LA FIORENTINA DI VINCENZO ITALIANO SOGNA L’EUROPA CHE CONTA

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LA FIORENTINA DI VINCENZO ITALIANO SOGNA L’EUROPA CHE CONTA

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Lasciatemi allenare, perché ne sono fiero: sono un Italiano, Vincenzo, quello vero.

Chissà se a Firenze non sia già venuto in mente a qualche tifoso Viola di incidere un bel brano, sulle note di quello reso celebre nel mondo da Toto Cutugno, e incensare così l’uomo che a dispetto delle attese ha saputo riconsegnare una dimensione al calcio fiorentino. Che s’era smarrito negli ultimi anni nei meandri di promesse mai mantenute, con la nuova proprietà americana più preoccupata a realizzare la cittadella dello spot (e imprecare per l’impossibilità di demolire e rifare ex novo il Franchi) che non a rinforzare la squadra e dotarla dei mezzi tecnici per tornare a competere per qualcosa di concreto. Nell’immediato, numeri alla mano, il sogno ha le sembianze della Coppa Italia, l’obiettivo realisticamente che meglio potrebbe sposarsi con le qualità della rosa. Ma tornare in Europa non è più un tabù: lo dice la classifica, che pone la Viola al sesto posto, a 7 lunghezze dal quarto che vorrebbe dire Champions. Un sogno (magari per quest’anno) ancora troppo irreale, ma si sa che a Firenze l’arte sa diffondersi come poche altre virtù. E allora, tanto vale provare a sognare.

UN MERCATO OCULATO, CON TANTI RIPESCATI ECCELLENTI

C’è molto di Vincenzo Italiano in questa nuova rinascita calcistica. E dire che in estate non doveva esserci lui sulla panchina della Viola: per qualche giorno l’allenatore della Fiorentina è stato Gennaro Gattuso, che pure ha preferito interrompere prima ancora di cominciare la nuova avventura, perché in contrasto con quanto fatto sul mercato dalla proprietà e dalla coppia composta da Daniele Pradè e Joe Barone. Italiano era già promesso sposo del Sassuolo, che poi è andato su Dionisi una volta capito che l’ex tecnico dello Spezia non sarebbe arrivato in Emilia. La Fiorentina lo ha sedotto e lui s’è lasciato sedurre. E non ha badato troppo ai formalismi: ha ereditato una squadra privata dei suoi elementi di maggiore esperienza, vedi Borja Valero e Ribery (e pure di Pezzella, Ceccherini e Caceres), rinforzatasi con giovani come Torreira (dall’Arsenal), Nastasic (ex Schalke) e Nico Gonzalez, pescato in Germania allo Stoccarda, oltre ad Odriozola dal Real Madrid (il colpo più a effetto) e ai vari Saponara, Benassi, Duncan, Maleh e Sottil, tutti rientrati dai rispettivi prestiti in giro per la penisola. Soprattutto ha chiesto e ottenuto di poter contare ancora su Dusan Vlahovic, che in estate è stato con la valigia in mano, ma che ha preferito farsi almeno un altro anno in provincia prima di cominciare a guardarsi intorno, essendo in scadenza a giugno 2023. È stata questa, se possibile, la grana peggiore di tutte. Ma sin qui Italiano ha saputo gestirla al meglio.

ATTEGGIAMENTO PROPOSITO, VLAHOVIC ED ENTUSIASMO

La prima vera rivoluzione è stata naturalmente tattica, e in fondo l’avrebbe apportata anche Gattuso: basta 3-5-2, spazio al 4-3-3 che pure Italiano ha estremizzato a tal punto da rendere la Viola una delle squadre più coraggiose e impavide della Serie A. Un atteggiamento lodato da ogni parte: la Fiorentina ha guadagnato fiducia in fretta, ha offerto sempre un calcio propositivo, nel quale elementi di qualità come Bonaventura e Saponara si sono esaltati e dove il ruolo degli esterni (Callejon, Sottil e Gonzalez prima, ma adesso occhio a Ikone) ha saputo esaltare al massimo le capacità realizzative di Vlahovic. Il quale è stato sin qui il giocatore più utilizzato, unico a scavallare i 2.000 minuti in stagione, sempre titolare nelle 21 gare disputate in Serie A, condite da 17 reti (le restanti 3 sono arrivate in dote dalla Coppa Italia). Avere il capocannoniere in rosa aiuta, ma non di solo Vlahovic vive la Viola: la difesa qualcosa concede, ma in generale ha saputo adattarsi alle nuove necessità tattiche, tanto da essere l’ottava assoluta per rendimento del campionato (29 le reti subite). E se Terracciano ha ormai scavalcato Dragowski nelle gerarchie del titolare tra i pali, Milenkovic s’è confermato un punto fermo, peraltro obiettivo di mercato di molte big nell’estate che verrà. Venuti e Biraghi sembrano aver trovato quella fiducia che in altri momenti era loro mancata, mentre Igor non è più una sorpresa, ma una solida certezza. La nuova mentalità Viola è sembrata toccare le corde giuste un po’ ovunque: Duncan è rinato dopo annate in chiaroscuro, e pure Saponara sembra aver ritrovato una seconda giovinezza. La crescita costante di Castrovilli, Maleh e Sottil ha fatto il resto. E la società a gennaio ha mandato altri segnali portando alla corte di Italiano una freccia come Ikone e soprattutto quel Piatek che in qualche modo dovrà provare a far capire a Vlahovic che, seppur importante, nessuno è indispensabile. Perché la Viola non si gode solamente il presente, ma vuol preparare il terreno anche per l’avvenire. Le scorpacciate di gol contro Napoli e Genoa hanno spazzato via in fretta il brutto debutto nel 2022 contro il Torino. Italiano, che viaggia a 1,77 punti di media a partita (solo Montella con 1,80 ha fatto meglio negli ultimi 20 anni), sta già pensando a come alzare l’asticella.

(Credits: Getty Image)

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