Il ko della Francia e la dura legge del gol

Il ko della Francia e la dura legge del gol

Il ko della Francia e la dura legge del gol

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Il sipario è già chiuso da giorni, ma l’eco del ko della Francia risuona ancora in mezza Europa. Erano i favoriti, giocavano in casa con il calore del pubblico sempre a favore, stavano per far saltare migliaia di tappi dalle loro magnum di champagne, erano ad un passo dall’alzare la coppa, era pronto anche il bus scoperto, quello classico per celebrare i blues tra le vie di Parigi…invece…a volte capita che non tutte le storie siano a lieto fine. I Galletti si sono ritrovati spennati, messi miseramente ko da un Portogallo, che sulla carta non godeva dei favori del pronostico. Mettendo da parte l’antipaticità sportiva, la Francia aveva voglia di rinascere, di dare un segno vitale dopo essere stata colpita drammaticamente al cuore dai noti e funesti fatti dello scorso novembre. Era sulla strada buona. Organizzazione perfetta, squadra che non esaltava tantissimo, ma che era in finale con merito, eppure non c’è stato nulla da fare. Non tutte le baguette escono col buco!

Sono pensieri in libertà, ovvio che il dramma di novembre non c’entri nulla con il calcio, era per sottolineare come la voglia dei francesi di ritornare a respirare la loro aria bohemienne da Belle Epoque fosse davvero tanta. Evidentemente non avevano fatto i conti con il signor CR7, di professione calciatore, anzi top player e per la cronaca, nella circostanza della finale anche allenatore. Guarda un po’…proprio il Portogallo che non vince mai nei 90 minuti, il Portogallo che ha un gioco noioso, il Portogallo che non incanta, tanto meno Ronaldo…quante volte abbiamo sentito ripetere in loop queste frasi durante Euro 2016? Eppure il vero leader dei lusitani è proprio lui. Capace di giocare, inventare, segnare, piangere, soffrire, guidare, sostenere e gioire.

La Francia poteva farcela, ovvio. Ma nel calcio vinci se la butti dentro. Non serve specchiarsi, non serve avere il pubblico dalla tua parte, serve avere un faro che prenda per mano la squadra, la difenda, la esorti a provarci e a crederci sempre. Poteva farlo Pogba? Forse si, ma non lo ha fatto; poteva farlo Griezmann? Mmm, no, alla fine non penso potesse; Giroud? Matuidi? Sissoko? Chi? Forse Deschamps? Forse, ma ha fallito miseramente anche lui, in primis, collocando il giocatore più forte a disposizione, in un ruolo non suo. E si che di partite della Juventus, Didier ne avrà viste, eppure…

La sensazione è quella che questa Francia, a tratti anche bella, sia una eterna incompiuta. Manca sempre qualcosa per fare cento. È stata buttata al vento una grande occasione. Dopo il 2-0 sui tedeschi, la finale sembrava davvero a portata di mano. Sulla carta in effetti era difficile prevedere un ko transalpino, anche se, ricordiamocelo, è sempre il campo che emette i verdetti finali. Neppure un gol segnato, tanto possesso palla, densità, ma alla fine 0 goal. Si certo, merito anche a Rui Patricio, ma il portiere è ben li per parare, mica per farsi i selfie, non è vero?

Quindi appuntamento al prossimo mondiale, quando forse Pogba avrà studiato e capito cosa vuol dire essere davvero un leader. Due anni per maturare ancora non sono pochi, due anni per consacrarsi all’altare dei top players bastano e avanzano, quindi siamo sicuri che la Francia potrà essere di nuovo protagonista.

(Credits: La Presse)

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