Europei | Il gruppo degli azzurri, tra scaramanzie e speranze

Europei | Il gruppo degli azzurri, tra scaramanzie e speranze

Europei | Il gruppo degli azzurri, tra scaramanzie e speranze

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Comunque vada l’Italia guidata da Roberto Mancini in questi Europei ha segnato una pagina importante per i colori Azzurri. La finale raggiunta non è un risultato scontato, soprattutto dopo le macerie ereditate dal tecnico di Jesi per la mancata qualificazione ai Mondiali in Russia del 2018. C’era bisogno di una rivalsa ed è arrivata a suon di gol, un gioco estraneo al DNA della Nazionale e senza individualità, ma con un gruppo legato da un comune intento.

 
La finale raggiunta è l’esito di un percorso pressoché perfetto, con la crescita di una selezione di calciatori molto affiatata che non ha mai lasciato indietro nessuno, come il coro in onore dello sfortunato Leonardo Spinazzola ha evidenziato nel post partita della semifinale.

 
La Spagna si è rivelata la squadra più ostica in questi Europei per la Nazionale di Mancini, con un gioco palla a terra sfibrante, retaggio del tiki taka del Barcellona di Guardiola e alimentato dalle doti tecniche di calciatori come Dani Olmo, Pedri e Busquets. Non sono bastati il 65 % di possesso palla e i 16 tiri verso Donnarumma: l’Italia, reincarnandosi nello spirito catenacciaro di un tempo che fu, ha sfruttato un contropiede rapido con Insigne e Immobile, per trovare nel tiro a giro di Federico Chiesa la sublime giocata che ha portato il punteggio sull’1 a 0.

 
Gli ingressi di Domenico Berardi e Alvaro Morata hanno poi spezzato una gara sul filo della tensione: l’attaccante del Sassuolo ha due occasioni, una delle quali costruita in tandem con Chiesa, ma entrambe sono neutralizzate da Unai Simon; il centravanti della Juventus, a sorpresa escluso dall’undici titolare, sfrutta la stanchezza della coppia centrale formata da Chiellini e Bonucci, fino a quel momento perfetta, e spiazza un impotente Donnarumma.

 
Un pareggio che si protrae anche nei tempi supplementari, fino al lancio della monetina per scegliere la porta dove calciare i rigori. Durante il rituale capitan Giorgio Chiellini, come una maschera della commedia dell’arte, sfrutta a suo vantaggio la fisicità: non per contrastare Jordi Alba, ma per sottometterlo psicologicamente, con abbracci goffi e carezze che sembrano schiaffi, mentre il terzino spagnolo resta interdetto, destabilizzato da quella carica di emotività.

 
Dagli 11 metri Unai Simon para il rigore di Manuel Locatelli a cui però fa seguito l’errore di Dani Olmo che calcia alto sopra la traversa. Per l’Italia fanno centro Belotti, Bonucci e Bernardeschi; gli iberici gonfiano la rete con Gerard Moreno e Thiago Alcantara. Quando arriva il momento di Morata si avverte già sul volto dello spagnolo una tensione non indifferente: l’attaccante infatti non angola di molto il tiro e Donnarumma riesce a intercettarlo.

 
Sul dischetto si presenta Jorginho, tiratore ufficiale della Nazionale, consapevole che con un gol l’Italia accede alla quarta finale degli Europei. Gli occhi di milioni di spettatori si posano sul centrocampista: nel 2010 militava nella Sambonifacese in Lega Pro, a distanza di 11 anni si ritrova a dover calciare un rigore fondamentale. Senza esitazioni, con una freddezza appannaggio di pochi, Jorginho spiazza il portiere iberico che rialzandosi plaude all’esecuzione dell’avversario, ormai in corsa per esultare con i compagni di squadra.

 
Ora gli Azzurri sono attesi domani a Wembley di fronte a un pubblico ostile e una squadra affamata, alla ricerca del primo successo agli Europei. Gli inglesi non fanno che ripetere l’ormai famigerato “It’s coming home”, mentre i tifosi italiani provano a riproporre gli usuali riti scaramantici, già sperimentati con successo contro la Spagna, complimentatosi in anticipo con la squadra avversaria, ormai sicura vincitrice del trofeo. D’altronde è anche giusto far ricorso a tutti gli strumenti a disposizione.

 

 

(Credits: Getty Images)

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