Facciamone un caso nazionale

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Facciamone un caso nazionale

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Dopo aver perso con l’Argentina 2-0, come se l’Italia fosse una nazionale qualsiasi, battuti senza troppo sforzo mostrando i nostri limiti impietosamente, vale la pena fare alcune considerazioni.
L’Italia ha perso contro un avversario che schierava la formazione di riserva, lasciando a casa due tra i giocatori più rappresentativi del nostro campionato (Dybala e Icardi), umiliandoci nella scelta di trascurare giocatori considerati di livello superiore in Italia e tenendo in panchina la star Messi.

Di Biagio ha schierato la miglior formazione possibile, al netto degli infortuni e degli stati di forma, coniugando la vecchia guardia (Buffon e Chiellini) con le nuove risorse che la serie A ha messo in luce (Cutrone, Chiesa, Pellegrini, Rugani), l’attaccante più in forma e capocannoniere del campionato (Immobile), il talento più fulgido (Insigne) e ha rischiato a centrocampo, affidandosi a due giocatori tecnici, ma poco fisici come Jorginho e Verratti.
La sconfitta e il gioco espresso hanno spinto la critica a bypassare Di Biagio, puntando il dito su una generica valutazione di mediocrità degli azzurri ma senza andare a tavoletta contro un colpevole. Perché non c’è n’è uno solo.
Il senso di smarrimento viene dal fatto che i giovani sono bravi ma non bravissimi, sono forti ma senza nessuno che eccella, tanto da farci pensare che il futuro dell’Italia riparte da qualcuno in particolare.

Romagnoli e Rugani sono ottimi difensori e probabilmente la difesa è un reparto al sicuro, considerando anche Caldara, Conti sta riprendendosi dall’infortunio e promette di essere un protagonista, come Spinazzola. Gagliaridini ha fatto due belle partite con l’Inter e va verificato, Bernardeschi sta crescendo nella Juve, Pellegrini è il più maturo e completo tra gli under 23, Cutrone è venuto fuori quest’anno e ha bisogno di giocare, Chiesa è dinamico ma in campo internazionale rischia di perdere qualcosa, come con l’Argentina, del suo potenziale fisico contro giocatori più strutturati. C’è anche Belotti, il quale dopo l’esplosione della scorsa stagione, ha perso qualcosa dopo l’infortunio. Inoltre ha già 24 anni e il mancato passaggio in un grande club, oltre alla mancanza di esperienza in gare di coppe europee, lo delimita. Un ottimo attaccante che attualmente non fa la differenza.

L’Italia insomma non ha fenomeni ma ha buona qualità e dei ricambi generazionali che non ci fanno impallidire. Non ci troviamo di fronte al nulla ma non spicca nessuno, al punto che da mesi l’unico nome eccellente è quello del prossimo commissario tecnico e, se il nome del ct è più importante dei possibili convocati, significa che il problema non è a valle.
Il nome di Buffon in dissolvenza e quello di Balotelli in lontananza, servono solo ad annacquare il dibattito e non concentrarsi sulle soluzioni.

Con l’Inghilterra, davanti a 84.000 spettatori, sarà un’Italia che proverà altre soluzioni ma col sapore del temporeggiamento, perché piazzare un compromesso in panchina, svalutato in partenza dal neo presidente della Federcalcio Fabbricini “Stiamo cercando il meglio…” in attesa del 20 maggio, data entro la quale verrà comunicato il nuovo tecnico, sa tanto di perdita di tempo prezioso. La questione ruota soprattutto alla fabbrica di talenti, dai settori giovanili, dalle squadre B dei grandi club che arriveranno solo tra un anno e mezzo, dalla politica che non fa un solo passo indietro e dalla temporaneità di una federazione commissariata, con un ct pro tempore che non può fare scelte rivoluzionarie o di rottura ma solo dettate dal buon senso.
Il vero caso nazionale è vedere che l’Italia non è ancora pronta a rimettere in discussione l’origine del suo fallimento.
Non ci sono ancora le basi, gli uomini e il coraggio. Non possiamo far altro che raccontarlo.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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