle vacanze estive e dalle riprese con i club. L’impressione è che Ventura dovrà quasi ripartire da zero e metterci del suo per non rischiare di riscaldare una minestra ormai raffreddata e senza sapore. Forse comprendiamo a maggior ragione le lacrime di Buffon: poteva davvero essere la sua ultima occasione per vincere qualcosa con questo spirito. Il capitano azzurro tuttavia non lascia e tornerà pronto per l’ultima battaglia della sua carriera. Sul piano tecnico, i ritorni di gente del calibro di Verratti e Marchisio non potranno che giovare all’incremento del tasso tecnico in mezzo al campo, ridotto all’essenziale per necessità di cose dal flessibile Conte.

POLONIA semaforo_snai_due_verde copia

La migliore generazione di calciatori polacchi. Così l’ha definita il nostro amico Marcin Dobosz, giovane giornalista polacco di Przeglad Sportowy nell’aiutarci a presentare la nazionale polacca prima dei quarti di finale contro il Portogallo. Una generazione che può solo migliorare in vista di Russia 2018 e che raccoglie i frutti (Krichowiak passato al PSG, Pazdan pure sui taccuini di grandi club) di una campagna di Francia di assoluto successo con una semifinale sfuggita solo dagli 11 metri. Non è stato un canto del cigno ma il preludio a quanto possono e devono fare a partire dal 4 settembre quando affronteranno il Kazakhstan ad Astana per aprire le qualificazioni ai Mondiali. Non teste di serie in un girone che include anche Romania, Danimarca, Montenegro e Armenia, i polacchi sono i sicuri favoriti per il primo posto e la seconda qualificazione diretta consecutiva ad un grande torneo (la prima ed unica era avvenuta nel 2008 dopo il Mondiale in Germania nel 2006).

Le altre: Galles, Croazia, Islanda, Ungheria e Irlanda del Nord 

Il Galles potenza calcistica europea. Questo ci ha detto Euro2016 e questi ci aspettiamo di vedere a settembre quando i Dragoni cominceranno ad affrontare il gruppo D da chiari favoriti nell’esordio a Cardiff contro la Moldova. Coleman ha garantito di guidare il gruppo sino in Russia, torneo finale compreso. Per lui, comunque vada, un posto nell’olimpo del calcio gallese è garantito. Se gli dei di questo olimpo preserveranno la salute di Gareth Bale e Aaron Ramsey, sempre messe a dura prova dalle rispettive stagioni con i club, non vediamo ragione per la quale i rossi non debbano staccare un biglietto per Mosca e dintorni. L’esperienza internazionale di un grande torneo acquisito nei 6 incontri è un patrimonio inestimabile per questa generazione.
La Croazia non ha deluso ma ne è uscita delusa. A parziale consolazione il fatto di essere usciti contro il Portogallo campione. Per Ante Cacic si riparte dalla Turchia per centrare la terza qualificazione consecutiva al Mondiale eguagliando la generazione del terzo posto in Francia. Un traguardo non da poco ed al livello del talento che la fucina balcanica sforna con cadenza annuale per rifornire i club di mezza Europa. Chissà che calciatore sarà Marko Pjaca tra 2 anni…
Smettiamola. Smettiamola di chiamarla ‘sorpresa’, ‘miracolo’, ‘favola’. L’Islanda è una realtà. E viene da lontano e non per la distanza dell’isola pre-artica, ma per il modo in cui ha inseguito per 20 anni il suo successo facendo quello che manca nei grandi paesi a tradizione calcistica: programmando ed investendo razionalmente al di fuori delle logiche del calcio consumistico e delle televisioni. Chi pensa che sia tutto frutto di una congiuntura favorevole non ha percepito la portata del fenomeno islandese. Un vulcano che promette di riesplodere nuovamente in Russia. Pur priva di Lagerback (la guida passa al suo secondo, il dentista part-time Heimir Hallgrimsson) l’Islanda ha solide basi e punterà a vincere il girone anzichè passare dai play-off. Se ci riescono, non chiamatelo miracolo.
Invece un piccolo miracolo lo ha davvero fatto l’Ungheria. Il suo calcio per club è scomparso dal radar da decenni, relegato ai preliminari estivi di Champions ed Europa League. Con compattezza ed organizzazione ed un minimo di talento, gli ungheresi hanno davvero stupito in Francia e sono stati sul punto di fare fuori Cristiano Ronaldo&Co in uno dei match più divertenti di Euro2016. Arrivare in Russia non sarà semplice in un gruppo dove ritrovano il Portogallo e dovranno misurarsi contro la Svizzera. Inizio soft contro le Faer Oer (6 settembre) per un gruppo che ha decisamente accresciuto la sua esperienza internazionale e continuerà sotto la guida dell’austriaco Storck.
L’Irlanda del Nord è andata in Francia a giocarsela. Arrivata per la prima volta ad un Europeo e col clamore di un girone vinto davanti alla Romania per 1 punto, gli uomini dell’altro O’Neill, Michael, sono riusciti a continuare nell’impresa raggiungendo gli ottavi di finale e spegnendosi solo di fronte al grande Galles. Nessun rimpianto per chi aveva partecipato appena a 3 mondiali (1958, 1982 e 1986). Nel gruppo della Germania stupire ancora sarà proibitivo, ma i britannici se la giocano con la Norvegia e sembrano in vantaggio sulla deludente Repubblica Ceca. Tutti sperano di vedere Will Grigg finalmente all’opera in un grande torneo, il suo fire per ora è rimasto solo sulle bocche dei tifosi di mezza europa.

(Credits: La Presse)

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Angelo Palmeri Scrive di calcio estone e dell'est su www.rumodispo.com ed è apparso con diversi ar... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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